The Archbishop of Agrigento has written a message on the occasion of Christmas.

Con un messaggio alla Chiesa di Agrigento in occasione del Santo Natale, l’Arcivescovo Alessandro Damiano ha riflettuto sul significato della parola Logos.

«San Girolamo – scrive Damiano – ha tradotto «Logos» con il latino «Verbum» che significa «parola», da cui l’italiano «Verbo». Secondo alcuni grecisti, «Logos» non significa solamente «parola, discorso, pensiero»; ma primariamente e anzitutto «legame». Infatti, sembra che «Logos» derivi dal verbo greco «lego», che significa, appunto, «unire, legare». La parola, infatti, non serve anzitutto e solamente per comunicare informazioni, ma la parola è soprattutto relazione».

E ha continuato: «È un rivelare e un donare se stessi all’altro. La parola è di sua natura – e quindi dovrebbe essere sempre – un cucire e ricucire relazioni lise e divise. Ecco perché ho scelto il vocabolo «Verbo» (e il suo background del «Logos» greco) per indicare Gesù. L’Incarnazione del Figlio di Dio è un introdurre e reintrodurre, in trame spezzate e in orditi laceri, la paziente cucitura e ricucitura delle relazioni. Il fatto che il Verbo-Logos sia eterno, significa che è da sempre “relazione” e per sempre cuce e ricuce relazioni nelle creature». 

«Soprattutto – ha concluso – in questi nostri giorni in cui guerre, già fuori dalla ragione, smarriscono il valore della dignità umana e degradano in carneficine, violenze urbane e domestiche, violenze di genere abbruttiscono le nostre città, abbiamo bisogno di tessitori abili e non di “Penelopi”, che disperatamente disfanno tessuti di speranza e reti di connessioni. Che sia davvero per tutti e per ciascuno di noi un Natale genuino, creatore e apportatore di pace vera.

d.F.R.

Silere non possum

Messaggio di S.E.R. Mons. Alessandro Damiano

Carissimi e carissime nel Signore, per formularvi gli auguri di una serena celebrazione del Natale del Signore Gesù, mi servo della parte centrale della Preghiera per la Visita Pastorale. Si tratta di un “fermo immagine” sul mistero dell’Incarnazione redentrice:

«Verbo eterno, / Tu che, tessuto nel grembo di Vergine Madre, / ricuci lo strappo del peccato / e rivesti l’uomo delle tue vesti di salvezza: / accompagna i passi del pastore e del suo gregge / e fa’ che testimonino la novità della Pasqua».

Ho preferito il titolo di «Verbo», per indicare il Figlio di Dio, al fine di aderire il più vicino possibile al prologo del Vangelo secondo Giovanni (1,1). Nel testo originale greco del Vangelo è presente qui il termine «Logos». San Girolamo ha tradotto «Logos» con il latino «Verbum» che significa «parola», da cui l’italiano «Verbo». Secondo alcuni grecisti, «Logos» non significa solamente «parola, discorso, pensiero»; ma primariamente e anzitutto «legame». Infatti, sembra che «Logos» derivi dal verbo greco «lego», che significa, appunto, «unire, legare». La parola, infatti, non serve anzitutto e solamente per comunicare informazioni, ma la parola è soprattutto relazione. È un rivelare e un donare se stessi all’altro. La parola è di sua natura – e quindi dovrebbe essere sempre – un cucire e ricucire relazioni lise e divise. Ecco perché ho scelto il vocabolo «Verbo» (e il suo background del «Logos» greco) per indicare Gesù. L’Incarnazione del Figlio di Dio è un introdurre e reintrodurre, in trame spezzate e in orditi laceri, la paziente cucitura e ricucitura delle relazioni. Il fatto che il Verbo-Logos sia eterno, significa che è da sempre “relazione” e per sempre cuce e ricuce relazioni nelle creature.

La preghiera continua il suo “fermo immagine” sull’Incarnazione redentrice servendosi della metafora della tessitura. Tale metafora è eminentemente e squisitamente biblica. Il Salmo 139 al versetto 13 paragona il concepimento dell’essere umano, nel grembo di una madre, all’arte del tessere: «Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre». Sì, carissimi, l’essere umano, ogni essere umano, è un “ricamo” unico e prezioso, il cui tessitore è Dio stesso. Nel caso di Gesù si tratta molto di più di un semplice uomo: è lo stesso Figlio di Dio che si fa uomo. Nel caso di Gesù si tratta molto di più di una semplice madre: siamo in presenza di una Madre che è, al contempo, Vergine. La metafora della tessitura è per me molto significativa, perché tessere significa tempo, pazienza, gradualità, unità nella diversità, bellezza che scioglie i nodi della bruttezza. Ora tutto ciò è la speranza cristiana: sapere pazientemente impiegare e investire tempo affinché, ricucendo le opposizioni e le divisioni, si giunga a quella «Bellezza che salverà il mondo», ossia a Gesù Cristo «il Pastore Bello» (Gv 10,11). Ora, la Vergine Madre Maria, come ci ha ricordato il Concilio Vaticano II (cf. LG 63-64), è figura e modello di ciò che la Chiesa intera, ogni singolo battezzato, ciascuno di noi, deve essere e deve diventare ogni giorno: tessitori svegli e sapienti di speranza che sanno intrecciare, nel telaio delle relazioni umane, la trama del tempo con l’ordito della pazienza; affinché Cristo, il “Verbo eterno”, ossia la “relazione eterna” possa sempre cucire e ricucire le lacere relazioni umane. Soprattutto in questi nostri giorni in cui guerre, già fuori dalla ragione, smarriscono il valore della dignità umana e degradano in carneficine, violenze urbane e domestiche, violenze di genere abbruttiscono le nostre città, abbiamo bisogno di tessitori abili e non di “Penelopi”, che disperatamente disfanno tessuti di speranza e reti di connessioni. Che sia davvero per tutti e per ciascuno di noi un Natale genuino, creatore e apportatore di pace vera.

+ Alessandro Damiano , Arcivescovo