Brescia. Tremolada: «Grazie per questa Chiesa di Brescia». Santa Messa e Te Deum



The Bishop of Brescia presided over the Holy Mass on the Solemnity of the Holy Family of Nazareth and the Te Deum





Nella solennità della Santa Famiglia di Nazareth S.E.R. Mons. Pierantonio Tremolada ha presieduto la Santa Messa alle ore 11 nella Cattedrale di Brescia dedicata a Santa Maria Assunta. La celebrazione è stata trasmessa anche in televisione attraverso la rete televisiva italiana RAI. 

Nella sua omelia il vescovo ha invitato a riflettere sulla «serenità, la dolcezza, l’umiltà, la nobiltà, la gioia che si respirano» nella casa di Gesù ed ha osservato come queste siano «il primo frutto del mistero dell’Incarnazione».

«Questa casa – ha sottolineato – era piena della grazia di Dio, della sua bellezza e della sua amorevolezza. Tutto portava il sigillo della gloria che in Gesù aveva visitato il mondo». Ricordando in particolare i malati che attraverso la televisione hanno seguito la celebrazione, Mons. Tremolada ha osservato che «gli affetti più preziosi e i valori più veri che nelle famiglie vengono custoditi trovano in Dio la loro sorgente. Egli infatti desidera che nessuno sia solo o abbandonato, affida a ciascuno la responsabilità dell’altro, ricorda a tutti che la fragilità e la debolezza domandano una cura costante, sostiene gli sforzi di chi si impegna nell’educazione dei piccoli, si compiace della generosa dedizione e del sacrificio, accende nel cuore sentimenti di profonda gratitudine. Tutto ciò avviene nelle famiglie, chiamate ad essere vere scuole di vita».

Nella Liturgia delle ore odierna la Chiesa ci fa riflettere proprio su un testo di un santo bresciano, il Papa Paolo VI. Nella cattedrale è esposta anche una reliquia della talare. Egli afferma: «Qui comprendiamo il modo di vivere in famiglia. Nazaret ci ricordi cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro ed inviolabile; ci faccia vedere com’è dolce ed insostituibile l’educazione in famiglia, ci insegni la sua funzione naturale nell’ordine sociale». 

Fu sempre Paolo VI che nella sua splendida enciclica Humanae Vitae definì la famiglia «cellula fondamentale dello stato».



In serata il presule ha presieduto la celebrazione eucaristica in onore della maternità divina di Maria con il canto del Te Deum presso la Basilica Santuario di Santa Maria delle Grazie a Brescia, il quale dal 19 ottobre 2014 è anche santuario montiniano.

Il canto del Te Deum è un momento particolarmente importante dell’anno. Davanti a Gesù Sacramentato la Chiesa ringrazia per i doni ricevuti e affida a Dio il percorso compiuto. Il vescovo Pierantonio Tremolada, nella sua omelia ha ricordato: «Rimane viva in noi la consapevolezza della Verità del Natale, che abbiamo recentemente celebrato. Se Dio ha voluto prendere casa nella nostra storia, con le sue luci e con le sue ombre, questo significa che la sua benevolenza può diventare la nostra forza che a partire da questa benevolenza possiamo guardare al nostro passato e sulla base di questa benevolenza possiamo costruire il nostro presente e il nostro futuro», ha detto Tremolada.

«L’anno di Brescia-Bergamo capitale della cultura – ha notato il vescovo – è stata una felice esperienza che ha contraddistinto questo anno che si chiude. Ha unito le migliori energie delle due città, Bergamo e Brescia, nella riscoperta del proprio patrimonio artistico e culturale».

Infine, non per importanza, il vescovo Pierantonio ha detto: «Vorrei cantare la Tua lode, o Signore, per questa Chiesa di Brescia, i suoi sacerdoti, i suoi diaconi, i suoi consacrati, le sue consacrate». 

F.P.

Silere non possum 



Omelia di S.E.R. Mons. Pierantonio Tremolada 

Santa Messa nella Solennità della Santa Famiglia

– Cattedrale di Santa Maria Assunta di Brescia – 



Nella domenica fra l’ottava di Natale, la liturgia ci invita a celebrare la festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. Mentre ancora splende la luce del “Dio con noi”, la nostra mente è per un momento sottratta alla contemplazione della grotta di Betlemme e indirizzata verso la casa di Nazareth. La serenità, la dolcezza, l’umiltà, la nobiltà, la gioia che si respirano in questa casa sono il primo frutto del mistero dell’Incarnazione. I testi delle Sacre Scritture sono molto sobri nel descrivere l’esperienza familiare dell’infanzia di Cristo, ma ne lasciano intuire tutta la ricchezza. Il Vangelo secondo Luca è l’unico a ricordarci che il bambino stava amorevolmente sottomesso a Maria e Giuseppe, che “cresceva e si fortificava pieno di sapienza, e che la grazia di Dio era con lui”. Questa casa, dunque, era piena della grazia di Dio, della sua bellezza e della sua amorevolezza. Tutto portava il sigillo della gloria che in Gesù aveva visitato il mondo.

Abbiamo ascoltato come prima lettura di questa celebrazione una pagina suggestiva del Libro della Genesi, a partire dalla quale è possibile apprezzare ancor di più la singolare esperienza della santa famiglia di Nazareth. Vi si descrive la vicenda di Abramo e di Sara, i nostri antenati nella fede. Essi vivono nell’attesa di vedere adempiuta la promessa di un figlio, che sarà benedizione per loro e per molti. La promessa tarda a realizzarsi e così giunge per loro inesorabilmente il tempo della vecchiaia. Il Signore Dio, tuttavia, ribadisce il suo impegno. Essi però faticano a credere ed entrambi rispondono a quest’ultima sua parola – come ci racconta il testo – con un mesto sorriso. E invece il figlio giunge e il Signore stesso ne indica il nome: dovrà chiamarsi Isacco, che significa “Dio sorride”. Al sorriso rassegnato di Abramo e Sara subentra dunque il felice sorriso di Dio, che dà compimento a quanto promesso.

La santa famiglia di Nazareth è l’esempio più alto delle famiglie visitate dal sorriso di Dio. Su di essa risplende una luce che viene dall’alto. Ma questo sorriso è per tutte le famiglie della terra, profondamente segnate dalla loro storia, da gioie e fatiche, da delusioni e speranze. Gli affetti più preziosi e i valori più veri che nelle famiglie vengono custoditi trovano in Dio la loro sorgente. Egli infatti desidera che nessuno sia solo o abbandonato, affida a ciascuno la responsabilità dell’altro, ricorda a tutti che la fragilità e la debolezza domandano una cura costante, sostiene gli sforzi di chi si impegna nell’educazione dei piccoli, si compiace della generosa dedizione e del sacrificio, accende nel cuore sentimenti di profonda gratitudine. Tutto ciò avviene nelle famiglie, chiamate ad essere vere scuole di vita.

Anche l’umanità è in verità una famiglia. Agli occhi di Dio essa è una immensa comunità di fratelli e sorelle, chiamata a vivere l’ideale della concordia. Il sorriso di Dio è rivolto anche ad essa, accompagnato da un sentimento di profondo affetto: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama” – cantano gli angeli nella notte di Betlemme. Ciò che è proprio di ogni famiglia dovrebbe diventare patrimonio dell’intera umanità: comprensione, aiuto vicendevole, rispetto e stima, dialogo, pazienza, perdono. La pace delle famiglie e quella delle nazioni non sono diverse. La pace è una sola e costituisce la grande meta a cui dobbiamo tendere. Dono di Dio e insieme impegno di tutti, è il bene che non ci stancheremo mai di desiderare. In questo momento della storia, in cui ancora si contano dolorosamente le vittime della guerra, il desiderio si fa vivo più che mai. Sia dunque pace alle famiglie di tutte le nazioni e sia pace alla grande famiglia umana, cui il Signore Dio non cesserà mai di volgere il suo sguardo di misericordia.

+ Pierantonio Tremolada




Omelia di S.E.R. Mons. Pierantonio Tremolada 

Santa Messa nei Primi vespri della Solennità di Maria Ss.ma Madre di Dio

– Basilica Santuario Santa Maria delle Grazie di Brescia – 



Al termine di questo anno di grazia 2023 eleviamo al Padre della misericordia la nostra lode e il nostro ringraziamento per i benefici che abbiamo ricevuto e facciamo memoria di quanto ci è accaduto, di felice e di doloroso, per ricevere la grazia di Dio che in ogni evento ci raggiunge.

Rimane viva in noi la consapevolezza di questa Verità, quella che porta con sé il mistero del Natale che abbiamo recentemente celebrato. Se Dio ha voluto prendere casa nella nostra storia, con le sue luci e con le sue ombre, con le sue speranze e con le sue fatiche, questo significa che la sua benevolenza può diventare la nostra forza, che a partire da questa benevolenza possiamo guardare il nostro passato, e sulla base di essa possiamo costruire il nostro presente e il nostro futuro. Poiché Dio ha mandato tra noi il suo Figlio, come ci ha ricordato san Paolo nella seconda lettura che abbiamo ascoltato, la nostra esistenza ha assunto una prospettiva nuova: siamo diventati figli di Dio nel Figlio di Dio, figli di adozione dice San Paolo. “E che voi siete figli – precisa san Paolo– lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida Abbà, Padre”. La visione cristiana della vita non si lascia vincere dal senso di solitudine e di abbandono, dall’incertezza e dal disorientamento, neppure dal dolore e dalla sofferenza: affronta tutto con coraggio, sapendo che una mano paterna accompagna e sostiene il cammino dell’umanità. Lo Spirito di Dio eleva a Lui l’invocazione e fa risuonare il suo nome di Padre. Ci ricorda che siamo figli amati e che l’amore di Dio è fedele. Nei cuori dei credenti questa preghiera diventa intercessione per il bene della comunità. Sotto lo sguardo paterno di Dio, che sempre porta con sé la sua benedizione, come ci ha detto la prima lettura, facciamo dunque  memoria di questo anno che si conclude.

È stato un anno segnato dalla ferita profonda della guerra scoppiata in medio Oriente, nella terra che vide la presenza dello stesso Signore Gesù Cristo. Una guerra che si è intrecciata con quella già in corso ai confini del nostro continente europeo tra Russia e Ucraina. Un senso di sgomento e un dolore profondo è sorto in tutti noi, unito alla pietà sincera per le vittime di questi conflitti, soprattutto delle vittime innocenti.

La preghiera si innalza dunque, questa pietà, questa solidarietà. Non ci stancheremo mai di pregare per la pace che giunga presto in questo territorio e che sia duratura. Continueremo a pregare per la pace nel mondo intero perché tanti sono i conflitti ancora aperti e vorrei che questa preghiera possa essere di sostegno ai tanti uomini e donne di buona volontà che si stanno impegnando come operatori di Pace, cercano dialogo. Signore Dio sostenga e dia loro forza.

L’anno di Brescia-Bergamo capitale della cultura è stata una felice esperienza che ha contraddistinto questo anno che si chiude e ha unito le migliori energie di queste due città , Bergamo e Brescia, nella riscoperta e nella valorizzazione del proprio patrimonio artistico e culturale e ha promosso una riflessione condivisa più approfondita nei diversi settori riguardante l’esperienza della vita in questo tempo Ma un ringraziamento particolare lo voglio rivolgere a Dio per il tanto bene che si è compiuto nel silenzio, nella discrezione. Una bontà che non ha cercato la vetrina, le luci della ribalta ma si è impegnata nascostamente perché la nostra comunità potesse crescere. Per quanto è stato operato a sostegno dell’intera comunità, per il senso di responsabilità testimoniato dagli uomini e donne delle istituzioni, delle associazioni di volontariato, delle scuole e delle imprese. Ringraziamo il Signore nostro Dio, il padre della misericordia perché nella nostra comunità non mancano esempi di solidarietà e sollecitudine.

Vorrei ringraziare il Signore con voi per la solidarietà espressa nei confronti dei più deboli, di quanti non possono contare su se stessi e cercano un ambiente di vita dove avere speranza. Chiedo al Padre che è nei cieli che mai si spenga la sollecitudine per le persone più deboli, alla quale avrei piacere che si affiancasse anche l’amore per i nostri giovani, per il loro e nostro futuro, per l’ambiente che non merita di essere offeso con scelte scriteriate. Ed infine vorrei cantare la tua lode – o Signore – per la tua Chiesa, per questa Chiesa di Brescia, per i suoi sacerdoti, i suoi diaconi, i suoi consacrati e le sue consacrate, per tutti coloro che hanno ricevuto il battesimo e cercano di viverne il significato profondo. A tutti vorrei esprimere la mia gratitudine per lo sforzo che insieme stiamo compiendo di camminare insieme, ponendoci in ascolto dello Spirito del Signore e cercando di vivere oggi il Vangelo che ci ha annunciato. Siamo in un tempo di profondi cambiamenti per questo è necessario ascoltarsi, parlarsi, stimarsi, confrontarsi, soprattutto amarsi nel nome del Signore.

Alla Madre di Dio che è Santa Maria del Cammino affidiamo il percorso che si apre davanti a noi con il nuovo anno che inizia mentre ringraziamo per ciò che questo anno ci ha concesso per grazia di Dio.

+ Pierantonio Tremolada



Articolo pubblicato il 31 dicembre 2023



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