Delpini in Sant’Ambrogio: “Non siamo chiamati a sognare la pace ma ad essere operatori di pace”

Arcivescovo Mario Delpini


The Archbishop of Milan spoke about peace during his homily for the Solemnity of St. Ambrose.





«La gente vuole la Pace, ama vivere in Pace» ha esordito nella sua omelia l’arcivescovo di Milano. Oggi, 7 dicembre 2023, Mons. Delpini ha presieduto il solenne pontificale in onore del santo patrono Ambrogio.

La celebrazione fa memoria dell’ordinazione episcopale del santo vescovo, il quale fu consacrato vescovo otto giorni dopo il battesimo, precisamente il 7 dicembre dell’anno 374. Divenuto vescovo, fu suo impegno difendere con coraggio la libertà della Chiesa e la dottrina della fede, richiamando alla Verità molti eretici; fra questi generò a Gesù Cristo mediante il battesimo sant’Agostino d’Ippona.

In un mondo che continua a fomentare la guerra, l’arcivescovo Mario, nell’omelia, ha scelto di presentare proprio Ambrogio come modello di Pace. «Sant’Ambrogio – ha spiegato – ha percorso le vie della pace con la sua incisiva predicazione a chiamare i milanesi alla vita cristiana». 

«Nella storia passata e nel nostro tempo in molti modi si sono sviluppati progetti di Pace. In varie epoche della storia e forse anche nei nostri tempi si sono affacciati alla ribalta del mondo persone e potenze che professavano propositi di pace spesso facendo la guerra. Dicendo: “Io farò la Pace”». 

E ancora ha messo in evidenza la differenza fra gli uomini del mondo che convincevano i sudditi «con la violenza delle armi a rinunciare alla libertà per aver salva la vita» e Gesù che «invita a percorrere le vie della pace non come un invito a rinunciare alla propria testa per pensare tutti le stesse cose e dire tutti le stesse parole ma come la risposta a una vocazione che chiama a condividere i propri doni a offrire la propria originalità perché il popolo della pace sia ricco delle ricchezze di tutti i popoli della Pace sia ricco delle ricchezze di tutti i popoli». 

d.S.V.

Silere non possum


Arcivescovo Mario Delpini

Omelia dell’Arcivescovo di Milano 

Solennità di Sant’Ambrogio – 7 dicembre 2023



La gente vuole la pace, la gente sogna la pace, la gente ama vivere in pace. Celebra le sue feste con allegria quando c’è la pace, fa tardi di notte, si diverte spensierata nelle terre dove abita la pace. La gente ama, vuole, si rallegra per la pace. Di fatto però le nazioni si fanno guerra. Un seme di violenza sembra radicato nel cuore dell’umanità e della storia e risulta inestirpabile. Inestirpabile il seme della violenza che insanguina la terra come inestirpabile il sogno della pace che semina speranza. Nella storia passata e nel nostro tempo in molti modi si sono sviluppati progetti di pace. In varie epoche della storia e forse anche nei nostri tempi, si sono affacciati alla ribalta del mondo persone e potenze che professavano propositi di pace, spesso facendo la guerra. Dicendo: “Io farò la pace”. Ecco come si fa la pace.

Quando un unico padrone governa il mondo, quando tutti i popoli sono sudditi di un unico impero. Ai tempi di Augusto imperatore fu posta in Senato, a Roma, la statua della Vittoria per dichiarare: “ecco Roma ha vinto”, nel mondo c’è pace. Ecco la dea Vittoria che ha dato a Roma il governo del mondo, adesso possiamo celebrare la pace. Le legioni romane, l’esercito più potente del mondo d’allora, aveva trasformato i popoli in sudditi, convinti con la violenza delle armi a rinunciare alla libertà per aver salva la vita. Ecco come si fa la pace. Se un prepotente conquista tutto il mondo. E la storia racconta che ad ogni prepotente segue un altro prepotente e la guerra continua. Sui campi di battaglia o nei mercati, negli abissi oscuri dove si organizzano delitti. Continua la guerra di quelli che dicono di volere la pace, che insegnano a sognare un futuro per giustificare un presente di violenza. 

Nella memoria mitica dei tempi di Ambrogio e di ogni tempo alcuni si immaginano che la pace sia garantita dalla tradizione, dalla coscienza di appartenere a un’unica tradizione, a una cultura , dall’appartenenza a una identità. Così ai tempi di Ambrogio si rivendicava l’antica tradizione di Roma, la memoria dei padri raccontata come una favola per dire che l’unità dell’impero, anche se non è garantita dall’unico imperatore, può essere garantita dall’uniformità della cultura, della tradizione. Perciò chi tocca le tradizioni, chi introduce del nuovo frantuma l’umanità di un popolo, causa divisioni, perciò deve essere sconfitto e tacitato. Ecco il segreto della pace: essere tutti uguali, parlare la stessa lingua pensare gli stessi pensieri. E queste due vie della pace: quella di una potenza che governa il mondo intero o quella di una uniformità che impedisce alle persone di essere originali, rivelano il loro fallimento, rivelano il loro orientamento a seminare guerre e grigiore.

Gesù rivela ai discepoli la sua missione di Pace. Per questo è venuto, per dare la sua vita. Perché tutti i figli di Dio diventino un solo gregge guidati da un solo pastore e questo pastore è l’Agnello immolato. Gesù raduna nel popolo della pace tutti i figli di Dio, non come gli imperatori che minacciano la vita degli altri se non si sottomettono ma come l’amore che si fa servo di tutti e offre la sua vita perché tutti vivano nella vita di Dio. Gesù invita a percorrere le vie della pace non come un invito a rinunciare alla propria testa per pensare tutti le stesse cose e dire tutti le stesse parole ma come la risposta a una vocazione che chiama a condividere i propri doni a offrire la propria originalità perché il popolo della pace sia ricco delle ricchezze di tutti i popoli della Pace sia ricco delle ricchezze di tutti i popoli. 

Perciò Paolo raccoglie il messaggio di Gesù e riconosce in Gesù l’attuarsi della volontà di Dio il mistero nascosto da secoli in Dio creatore dell’universo e questo mistero è che le genti sono chiamate in Cristo Gesù a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo, a essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo. Dunque, per i discepoli di Gesù la pace è una vocazione piuttosto che una situazione. La pace desiderata è un dono e chiede l’umiltà della riconoscenza piuttosto che la presunzione della conquista. La pace è la responsabilità della risposta al Signore che chiama piuttosto che il frutto di un progetto umano.

Ambrogio, vescovo nostro patrono, che qui onoriamo in un modo particolarmente solenne, proprio oggi nel ricordo della sua elezione e consacrazione episcopale. Sant’Ambrogio le cui reliquie sono qui custodite come luogo di venerazione per tante persone che vengono da ogni parte del mondo, Sant’Ambrogio ha per percorso le vie della pace. Sant’Ambrogio ha cercato la pace con la pazienza della sua diplomazia nel riconciliare i potenti sempre in guerra tra loro.

Sant’Ambrogio ha percorso le vie della pace con la sua incisiva predicazione a chiamare i milanesi alla vita cristiana. Sant’Ambrogio ha percorso le vie della pace con la sua testimonianza di mitezza e determinazione, di lungimiranza e di apprezzamento delle tradizioni del passato. Di realismo e di fiducia. La festa del patrono ispiri dunque a noi tutti qui raccolti, a tutta la città di cui è patrono, a tutta la nostra chiesa, ispiri pensieri di pace. incoraggi tra noi la fiducia e la determinazione a percorrere le vie della pace piuttosto che l’apprensione e lo scoraggiamento che le troppe guerre seminano nell’umanità. Ascoltiamo la Parola dell’unico pastore che invita tutti, non a sognare la pace ma essere uomini e donne operatori di pace, in ogni ambiente in cui viviamo, in ogni responsabilità che siamo chiamati a esercitare. Beati, beati gli operatori di pace sono figli di Dio.


Articolo pubblicato il 7 dicembre 2023



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