Delpini: per studiare la teologia è necessario ricercare la «presenza viva, amica, commossa di Gesù»



Archbishop Delpini offers an important meditation for theology students.





Giovedì 14 dicembre 2023 alle ore 16.45, l’Arcivescovo di Milano, S.E.R. Mons. Mario Enrico Delpini ha presieduto la Santa Messa in occasione dell’apertura dell’anno accademico della Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale.

Nella Basilica di San Simpliciano il presule ha ricordato: «Può capitare che il sistema teologico ammirevole nella sua originalità sia come un palazzo disabitato se sotto le espressioni acute, le dotte citazioni, il fascino delle allusioni manca la presenza viva, amica, commossa di Gesù; così può capitare che il gran libro della tesi, frutto di tante ore di lavoro, orgoglio del candidato e dei suoi genitori, sia come una raccolta di foglie morte, se l’autore può vantarsi del titolo prestigioso del baccalaureato o della licenza o del dottorato, ma non riconosce nel rapporto con Gesù il rapporto decisivo per la sua vita e la sua speranza. La dura polemica di Gesù contro gli scribi e farisei ipocriti è l’invito a non lasciarsi sedurre dalla posizione di prestigio nell’accademia o nella comunità cristiana o in qualsiasi posizione. Il punto d’arrivo non è il titolo prestigioso di rabbì, padre, guida, ma l’incontro, l’amicizia, la comunione di vita con Gesù»



Omelia di S.E.R. Mons. Mario Enrico Delpini



Può infatti capitare come dice la vicenda di Federico e Letizia che erano fidanzati da anni e avevano deciso di sposarsi. Perciò avevano comprato la villetta che era in vendita. Avevano discusso e contrattato per le ristrutturazioni necessarie. Avevano impegnato le imprese per realizzare al meglio le cose. Avevano provveduto anche all’arredamento di qualità. E tutto era pronto. Finalmente si fa prossimo il gran giorno. E un giorno, tra lo sconcerto dei familiari, decidono di lasciarsi. La villetta, praticamente nuova, arredata con gusto, è rimasta vuota. Le discussioni poi su quello che è mio, quello che è tuo si prolungano al punto che la villetta nuova rimasta vuota, diventa quasi vecchia e rimane lì con la sua tristezza. Così può capitare che il sistema teologico ammirevole nella sua originalità sia come un palazzo disabitato se sotto le espressioni acute, le dotte citazioni, il fascino delle allusioni manca la presenza viva, amica, commossa di Gesù; così può capitare che il gran libro della tesi, frutto di tante ore di lavoro, orgoglio del candidato e dei suoi genitori, sia come una raccolta di foglie morte, se l’autore può vantarsi del titolo prestigioso del baccalaureato o della licenza o del dottorato, ma non riconosce nel rapporto con Gesù il rapporto decisivo per la sua vita e la sua speranza. La dura polemica di Gesù contro gli scribi e farisei ipocriti è l’invito a non lasciarsi sedurre dalla posizione di prestigio nell’accademia o nella comunità cristiana o in qualsiasi posizione. Il punto d’arrivo non è il titolo prestigioso di rabbì, padre, guida, ma l’incontro, l’amicizia, la comunione di vita con Gesù. La pratica della teologia trova il suo principio nella vocazione a seguire Gesù, a conoscerlo come Maestro, Guida, Signore, e trova il suo criterio nel dimorare in Gesù e il suo frutto nel rivolgere a tutta la realtà uno sguardo ispirato dallo Spirito di Gesù.

1. Una visione.

La pratica dell’esegesi patristica deve essere criticamente rivisitata, ma riceviamo come ispirazione la persuasione dell’orientamento di tutta la rivelazione al suo compimento in Gesù. Per esempio scrive Ilario di Poitiers: “tutto quanto è contenuto nella sacra Scrittura – parole, avvenimenti, esempi – annunzia, indica e conferma l’avvento del Signore nostro Gesù Cristo … è già Cristo, infatti, che lungo tutto il corso del tempo, mediante autentiche e precise prefigurazioni, nei patriarchi genera, purifica, sceglie, separa e redime la Chiesa: così nel sonno di Adamo, nel diluvio di Noè, nella benedizione di Melchisedec, nella giustificazione di Abramo, nella nascita di Isacco, nella schiavitù di Giacobbe” (Ilario di Poitiers, Trattato sui misteri, 1,1: cfr Liturgia delle ore – rito ambrosiano – quinta settimana di avvento, martedì, vol I, pag 283)

2. Una adulta libertà

Perché lo studio della teologia, l’esperienza della relazione interpersonale, il discernimento sulla propria vocazione e situazione possano essere vissuti nella forma dell’essere discepoli riceviamo il dono della libertà dello Spirito. La libertà adulta si riconosce nell’autonomia degli affetti, che riconosce con gratitudine la paternità di chi ha introdotto nella vita, ma non ne dipende perché c’è un unico Padre. La libertà adulta si riconosce nell’autonomia del pensiero, che riconosce i maestri, ma non può accontentarsi di ripetere la lezione per compiacere il maestro, perché c’è un unico Maestro. La libertà adulta si riconosce nella autonomia delle scelte che riconosce il ruolo delle guide, ma non subisce passivamente le indicazioni per il cammino perché c’è un’unica guida, il Cristo.

3. Una forma teologica del pregare.

Il riferimento decisivo a Gesù diventa amicizia vissuta nella preghiera: cerca l’incontro, sosta in adorazione, purifica l’immaginazione da forme infantili perché guadagna nello studio della teologia una forma teologica del pregare, semplice e affettuosa e insieme vigile e pensosa. Ecco la casa bella e ben curata non rimane vuota se si celebrano le nozze e il Signore vi abita con la sua gloria.


Articolo pubblicato il 15 dicembre 2023



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