La Santa Messa Rorate, antica tradizione dell’Avvento, sta tornando in molte parrocchie e comunità anche in Italia. Si tratta di una celebrazione mariana che viene normalmente celebrata all’alba, in una chiesa quasi completamente al buio, illuminata solo dalle candele. Si tratta di una forma particolare di Messa votiva che unisce storia, simbolismo e vita di fede.
La denominazione deriva dall’antifona d’ingresso in latino: “Rorate, caeli, desuper”, tratta dal profeta Isaia (Is 45,8). Il testo invoca i cieli perché facciano scendere il Giusto e la terra perché faccia germogliare il Salvatore. È il clima tipico dell’Avvento: un popolo che non si sente autosufficiente e attende un intervento di Dio nella storia. Dal punto di vista liturgico, la Messa Rorate è una Messa votiva in onore della Beata Vergine Maria, prevista nei giorni feriali di Avvento quando le norme liturgiche lo consentono. Il carattere mariano è evidente nei testi e nel formulario: la Chiesa guarda a Maria come alla donna che vive l’attesa del Figlio di Dio prima ancora che la sua nascita sia visibile. In questo senso, la celebrazione sottolinea la dimensione di attesa e di preparazione tipica di questo tempo.
Elemento distintivo è l’orario: la Messa viene solitamente fissata nelle prime ore del mattino, prima del sorgere del sole. I fedeli si radunano quando fuori è ancora notte, e la chiesa resta senza illuminazione elettrica o con illuminazione ridotta, rischiarata in prevalenza da candele sull’altare e lungo le navate. Anche questo dato non è secondario: il passaggio progressivo dal buio alla luce esterna, che spesso avviene durante la celebrazione, diventa un segno visibile di ciò che la liturgia annuncia, cioè la venuta di Cristo come “luce del mondo”.
La tradizione della Messa Rorate affonda le radici nel Medioevo ed è particolarmente attestata nei Paesi dell’Europa centrale, in area di lingua tedesca e slava. In molte regioni la celebrazione era collegata a una vera e propria novena in preparazione al Natale, con una serie di Messe all’alba nei giorni precedenti il 25 dicembre. Col tempo l’uso si è diffuso anche altrove ed è stato in parte ridimensionato dopo la riforma liturgica, ma continua a essere praticato e in diversi contesti viene oggi ripreso come proposta pastorale, specialmente per i giovani.

Vegliare nell’attesa
Dal punto di vista dei contenuti, la Messa Rorate concentra alcuni temi centrali dell’Avvento. In primo luogo, l’idea della vigilanza: l’orario insolito e il piccolo sacrificio richiesto per partecipare richiamano la dimensione evangelica del “vegliare” nell’attesa del Signore. In secondo luogo, la speranza: la celebrazione, iniziando nel buio, vuole ricordare che il cristiano non nega l’esistenza delle tenebre (fatiche personali, crisi storiche, situazioni di prova), ma le attraversa confidando in una luce che viene da fuori di sé. In terzo luogo, il riferimento a Maria sottolinea che l’attesa cristiana non è generica, ma ha il volto concreto del Figlio che lei porta nel grembo.
Dal punto di vista pastorale, molte comunità vedono nella Messa Rorate uno strumento per ridare contenuto all’Avvento, spesso ridotto socialmente a semplice “periodo che precede il Natale”. La celebrazione permette di collegare la dimensione simbolica (l’alba, la luce, le candele) con i contenuti della fede: l’incarnazione del Verbo, la venuta del Salvatore, la preparazione del cuore attraverso la preghiera e la conversione.
In molte parrocchie, al termine della Messa Rorate, è previsto un momento semplice di convivialità (colazione o ristoro) che favorisce la dimensione comunitaria. Questo elemento, pur non essendo parte del rito, contribuisce a radicare l’esperienza nella vita ordinaria dei fedeli, mostrando che la liturgia non è separata dalla realtà quotidiana ma intende plasmarla.
d.W.B.
Silere non possum