Nel suo libro Fede, verità, tolleranza, Benedetto XVI affrontava il tema dell’ambiguità del linguaggio e del rischio che le ideologie si insinuino nella Chiesa. Il Papa avvertiva che, nel nome della tolleranza e dell’adattamento ai tempi, si può finire per relativizzare la verità della fede, aprendo la porta alle ideologie secolari nel discorso ecclesiale. Questo fenomeno si manifesta in modo particolare quando termini come “dialogo”, “apertura” e “aggiornamento” vengono usati in modo vago, senza un chiaro riferimento alla dottrina cattolica. Una dinamica che si è resa evidente anche nei quattro anni di cammino sinodale della Chiesa italiana. 

II Assemblea Sinodale 

Dal 31 marzo al 3 aprile 2025, in Vaticano, si è tenuta la Seconda Assemblea Sinodale, con la partecipazione di 1.008 delegati, tra cui 168 vescovi (sette cardinali), 252 sacerdoti, 34 religiosi, 17 diaconi e ben 530 laici. È stato un evento caratterizzato da forte tensione. “I momenti di tensione fanno parte da sempre dei percorsi sinodali e, se vissuti in modo costruttivo – come è accaduto in questa Assemblea – possono diventare esperienze spirituali”, ha detto Mons. Erio Castellucci cercando di indorare la pillola. Il vero nodo della questione, però, è che in pochi hanno colto il senso autentico di questo Sinodo, mentre molti sembrano aver perso di vista la missione primaria della Chiesa: annunciare Gesù Cristo e il suo Vangelo.

Cosa è successo? 

Il 28 marzo 2025 si è svolta una riunione online del Comitato Nazionale del Cammino Sinodale e il 29 marzo 2025, alle 16:29, la Segreteria del Cammino Sinodale ha inviato una e-mail ai partecipanti alla Seconda Assemblea Sinodale, allegando due documenti: Proposizioni e Metodologia gruppi (scaricabili qui).

Quando sia i vescovi che i laici hanno notato che il testo contenente 50 proposizioni risultava “eccessivamente sintetico”, è emerso un diffuso senso di malcontento. “Il lavoro di quattro anni si è ridotto a nulla”, hanno protestato soprattutto i vescovi e i laici progressisti, che hanno investito tutta la loro esistenza in questo percorso.

Già dal 31 marzo, i primi interventi si sono rivelati fortemente critici e, durante i lavori di gruppo, anziché limitarsi a proporre semplici emendamenti come richiesto dalla presidenza, si è avanzata la richiesta di riscrivere interamente il testo. “Gli emendamenti erano troppo sostanziali, servivano a riportare il documento a ciò che realmente era stato elaborato in questi anni, ma che è stato completamente ignorato nel lavoro di sintesi”, spiegano alcuni presenti.

Come si è giunti a questo punto? 

Nelle scorse settimane, il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana aveva affidato a S.E.R. Mons. Claudio Giuliodori il compito di elaborare una sintesi dei lavori sinodali. Mons. Giuliodori, attuale Assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e dell’Azione Cattolica Italiana, Vescovo emerito di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia e Presidente della Commissione Episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università, si è occupato di condensare il percorso svolto in alcune proposizioni, cercando al contempo di arginare la deriva che il Sinodo ha preso. Quindi ha scelto di riassumere e tagliare. Un testo che andava più che bene.

“A questo punto segnalo e ammetto alcune carenze nel percorso del mese di marzo, dovute anche al fatto che il passaggio da queste sintesi alla nostra Assemblea si è dovuto contrarre nell’arco di tre settimane. Nei primi giorni del mese, la Presidenza del Cammino sinodale ha letto tutti i contributi e alcuni dei membri hanno steso un primo testo di sintesi, di 74.000 caratteri, letto integralmente e discusso l’11 marzo nel Consiglio Episcopale Permanente; in quella riunione ne è stata chiesta la riduzione drastica, perché si arrivasse alla forma di Proposizioni (come da Regolamento) sintetiche e mirate. Probabilmente la dieta è stata eccessiva, avendo eliminato anche tutte le citazioni e ridotto il testo a 46.000 battute”, ha spiegato Mons. Castellucci ricostruendo l'iter degli ultimi mesi. 

Nel frattempo, come prevedibile, certa stampa ha iniziato a lanciare titoloni sensazionalistici su “gay e donne” per attirare click, distogliendo l’attenzione dal vero problema. Mons. Giuliodori ha tentato di limitare i danni, ma l’errore risale a monte: l’aver concesso a 530 laici frustrati la possibilità di trasformare il Sinodo in un’arena in cui le ambizioni personali e le opinioni soggettive prendono il sopravvento sulla missione primaria della Chiesa, ovvero l’annuncio del Vangelo. Era inevitabile che scattassero le solite proteste, così come era scontato che ricorressero ai media per piagnucolare e fare pressione.

La decisione: salta tutto

Il clima è stato particolarmente teso, tanto che le critiche hanno infastidito non poco S.E.R. Mons. Claudio Giuliodori, il quale questa mattina ha preferito non presentarsi. Alla luce della situazione, si è deciso di rinviare tutto all’incontro del 24-26 ottobre 2025, in occasione del Giubileo delle équipe sinodali, dove si procederà alla votazione del testo (25 ottobre). Nonostante ci sia chi offre delle visioni edulcorate della situazione che si è venuta a creare nell'aula Paolo VI, l'assemblea ha applaudito i vescovi solo quando questi si sono piegati ai desiderata di chi protestava. Non si trattava di una acclamazione di fedeli e chierici obbedienti ai loro pastori. Sarebbe il caso di iniziare a vedere il mondo con un po' di realismo, invece di vivere nel mondo delle favole. 

La maggior parte dei partecipanti oggi ha lasciato l’aula con espressioni di disappunto, e la celebrazione della Santa Messa di oggi è stata anticipata di un’ora. Ciò che colpisce è che gli unici momenti degni di nota di questo evento sono stati le Celebrazioni Eucaristiche celebrate dal cardinale Pietro Parolin e da Mons. Rino Fisichella. Lascia pensare che questi presuli, i quali non sono direttamente legati alla Chiesa Cattolica in Italia, sono stati gli unici a offrire spunti significativi e interessanti.

Di conseguenza, l’80ª Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana non si terrà a maggio, come da tradizione, ma slitterà a novembre in barba agli Statuti. Il motivo? La Chiesa sembra ormai aver scelto di trasformarsi in una democrazia, nonostante qualcuno avesse già messo in guardia contro questa deriva anni fa, a Rimini.

“Abbiamo ribadito che la Chiesa non è composta da guide che ignorano il “sentire” del popolo (di Dio), tirando dritto come se avessero sempre ragione – cosa purtroppo molto diffusa oggi nelle tendenze sovraniste e dittatoriali – ma è composta da guide chiamate a discernere la presenza e l’azione dello Spirito nel Popolo di Dio, del quale fanno parte”, ha affermato Mons. Castellucci.

Eppure, è necessario ricordare che la Chiesa non è neppure un parlamento, dove chiunque può esprimere la propria opinione e si resta in un perpetuo “ascolto della voce degli uomini”. La Chiesa ha bisogno di pastori, fedeli a Cristo, che prendano decisioni, non in modo dittatoriale – un metodo che, paradossalmente, sembra essere una prerogativa di Papa Francesco quando impone la sua volontà in barba a quanto chiedono i vescovi – né secondo la logica sinodale, che pretende di trasformare la voce di mille persone in un dogma insindacabile per 1 miliardo e 390 milioni di cattolici. La Chiesa ha bisogno di mettersi in “ascolto della voce di Dio” e il nostro compito non è quello di assecondare il carrierismo o le ambizioni dei singoli ma testimoniare Gesù Cristo e restare fedeli a quella Chiesa che Egli ci ha consegnato. 

m.R.C.
Silere non possum