Città del Vaticano - Si è chiusa questa mattina, con l’udienza nel Palazzo Apostolico, la Sessione Plenaria del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita: tre giorni di lavori centrati su formazione cristiana e Incontri Mondiali, con il Papa che ha scelto di riportare la discussione al punto decisivo, quello che precede ogni architettura pastorale: la generazione della fede dentro la vita concreta delle persone e delle comunità.
L’Assemblea era stata aperta dal cardinale Kevin Joseph Farrell con un intervento che aveva incredibilmente offerto uno sguardo interessante sul laicato cattolico. La Praedicate Evangelium e il nuovo Regolamento Generale della Curia Romana - aveva detto - collocano la Sessione Plenaria sul livello delle “questioni di maggiore importanza” e di “principio generale”, non su dossier procedurali o meramente organizzativi. In altre parole: una sede chiamata a ragionare sui fondamenti e sugli orientamenti, non sulle pratiche di routine. Da quell’impostazione discendeva anche la scelta del tema: “Finché sia formato Cristo in voi”, applicato a due assi che, nelle intenzioni del Dicastero, devono restare collegati: la formazione dei laici alla vita cristiana e l’esperienza degli Incontri Mondiali. Farrell, nella relazione introduttiva, ha insistito sull’urgenza di una formazione “di base”, capace di rimettere al centro l’incontro con Gesù Cristo, prima di qualsiasi agenda interna. Il passaggio più forte è stato una amara quanto realistica constatazione: “prima ancora della partecipazione sinodale ciò che manca oggi è la fede”, con l’allarme per “una crescita spaventosa” di persone che “non conoscono affatto Gesù Cristo”. Il punto non era affatto campato in aria. Il porporato ha descritto una fatica strutturale delle comunità ecclesiali: spesso si presuppone la fede, la si dà per acquisita, mentre l’esperienza quotidiana mostra percorsi fragili, intermittenti, talvolta assenti. Da qui l’idea che la formazione non coincida con “conferenze scolastiche”, ma prenda forma in catechesi vive e kerigmatiche, vita sacramentale, liturgia, preghiera, verifica della vita alla luce della Parola di Dio, fraternità, carità, missione, e in una “sinergia” tra pastori, laici, famiglie, consacrati, movimenti e anche realtà digitali e “apostoli del web”.

Leone XIV: «Vorrei soffermarmi particolarmente sul tema della formazione cristiana»
In questo quadro si colloca il discorso di Leone XIV ai partecipanti alla Plenaria, che ha confermato la direzione e insieme ne ha precisato alcuni aspetti. Il Papa ha riconosciuto il valore dei due temi al centro dei lavori - formazione cristiana e Incontri Mondiali - ma ha scelto di soffermarsi “particolarmente” sulla formazione, leggendola alla luce del versetto paolino: «Figli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché Cristo non sia formato in voi!». Nel testo, ha spiegato, la formazione appare sotto il segno della generazione: “dare vita”, “far nascere”, in una dinamica che “pur con dolore” conduce a un’unione vitale con il Salvatore, fino a trasformare la vita ordinaria in una vita di Cristo in noi. Il passaggio più incisivo, sul piano pastorale, riguarda lo stile dei formatori. Leone XIV ha rilevato che nella Chiesa, “a volte”, la figura del formatore come “pedagogo”, impegnato a trasmettere istruzioni e competenze, ha prevalso su quella del “padre” capace di generare alla fede. Da qui una considerazione molto pragmatica: “non possiamo fermarci a trasmettere una dottrina, un’osservanza, un’etica”, perché la missione comporta il coinvolgimento personale: “condividere ciò che viviamo”, con “generosità”, “amore sincero”, “disponibilità a soffrire per gli altri”, “dedizione senza riserve”. Il Papa ha poi legato la formazione alla sua dimensione comunionale. Come la vita umana nasce dall’amore fra due persone, così la vita cristiana - ha spiegato - passa attraverso l’amore di una comunità: “non è il sacerdote da solo, o un catechista o un leader carismatico”, ma la Chiesa “unita, viva”, fatta di famiglie, giovani, consacrati, animata dalla carità e per questo desiderosa di trasmettere “gioia” e “pienezza di senso”, soprattutto alle nuove generazioni. In filigrana, la stessa urgenza indicata in apertura della Plenaria dal Prefetto: la fede non nasce per decreto, si genera in un tessuto di relazioni credibili.
Leone XIV e la missione del formatore
Riprendendo il mandato missionario del Risorto (“fare discepoli”, “battezzare”, “insegnare”), il Pontefice ha elencato alcune priorità operative. La prima: favorire percorsi costanti e personali che approdino al Battesimo e ai Sacramenti, o alla loro riscoperta, “perché senza di essi non c’è vita cristiana”. La seconda: aiutare chi intraprende un cammino di fede a maturare uno stile di vita nuovo che abbracci la dimensione privata e pubblica: lavoro, relazioni, condotta quotidiana. La terza: curare aspetti formativi finalizzati al rispetto della vita umana “in ogni sua fase” e, in modo specifico, prevenire “ogni forma di abuso sui minori e sulle persone vulnerabili”, accompagnando e sostenendo le vittime. In questo punto, il Papa ha inserito la tutela come criterio intrinseco della formazione, non come allegato disciplinare.
Il discorso si è chiuso con un incoraggiamento che tiene insieme realismo e fiducia. L’“arte di formare”, ha osservato, richiede “pazienza, ascolto, accompagnamento e verifica” e non si improvvisa; eppure le sfide, anche quando appaiono superiori alle risorse, non autorizzano scoraggiamento. Il Papa ha invitato a “partire dal piccolo”, secondo la logica del “granello di senape”, con la promessa che il Signore concede “energie, persone e grazie necessarie” “a tempo opportuno”. La chiusura della Plenaria, dunque, consegna un’indicazione piuttosto concreta: il Dicastero ha voluto ascoltare, raccogliere contributi e criteri, e il Papa ha chiesto che la formazione torni a essere un’opera di paternità e di comunità, capace di generare fede reale e di custodire la fragilità delle persone.
s.L.V.
Silere non possum