La reliquia di Sant’Agata torna a Brescia. Tremolada: «I martiri sono la semente più feconda della Chiesa»



Bishop Pierantonio Tremolada celebrated the Holy Mass in honor of St. Agatha





Sabato 3 febbraio 2024 il vescovo Pierantonio Tremolada ha celebrato la Santa Messa in onore di Sant’Agata nella chiesa a lei dedicata nella città di Brescia.

Ad agosto 2023 nella chiesa si era consumato un furto ad opera di due donne che erano entrate ed avevano portato via solo il contenuto del reliquiario di Sant’Agata. Nonostante le telecamere, però, la reliquia della santa non è stata ritrovata. L’arcidiocesi di Catania, nella persona dell’Arcivescovo Luigi Renna, aveva subito manifestato rammarico per il triste evento ed aveva promesso che avrebbe donato un’altra reliquia se non fosse stata ritrovata.

Nonostante siano passati diversi mesi, non vi è stato alcun risultato nelle indagini. Per questo motivo l’arcivescovo Renna ha donato alla chiesa bresciana un’ulteriore reliquia della santa vergine e martire. La nuova reliquia è quindi stata collocata all’interno della chiesa in una celebrazione presieduta dal vescovo Pierantonio Tremolada.



Nella sua omelia il presule ha ricordato: «La morte dei martiri è molto preziosa. Ed è anche la semente più feconda della Chiesa, della sua diffusione nel mondo. I santi martiri, uomini e donne, pongono le fondamenta della Chiesa insieme con gli apostoli. I martiri sono i primi che ricordiamo dopo gli apostoli». 

«I martiri hanno il coraggio di affrontare la persecuzioneha ricordato Tremolada. Che cosa c’è nel cuore dei martiri che consente loro di accettare anche la persecuzione ingiusta, la malvagità e la crudeltà che ti colpiscono? Che cosa consente loro di non ribellarsi? La convinzione che in questo modo annunciano il Vangelo. Infine, sono uomini e donne che hanno incontrato Dio. È importante, al fine di vivere una esperienza di comunione con Dio, educarsi alla preghiera». 

Nei ringraziamenti, il parroco Mons. Giambattista Francesconi ha detto: «Fui molto colpito, nell’agosto scorso, quando, avvenuto il furto della nostra reliquia, l’arcidiocesi di Catania manifestò solidarietà, rincrescimento e la promessa di donare una nuova reliquia di Sant’Agata. Esprimo un grazie corale e carico di commozione all’arcidiocesi e all’arcivescovo di Catania». 

F.P.

Silere non possum


Omelia di S.E.R. Mons. Pierantonio Tremolada



Celebriamo la memoria di una martire la cui devozione, questo ce lo dice la storia, si è diffusa, nel giro di poco tempo, in tanti territori. Sant’Agata è stata ed è tutt’ora una delle sante più amate. Una giovane donna, dobbiamo ritenere, che ebbe il coraggio di donare la sua vita per la sua fede. Quando noi facciamo memoria, dei santi in generale e dei martiri in particolare non possiamo non rimanere colpiti da quello che sono stati in grado di compiere. I martiri arrivano al punto più alto, al punto estremo della fede, per l’amore che sentono nel profondo del cuore per il Signore Gesù Cristo, il salvatore del mondo sono disposti a perdere ciò che è più caro, cioè la propria vita. Sono consapevoli che vi è una condizione, ovvero che la ritroveranno, che questa vita è persa ma in un senso che il Signore ci insegnerà in maniera molto chiara. È persa agli occhi del mondo ma non agli occhi di Dio. Questa morta, invece, è molto preziosa. Ed è anche la semente più feconda della Chiesa, della sua diffusione nel mondo. I santi martiri, uomini e donne, pongono le fondamenta della Chiesa insieme con gli apostoli. I martiri sono i primi che ricordiamo dopo gli apostoli.

Vorrei raccogliere tre brevi pensieri dalla Parola del Signore che abbiamo ascoltato. Cercando di capire, alla luce di questa Parola, in che cosa consista veramente l’esperienza del martire, dell’uomo che arriva a donare la vita per la sua fede, per l’amore nei confronti del Signore Gesù.

La prima caratteristica che emerge, in particolare dalla prima lettura che abbiamo ascoltato, che ci aiuta a capire un po’ più in profondità l’esperienza dei martiri è il coraggio di affrontare la persecuzione. Questa donna fu perseguitata a causa della sua fede. Se si legge un po’ la sua storia risulta assolutamente evidente questo. Si è scontrata con la pesantezza e l’ingiustizia che contraddistinguono l’atteggiamento di chi ti vuole male, di chi vuole toglierti tutto ciò che hai ed anche la vita. Credo che per lei e anche per tutti i martiri valgano le parole che abbiamo ascoltato pronunciare nel libro di Giobbe: 

«Come lo schiavo sospira l’ombra

e come il mercenario aspetta il suo salario,

così a me sono toccati mesi d’illusione

e notti di affanno mi sono state assegnate.

I miei giorni scorrono più veloci d’una spola,

la notte si fa lunga, sono stanco di rigirarmi fino all’alba»

Quando si subisce il male si ha esattamente questo sentimento, questa impressione. Qualcosa di cui non riesci a trovare ragione e che è come un peso che ti soffoca. Non dobbiamo dimenticarlo questo aspetto. I martiri arrivano a dare la vita perché qualcuno li perseguita, perché qualcuno agisce in maniera ingiusta e questa ingiustizia pesa sulle spalle di chi ne fa l’esperienza. Non si arriva al martirio così, tutto d’un tratto. La vita stessa si orienta in quella direzione e chiede il sacrificio ultimo ma prima chiede anche tanta pazienza, tanta costanza. Sostenere tante situazioni che sembrano insostenibili, i martiri hanno vissuto tutto questo e l’hanno accettato. Perché lo hanno accettato?

Qui ci viene incontro la seconda lettura, la quale ci descrive l’atteggiamento di San Paolo, il quale dice: “Io non posso non annunciare il Vangelo, per me è impensabile una vita senza l’annuncio del Vangelo”. Che cosa c’è nel cuore dei martiri che consente loro di accettare anche la persecuzione ingiusta, la malvagità e la crudeltà che ti colpiscono? Che cosa consente loro di non ribellarsi? La convinzione che in questo modo annunciano il Vangelo, cioè rivelano la potenza dell’amore di Cristo. Quell’amore che passa attraverso il bene che loro continuano a fare anche a chi compie nei loro confronti del male, fino a lasciarsi carpire la vita.

Non dobbiamo dimenticare che la caratteristica dei martiri cristiani è una sola: muoiono amando quelli che li uccidono. Continuano a voler bene a chi vuole loro del male fino al punto da strappargli via la vita. Questa caratteristica fu anche quella del Signore Gesù il quale, morendo inchiodato sulla croce, pregava il Padre dicendo: “Perdonali, non sanno quello che fanno”. Perdonali. Nel cuore dei martiri c’è sempre il perdono per i suoi carnefici. Così è stato anche per Agata, martire cristiana, ovvero una donna che ha dato testimonianza di amore per l’umanità. Per tutti indistintamente fino all’ultimo.

Infine, dal Vangelo che abbiamo ascoltato possiamo raccogliere un terzo insegnamento. La terza caratteristica dei martiri: sono uomini e donne che hanno incontrato Dio, hanno fatto esperienza di Lui nel profondo del loro cuore. Non sappiamo bene come perché come si incontri Dio nella propria vita è un po’ un segreto.

Però è importante, al fine di vivere una esperienza di comunione con Dio, educarsi alla preghiera. Di questo parla il Vangelo di oggi. Si dice che Gesù, all’inizio del suo ministero, compie grandi prodigi, guarigioni, liberazione di indemoniati, la gente è entusiasta di lui e la sua fama circola dappertutto.

Si ferma a Cafàrnao a dormire e “al mattino si levò molto presto – dice il Vangelo di Marco – e si ritirò in un luogo in disparte per pregare”.

Il Signore pregava, pregava al mattino molto presto, pregava durante la notte. Più di una volta. Questa preghiera che Lui ci testimonia è un altro grande segreto dei santi, in particolare dei martiri. Si arriva al martirio solo se il cuore si è abituato a stare in comunione con Dio.

Ecco, forse questo è ciò che potrebbe raccomandarci sant’Agata: “Siate persone che coltivano l’esperienza di una profonda comunione con Dio, abbiate il coraggio di non rispondere mai al male con il male e sappiate affrontare anche le prove e le fatiche che derivano da una vita che ha fatto la scelta della fede, che ha messo al primo posto Dio, che desidera conoscere il figlio Suo Gesù Cristo e si sente fiera ed onorata nell’umiltà di appartenere alla Sua Chiesa”.

+ Pierantonio Tremolada


Articolo pubblicato il 3 febbraio 2024



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