Natale del Signore. Delpini: «tanta gente si sente a disagio nella storia di Natale»



Archbishop Mario Delpini presided over Holy Mass in Milan Cathedral on the occasion of Holy Christmas.





Nella solennità del Santo Natale l’Arcivescovo Mario Enrico Delpini ha presieduto la Santa Messa nel duomo di Milano. «Tanta gente si sente a disagio nella storia di Natale – ha sottolineato il presule – perciò ci sono di quelli che vogliono cancellare il Natale e le feste di Natale, che preferiscono godersi le vacanze d’inverno; ci sono di quelli che vogliono eliminare il presepe, preferiscono spettacoli più frivoli; ci sono di quelli che non prestano più attenzione all’annuncio degli angeli, preferiscono seguire le previsioni del tempo per sapere dove si può sciare, la pubblicità dei prodotti per un pranzo smisurato». 

Ha ricordato: «In effetti Gesù è unico, è l’Unigenito figlio di Dio: non è una specie di telone bianco sui cui proiettare qualsiasi cosa, e far diventare Gesù quello che ciascuno si aspetta, una sigla piacevole per introdurre qualsiasi spettacolo. Gesù è proprio quel figlio di Maria di Nazaret, quell’apprendista falegname nella bottega di Giuseppe, della casa di Davide». 

«Ciascuno di noi – ha concluso Delpini – forse, in qualche momento di tristezza e di scoraggiamento, finisce per pensare: “Che cosa conto io? Quanto vale la mia vita? la mia vita vale zero. Io sono uno zero, una presenza insignificante, che non contata nulla per nessuno, che non vale niente”. Ebbene, ecco, il Natale di Gesù dice che davanti al tuo zero si mette Lui, l’unico, il numero uno e così tu diventi una cifra importante, un patrimonio prezioso. Più sono gli zeri che hai accumulato e più grande è il valore che si realizza per questa presenza di Gesù, il numero uno, l’unico, che diventa il primo».

S.I.

Silere non possum 




Omelia di S.E.R. Mons. Mario Enrico Delpini



“Io non c’entro, io non posso esserci”.

La storia di Natale è troppo bella, non è la mia storia: la mia storia è troppo brutta, è troppo sbagliata, è troppo dolorosa. È una bella storia, l’ascolto volentieri, ma non può essere la mia storia.

I personaggi del presepe sono troppo simpatici, buoni, generosi, tutti portano qualche cosa, tutti vanno in una direzione, verso Gesù, della stirpe di Davide, nato a Betlemme di Giudea. Io non posso esserci tra i personaggi del presepe: io sono troppo antipatico, io non sono generoso per niente, io non vado da nessuna parte e la mia strada certo non porta a Betlemme di Giudea.

Gli angeli hanno un annuncio troppo bello, sono una luce troppo luminosa, parlano di una pace troppo meravigliosa. Non possono rivolgersi a me che sono troppo in guerra, troppo sprofondato nella mediocrità, troppo incapace di credere alle notizie belle e alle gioie pure.

Giuseppe è troppo giusto, è troppo silenzioso, è troppo obbediente agli angeli di Dio, è troppo casto. Io non posso a trovarmi a mio agio presso Giuseppe, sono troppo volgare e sensuale, troppo ribelle, troppo abituato a gridare e a pretendere.

Maria è troppo bella, troppo santa, troppo credente. Io non posso pretendere d’essere amico/a di Maria: sono troppo brutto, troppo peccatore, troppo miscredente.

Gesù è un mistero troppo grande, è una persona troppo unica, troppo alta, troppo superiore agli angeli. Non posso accoglierlo in casa mia, non posso immaginare che c’entri con me, che abbia qualche cosa da dire a me, che sono troppo insignificante, troppo in basso, troppo qualsiasi.

Ecco: tanta gente si sente a disagio nella storia di Natale. Ritiene che sia un evento troppo grande e troppo bello, che non capita più nella nostra storia troppo piccola e troppo brutta.

Perciò ci sono di quelli che vogliono cancellare il Natale e le feste di Natale, che preferiscono godersi le vacanze d’inverno; ci sono di quelli che vogliono eliminare il presepe, preferiscono spettacoli più frivoli; ci sono di quelli che non prestano più attenzione all’annuncio degli angeli, preferiscono seguire le previsioni del tempo per sapere dove si può sciare, la pubblicità dei prodotti per un pranzo smisurato.

Forse sono un popolo di gaudenti che provano un certo imbarazzo di fronte al bambino di povera gente deposto in una mangiatoia. Io credo però che siano piuttosto un popolo di gente che si sottovaluta e si rassegna alla banalità perché trova troppo inaccessibile la gioia, troppo impraticabile la via di Gesù, troppo lontano Dio e la sua santità.

L’unico è diventato il primo.

In effetti Gesù è unico, è l’Unigenito figlio di Dio: non è una specie di telone bianco sui cui proiettare qualsiasi cosa, e far diventare Gesù quello che ciascuno si aspetta, una sigla piacevole per introdurre qualsiasi spettacolo. Gesù è proprio quel figlio di Maria di Nazaret, quell’apprendista falegname nella bottega di Giuseppe, della casa di Davide.

Gesù è proprio quell’uomo unico, che ha vissuto quella vita unica, in quel frammento di tempo e di terra che sono proprio quelli, irripetibili.

Il dono dello Spirito ha reso però possibile partecipare della vita di Gesù, condividere il suo pensiero, entrare in quella comunione di amore: il Figlio unigenito, nella sua singolarità irripetibile è diventato il Primogenito di molti fratelli.

Per usare di una immagine un po’ scontata e banale, si può dire che davanti alla serie interminabile degli zeri, è stato messo il numero “uno”: così gli zeri sono diventati il patrimonio incalcolabile che arricchisce inesauribilmente la comunione dei santi.

Ciascuno di noi, forse, in qualche momento di tristezza e di scoraggiamento, finisce per pensare: “Che cosa conto io? Quanto vale la mia vita? la mia vita vale zero. Io sono uno zero, una presenza insignificante, che non contata nulla per nessuno, che non vale niente”.

Ebbene, ecco, il Natale di Gesù dice che davanti al tuo zero si mette lui, l’unico, il numero uno e così tu diventi una cifra importante, un patrimonio prezioso. Più sono gli zeri che hai accumulato e più grande è il valore che si realizza per questa presenza di Gesù, il numero uno, l’unico, che diventa il primo.

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