Parigi: Parolin scrive a (quasi) tutti i seminaristi della Francia



French seminarians are having a gathering in Paris. All except the traditionalists.





Venerdì 1 dicembre 2023, a La Madeleine, avrà inizio un meeting che vedrà incontrarsi 600 seminaristi e numerosi formatori di tutti i seminari della Francia. L’evento inizierà con la Santa Messa celebrata da S.E.R. Mons. Laurent Bernard Marie Ulrich, arcivescovo di Parigi.

Il fine dell’evento è quello di permettere la conoscenza e la fraternità fra coloro che saranno i futuri presbiteri della Francia. I giovani avranno così l’opportunità di visitare la città di Parigi ed i suoi tesori e nel frattempo fare amicizia con i loro confratelli e stringere legami.

L’evento si è aperto con un messaggio speciale che giunge dallo Stato della Città del Vaticano a nome di Papa Francesco. “Egli ringrazia per la singolare chiamatascrive il cardinale Parolin che il Signore vi ha rivolto, scegliendovi tra tanti altri, amandovi con un amore privilegiato e mettendovi a parte; e ringrazia anche per la coraggiosa risposta che volete dare a questa chiamata. È davvero motivo di ringraziamento, speranza e gioia vedere che molti giovani – e meno giovani – osano ancora, con la generosità e l’audacia della fede, e nonostante i tempi difficili che le nostre Chiese e le nostre società occidentali secolarizzate devono affrontare, seguire il Signore nel suo servizio e in quello dei loro fratelli e sorelle”.

Il Segretario di Stato poi rassicura: “Oggi si sente parlare molto di sacerdoti e la figura del prete viene spesso distorta in certi ambienti, relativizzata e talvolta considerata subalterna. Non lasciatevi spaventare troppo da questo: nessuno ha il potere di cambiare la natura del sacerdozio e nessuno lo farà mai, anche se le modalità di esercizio devono necessariamente tenere conto dei cambiamenti della società odierna e della grave crisi vocazionale che stiamo vivendo”.

La società francese sta attraversando uno dei periodi più buoi della propria storia in relazione al fenomeno religioso. In nome di una falsa laicità, questo Paese, spesso tenta di calpestare il nome di Dio. Anche la Chiesa Cattolica risente di questo clima e i seminari diocesani sono fortemente ideologizzati, hanno pochissime vocazioni. Non si tratta, però, di una “grave crisi vocazionale” ma, piuttosto, come direbbe Benedetto XVI la Chiesa spesso non è capace di accogliere con gioia le numerose ispirazioni (Cit. Preghiera per le Vocazioni). Questa realtà è evidente se si guardano alle comunità che vivono con serietà il loro carisma e la loro vocazione. Si pensi alla Communauté Saint-Martin o realtà monastiche come l’ Abbaye Sainte-Madeleine du Barroux o l’Abbaye de Solesmes.




“Cari seminaristi – conclude il cardinale – “Dio è fedele: vi ha chiamati a vivere in comunione con il suo Figlio, Gesù Cristo, nostro Signore” (1 Cor 1, 3-9). La vostra prima preoccupazione deve essere sempre quella di rispondere a questa chiamata e di rafforzare la vostra unione con Colui che si degna di farvi suoi amici (cfr. Gv 15,15). Egli è fedele e sarà la vostra gioia più grande. E non posso che raccomandarvi, come vostra maestra spirituale, Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, in questo 150° anniversario della sua nascita, Doctor in scientia amoris, la cui mirabile dottrina avete il privilegio di poter leggere in lingua originale”. 

L’incontro a Parigi

Alla sera i seminaristi prenderanno parte ad una veglia di adorazione che si svolgerà in 25 parrocchie della città di Parigi ed alloggeranno in diverse famiglie. Sono previsti dei momenti di catechesi in cui interverranno S.E.R. Mons. Laurent Ulrich, Mons. Eric de Moulins-Beaufort, arcivescovo di Reims e presidente della Conferenza dei Vescovi di Francia e S.E.R. il Sig. Cardinale Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia.

Poi, il 2 dicembre 2023 alle 20.30 presso la Basilica del Sacro Cuore di Montmartre ci sarà una grande veglia.


Il grave peccato delle etichette

“L’unico modo possibile per realizzare la nuova evangelizzazione auspicata da Papa Francesco, affinché tutti possano avere un incontro personale con Cristo è adottare uno stile pastorale fatto di vicinanza, compassione, umiltà, gratuità, pazienza, dolcezza, donazione radicale agli altri, semplicità e povertà”, scrive il porporato.

Purtroppo, però, molto spesso si ha la sensazione che Pietro Parolin non abbia mai avuto “l’odore delle pecore” di cui parla e, tantomeno, alcuna esperienza con la realtà. Spostarsi da una nunziatura all’altra e poi finire in Terza Loggia non è proprio la definizione di “periferia” che si potrebbe dare. Nulla di male, si potrebbe dire, ma almeno un piccolo bagno di realtà. Le parole del Segretario di Stato sono sempre condite dalla sua flemma veneta che annoia, se non addormenta. Soprattutto, però, vanno sempre a infrangersi contro la realtà. Nell’incontro dei seminaristi francesi, il quale è un’ottima iniziativa e sarebbe bello se venisse presa in considerazione anche in altre nazioni, non sono stati invitati i chierici di tutte quelle realtà che volgarmente vengono etichettate come “tradizionaliste”. 

Perchè? Questo è “l’unico modo possibile” di cui ci parla Papa Francesco? Non dimentichiamoci che se non fosse per tutte queste Fraternità e Comunità la Francia avrebbe più della metà delle parrocchie senza un sacerdote.

Sacerdote: prima di tutto uomo

D’altro canto le affermazioni di Parolin sono sconnesse dalla realtà anche per quanto riguarda il rapporto del presbitero con il Signore e con la vita vissuta. Scrive: “Se Gesù mi basta, infatti, non ho bisogno di grandi consolazioni nel ministero, né di grandi successi pastorali, né di sentirmi al centro di ampie reti relazionali; se Gesù mi basta, non ho bisogno di affetti disordinati, né di notorietà, né di avere grandi responsabilità, né di fare carriera, né di brillare agli occhi del mondo, né di essere migliore degli altri; se Gesù mi basta, non ho bisogno di grandi beni materiali, né di godere delle seduzioni del mondo, né di sicurezza per il mio futuro. Se, invece, cedo a una di queste tentazioni o debolezze, allora Gesù non mi basta e sono carente nell’amore”. 

Non funziona proprio così. Le relazioni sono fondamentali e sono tali proprio perché fondate nell’amore di Cristo. Il sacerdote è chiaramente innamorato di Cristo ed è a Lui donato ma non significa che non abbia bisogno di successi, consolazioni, relazioni o affetti. Il presbitero è prima di tuto uomo e Cristo si è fatto uomo proprio per mostrarci che abbiamo bisogno dell’altro, non siamo monadi. Solo iniziando ad educare i sacerdoti a non credersi “supereroi” ma “uomini”, riusciremo ad avere preti più felici ed anche più utili. Eviteremmo burnout, depressioni, richieste di dispensa, ecc…

Le reti di relazioni, quando sono sincere e non interessate come è abitudine in Terza Loggia, divengono un supporto sincero e utile nella vita del presbitero. Anche i successi, quando sono vissuti con umiltà e con consapevolezza che quella non è gloria personale ma gloria di Dio e per il bene del popolo, sono certamente cose a cui il presbitero deve anelare. Altrimenti rischieremo di portare avanti una recita senza fine dove i rancori e la repressione sarebbero delle mine esplosive sempre pronte a saltare.

Certo, affermazioni del genere purtroppo vanno sempre lette alla luce di chi le scrive. Se gli amici di Parolin sono solo coloro che gli gravitano attorno per via del suo ruolo, la situazione è abbastanza triste. Se il sistema che il cardinale adotta è quello di mettere ai margini della società, invitando anche gli altri a non prestare aiuto a persone in difficoltà, questa è un’ altra storia. Basta pensare a quando ha messo più volte in guardia le persone dall’intrattenere amicizie con un suo confratello vescovo veneto che, proprio a causa della solitudine e del trattamento che gli è stato riservato, ora vive nelle dipendenze e nell’abbandono totale anche da parte del proprio ordine religioso. Un bell’esempio di misericordia e di “amore per Gesù”.  Un esempio di carità, simile al buon samaritano ecco.

d.E.D.

Silere non possum 


Articolo pubblicato il 1 dicembre 2023



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