Sant’Angela Merici. Tremolada: «Ha diffuso nel mondo il buon profumo di Cristo»



The Bishop of Brescia celebrated Holy Mass in honour of Saint Angela Merici.





Sabato 27 gennaio 2024 il vescovo, Mons. Pierantonio Tremolada, ha presieduto la solenne celebrazione eucaristica in onore di sant’Angela Merici, patrona secondaria della diocesi di Brescia.

Nella Chiesa dove sono custodite le spoglie della santa religiosa, il presule ha ricordato: «Sant’Angela ha suscitato nelle coscienze sviate il desiderio della conversione. Potremmo dire che ha diffuso nel mondo il buon profumo di Cristo. Quanto poi alla luce, “voi siete la luce del mondo”, se questa ha il potere di vincere le tenebre, di far comprendere la Verità delle cose e farne cogliere anche la bellezza, noi che vediamo lo sappiamo. Se inoltre la luce suscita naturalmente nel cuore un sentimento di gioia e di gratitudine, potremmo anche in questo caso dire che Sant’Angela è stata per molti uomini e donne nel suo tempo una luce. Una luce amica che ha rischiarato il loro cammino».

Con il vescovo di Brescia hanno concelebrato S.E.R. Mons. Pedro Ignacio Wolcan Olano, Vescovo di Tacuarembó (Uruguay), e diversi sacerdoti. 



Chi era Sant’Angela Merici? 

Angela Merici fondò nel 1535 la Compagnia di Sant’Orsola (note come orsoline). Le sua idea di aprire scuole per le ragazze era rivoluzionaria per un’epoca in cui l’educazione era privilegio quasi solo maschile. Nata nel 1474 a Desenzano del Garda (Brescia) in una povera famiglia contadina, entrò giovanissima tra le Terziarie francescane. Rimasta orfana di entrambi i genitori a 15 anni, partì per la Terra Santa. Qui avvenne un fatto insolito. Giunta per vedere i luoghi di Gesù, rimase colpita da cecità temporanea. Dentro di sé, però, vide una luce e una scala che saliva in cielo, dove la attendevano schiere di fanciulle. Capì allora la sua missione. Tornata in patria, diede vita alla nuova congregazione, le cui prime aderenti vestivano come le altre ragazze di campagna. La regola venne stampata dopo la morte, avvenuta a Brescia il 27 gennaio del 1540. Fu canonizzata nel 1807.

L.M.

Silere non possum 



Omelia di S.E.R. Mons. Pierantonio Tremolada



Celebriamo con gioia anche quest’anno la festa di Sant’Angela Merici, copatrona della nostra diocesi e ammirevole testimone del Vangelo di Cristo. Siamo felici di ricordarla, di onorarla, di celebrarla, di saperla sempre vigile e sollecita per la nostra vita e per il cammino della nostra Chiesa. Davvero la sentiamo vicina. Ci commuove il pensiero che S.Angela abbia speso gran parte della sua vita in questa nostra città, nelle sue strade, nelle sue piazze, nelle sue case. E lo abbia fatto offrendo a tutti l’esempio di una vita esemplare, appunto. Limpida, luminosa, veramente degna di Dio. Una vita generosa e umile, ricca di dolcezza. Di lei credo si possa, con piena verità, affermare, facendo eco alle parole di Gesù nel brano del Vangelo che abbiamo ascoltato, che è stata nel suo tempo luce del mondo e sale della terra.

Queste parole nella vita di Sant’Angela sono diventate realtà. Se il sale possiede la proprietà di dare sapore ai cibi, come sappiamo, di renderli gustosi, senza sale i cibi risultano sgradevoli; se inoltre il sale, lo sapevano bene gli antichi, è in grado di preservare i cibi dal degrado e dalla corruzione, si può dire, interpretando il senso di questa immagine che il Signore usa, che proprio questo ha fatto Sant’Angela nella sua vita. È stata custode della dignità e della nobiltà di ogni persona, ha fatto giungere ad ogni volto umano lo sguardo buono di Dio. Si è presa cura dei più deboli, dei poveri, degli infelici perché non fossero sopraffatti dalla disperazione perché la loro vita non si guastasse. Ha portato la consolazione del Signore laddove il dolore e la sofferenza avevano aperte profonde ferite.

Ha suscitato nelle coscienze sviate il desiderio della conversione. Potremmo dire che ha diffuso nel mondo il buon profumo di Cristo. Quanto poi alla luce, “voi siete la luce del mondo”, se questa ha il potere di vincere le tenebre, di far comprendere la Verità delle cose e farne cogliere anche la bellezza, noi che vediamo lo sappiamo. Se inoltre la luce suscita naturalmente nel cuore un sentimento di gioia e di gratitudine, potremmo anche in questo caso dire che Sant’Angela è stata per molti uomini e donne nel suo tempo una luce. Una luce amica che ha rischiarato il loro cammino.

La dove l’odio cieco aveva sconvolto il vivere sociale, suscitando in questa città, la nostra città a quel tempo, violente contese, scontri sanguinosi, la disarmante dolcezza di questa donna rendeva possibile ciò che sembrava impossibile. Grazie a lei si ricomponevano i dissidi, si aprivano strade di pace. Ricca di una speranza, di una sapienza ispirata, Sant’Angela poi accoglieva tutti, umili e potenti, che andavano da lei per chiedere consiglio, per avere luce e, senza alcuna presunzione, offriva a tutti quanto lo Spirito le suggeriva. Questo stesso Spirito fu una luce per lei. Le ispirò l’istituzione della Compagnia di Santo Orsola con la sua innovativa originalità e le diede poi la forza di avviarne coraggiosamente l’esistenza ella aprì così per le sue figlie spirituali una nuova via, nuova, di santificazione. Non più tra le mura dei conventi e dei monasteri ma in mezzo al popolo di Dio, tra la gente. Una forza straordinaria e misteriosa operava in Sant’Angela. Tutti coloro che la incontravano percepivano, nella sua persona, una energia benefica e straordinariamente attraente la cui sorgente non poteva che essere soprannaturale. Era l’energia della Carità. Sant’Angela fece nella sua vita che prima di lei aveva fatto San Paolo e che questi ci lasciò descritta nell’inno alla Carità della sua prima lettera ai Corinti. Lo abbiamo ascoltato nella seconda lettura.

“Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli ma non avessi la carità – scrive San Paolo – sono come un bronzo che risuona e un cembalo che tintinna – e poi aggiunge – la carità è paziente, è benigna la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto spera, tutto sopporta, la Carità”.

La Carità , dunque, è come una luce che trasfigura la vita. La arricchisce delle virtù più belle: la pazienza, la benevolenza, l’umiltà, l’onestà, la compassione, la gratuità e il perdono. La carità è una pietra preziosa da molti riflessi. È partecipazione alla luce stessa di Dio, al suo amabile mistero rivelato da Gesù figlio diletto che pur essendo di natura divina si è fatto per noi umile servo.

A questa sorgente ha attinto Sant’Angela nei giorni della sua vita, qui nella nostra città. Ha diffuso la carità. Conquistata dalla grazia di Dio e sospinta interiormente verso le vette della santità, ha percorso, per usare le parole del salmo responsoriale che la liturgia ci ha proposto, il sentiero della vita che il Signore le ha indicat. Ha potuto così gustare la gioia piena di chi sta alla presenza di Dio e la dolcezza senza fine, come dice sempre il salmo, di chi sta alla sua destra. Ha diffuso questa gioia e dolcezza intorno a sé, suscitando ammirazione e gratitudine.

Noi la riconosciamo, con umile fierezza, nostra patrona insieme con i santi Faustino e Giovita, Filastrio e Gaudenzio. A lei rivolgiamo oggi la nostra preghiera affinché anche la nostra Chiesa diocesana e l’intera Chiesa universale sappia offrire oggi, come lei ha fatto nel suo tempo al mondo, la preziosa testimonianza di una fede salda, una speranza tenace, di una carità generosa.

Che il nostro cuore si apra sempre più all’opera della Grazia. Potremmo allora anche noi ripetere, con questa nobile figlia di questa terra, le parole del salmo, quello stesso su cui abbiamo meditato, che dice così: “Il Signore è mia parte di eredità e mio calice nelle tue mani è la mia vita – e ancora – sei tu Signore l’unico mio bene”.

+ Pierantonio Tremolada


Articolo pubblicato il 27 gennaio 2024



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