Visita ad Limina Lombardia – I vescovi da Papa Francesco



The bishops of Lombardy are making the “ad limina” visit.





Giovedì 1 febbraio 2024 i vescovi della regione ecclesiastica lombarda hanno iniziato il loro quarto giorno di pellegrinaggio sulla Tomba dell’Apostolo Pietro incontrando Papa Francesco nella biblioteca del Palazzo Apostolico.

Alle ore 9.30 i presuli sono stati ricevuti dal Pontefice e si sono intrattenuti con lui per circa un’ora e mezza nel quale il Papa ha incoraggiato i presuli e si è confrontato con loro sui diversi punti evidenziati anche nel breve intervento dell’arcivescovo Delpini.

«Un dialogo franco e sincero nel quale il Papa ha evocato i temi che più gli stanno a cuore come l’evangelizzazione, la pace, la spiritualità e la formazione dei presbiteri e la questione dei diaconi, i quali sono chiamati al servizio. Si è trattato di un momento di scambio, con domande e risposte e Francesco ha preso in considerazione quanto i singoli vescovi hanno sollevato con le loro domande» ha riferito un presule.



Segreteria Generale del Sinodo

Nel pomeriggio i presuli hanno incontrato il Segretario della Segreteria Generale del Sinodo dei vescovi, S.E.R. il Sig. Cardinale Mario Grech e i sottosegretari.

Alle ore 19 l’arcivescovo Mario Delpini ha presieduto la Santa Messa nella Basilica di Santa Prassede per la comunità del Pontificio seminario lombardo dei santi Ambrogio e Carlo in Urbe. Oltre ai vescovi lombardi hanno preso parte alla celebrazione anche S.E.R. il Sig. Cardinale Giovanni Battista Re, decano del Sacro Collegio; S.E.R. il Sig. Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente emerito del Pontificio consiglio della cultura; S.E.R. Mons. Diego Giovanni Ravelli, Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie e l’arcivescovo eletto Giovanni Cesare Pagazzi, segretario della sezione per l’educazione del Dicastero per la Cultura e l’Educazione il quale sarà ordinato vescovo il 10 febbraio 2024.

“Abbiamo incontrato il Papa questa mattina – ha detto Delpini all’inizio della celebrazione nella quale è stata celebrata la memoria del Beato Cardinale Andrea Ferrari – e qualcuno di noi ha chiesto: «Come facciamo noi vescovi con i nostri preti?» Tre cose ha consigliato il Papa: «Vicinanza, compassione e tenerezza». 

“Qualcun altro – ha continuato l’arcivescovo – ha chiesto «Come facciamo a formare i preti di domani, cosa dobbiamo raccomandare ai preti di oggi?» Tre cose ha consigliato il Papa: «Vicinanza, compassione e tenerezza»”. 

E ancora, è stato chiesto “«Come facciamo ad annunciare il vangelo, a vivere la missione, i poveri, con la gente smarrita. Tre cose ha consigliato il Papa: «Vicinanza, compassione e tenerezza». Ecco che questo messaggio lo vogliamo sperimentare in questa celebrazione”.


Nell’omelia l’arcivescovo si è chiesto: «Cos’hai da dire a noi, Maestro e Signore?ed ha spiegato – «Ecco che cosa ho da dirvi, dice Gesù in questa pagina di Vangelo, io vi mando, voi partite ma non andate via. Il vostro partire sia un modo di dimorare. Non vi affido un compito come una delega per una impresa titanica. Io vi mando ma io sono con voi tutti i giorni». 

«In ogni città, qualunque posto della terra – ha ribadito Delpini – il Signore ci dice che dovunque sarete presenti per il vostro ministero, io vi prometto che una casa c’è, che una qualche famiglia che aspetta il Vangelo lo troverete. Non avrete applausi e trionfi ma forse la casa di povera gente sarà contenta di incontrare qualcuno che annuncia il Regno di Dio. Guardate bene, se vi sembra che non ci sia nessuno che si interessi di voi e del vangelo, guardate bene. C’è una casa che vi aspetta, una piccola comunità che sospira una parola che venga dal Signore. Ecco, voi vi considerate, forse, la generazione del fallimento, invece, io il Maestro vi dico che voi siete i discepoli mandati per dire che il Regno di Dio è vicino. Del resto non preoccupatevi». 

d.A.R.

Silere non possum 



Omelia di S.E.R. Mons. Mario Enrico Delpini



Cos’hai da dire, Maestro e Signore, a noi che siamo la generazione del fallimento. Noi non riusciamo a vedere come si possano guarire le malattie, cacciare gli spiriti impuri. Noi siamo la generazione del fallimento. Noi abbiamo la percezione che il mondo, le scelte, le capacità di agire e prospettive prescindano da noi. Ci sentiamo irrilevanti. Siamo la generazione del fallimento. Noi ci rendiamo conto che il pensiero dei nostri contemporanei, il modo di vedere la vita, la morte, la relazione, il corpo, l’anima, il denaro. Ecco, qualunque cosa non si ispira al significato di cui noi siamo testimoni. Ecco, siamo insignificanti. Noi siamo la generazione del fallimento. Noi parliamo del Vangelo, delle implicazioni morali, del comportamento ma appena entriamo in qualche argomento sensibile, noi percepiamo di portare un insegnamento antipatico. Siamo la generazione del fallimento, ecco che siamo. Impotenti, irrilevanti, insignificanti, antipatici. Cos’hai da dire a noi, Maestro e Signore? Ecco che cosa ho da dirvi, dice Gesù in questa pagina di Vangelo, io vi mando, voi partite ma non andate via. Il vostro partire sia un modo di dimorare. Non vi affido un compito come una delega per una impresa titanica. Io vi mando ma io sono con voi tutti i giorni. Rimanete in me ed io in voi. Andate ma non andate via da me. Il dimorare fa si che anche il fallimento possa essere vissuto, non come un principio di risentimento o di scoraggiamento, ma come una esperienza di comunione. Che il vostro fallimento sia lo stesso che io ho sperimentato. Seguitemi, rinnegate voi stessi, prendete ogni giorno la vostra croce e venite dietro a me. Ecco, partecipate della mia vita, pregate come io prego, provate i sentimenti che io provo. Io vi mando ma non andate via da me. Rimanete in me, ecco cosa ho da dirvi. Io vi mando a due a due, ecco cosa ho da dirvi. La vostra non è una impresa solitaria ma è una fraternità in cui essere insieme diventa già in sé stesso una pagina di vangelo. A due a due. Non per trovare la consolazione dello stare insieme ma per trovare la forza di orientarvi insieme ad annunciare che il Regno è vicino. A due a due, non per cercare di essere serviti dall’altro ma per servire. Non per chiedere di essere un supporto ma per supportare voi. Io vi mando a due a due perchè la missione sia una esperienza di dedizione reciproca e già l’essere insieme sia pagina di Vangelo, annuncio della novità dell’essere discepoli di Gesù. Ecco come vi mando io, a voi, generazione del fallimento, perchè questa sia la vostra forza: la fraternità che vi unisce in nome della missione. Ecco cosa ho da dirvi: “voi prendete solo il bastone”, cioè la vostra povertà non è una obiezione alla Gloria di Dio. Solo il bastone. Siate attenti a mostrare che cosa veramente vi sta a cuore. Quindi non accumulare quello che vi serve, non ad accumulare quello che vi da prestigio. Solo il bastone, che non vuol dire un ingenuo pauperismo ma una suprema libertà. Solo il bastone, affidatevi alla provvidenza. Non crediate che sia una ingenuità la povertà, il distacco dai beni. Solo il bastone, ecco cosa vi dico, prendete solo il bastone. Siate sobri, poveri. Ecco cosa vi dico, se entrate in una casa voi rimanete. Cioè in ogni città, qualunque posto della terra, dovunque sarete presenti per il vostro ministero, io vi prometto che una casa c’è, che una qualche famiglia che aspetta il Vangelo lo troverete. Non avrete applausi e trionfi ma forse la casa di povera gente sarà contenta di incontrare qualcuno che annuncia il Regno di Dio. Guardate bene, se vi sembra che non ci sia nessuno che si interessi di voi e del vangelo, guardate bene. C’è una casa che vi aspetta, una piccola comunità che sospira una parola che venga dal Signore. Ecco, voi vi considerate, forse, la generazione del fallimento, invece, io il Maestro vi dico che voi siete i discepoli mandati per dire che il Regno di Dio è vicino. Del resto non preoccupatevi.

+ Mario Enrico Delpini


Articolo pubblicato il 1 febbraio 2024



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