Cassazione Vaticana: “Francesco piazza i suoi”. L’ombra della pregiudicata Chaouqui



Pope Francis appointed the new judges of the Vatican Corte di Cassazione





Tutti gli occhi del mondo sono puntati sullo Stato della Città del Vaticano. Dal settembre 2020 le testate giornalistiche di tutto il mondo guardano a questo micro Stato con aspettative diverse. C’è chi vuole vedere un uomo vestito di rosso sgozzato in pubblica piazza e c’è chi arriccia il naso e si chiede: “Dove sarebbero i diritti umani fondamentali in tutto questo gioco?”. 

Sì, perchè per qualcuno sembra trattarsi di un gioco, ma per lo Stato e le persone coinvolte si tratta di un gravissimo evento che porterà una ferita alla storia della Santa Sede e della Chiesa stessa. Per la prima volta un porporato viene giudicato da un tribunale composto da laici. Per la prima volta un cardinale non viene giudicato, almeno formalmente, dal Pontefice. In tutto questo, Francesco resta seduto sulla sua sedia a rotelle e si gode lo spettacolo. Stiamo parlando del processo Sloane Avenue


Divide et impera

La tecnica è consolidata e Francesco la utilizza da dieci anni, almeno qui in Vaticano. Qualcuno, però, ci tiene a precisare che la utilizzò anche in Argentina, sia come provinciale sia come arcivescovo. Divide et impera! Anche nella vicenda che riguarda il cardinale Giovanni Angelo Becciu, Bergoglio ha diviso completamente la Chiesa Cattolica ed ha fatto di tutto per consegnarlo quale colpevole ancor prima di riconoscerlo tale in un processo.

Il 24 settembre 2020, solo perchè qualcuno disse al Papa che il cardinale avrebbe fatto delle cose, Bergoglio lo dimise e lo consegnò al mondo quale colpevole, persona di cui non fidarsi e quant’altro.

Il processo ha rivelato, poi, che le indagini sono state condotte dall’avvocato italiano Alessandro Diddi, il quale non aveva alcuna competenza in merito al diritto vaticano e neppure canonico. L’uomo, infatti, si è mosso fra un rescritto ed un altro, i quali gli permettevano di fare ciò che voleva. Una indagine a 360 gradi, senza alcun limite. Nel corso delle numerosissime udienze è emersa la totale incompetenza di questi laici che non hanno mai studiato il diritto canonico e non avevano neppure idea di dove reperire il testo del codice di procedura penale dello Stato della Città del Vaticano.

Sin dal primo istante, Silere non possum ha reso pubbliche tutte queste anomalie ed ha pubblicato, in eslclusiva, i testi di questi rescritti che sono stati tenuti segreti dal Papa e dal Promotore di Giustizia.

Nel frattempo, a processo in corso, le leggi cambiano e Francesco emana ogni giorno un motu proprio che corregge e modifica quello precedente. Leggi ad personam, avevamo denunciato. Oggi, possiamo dire anche giudici speciali. Non manca nulla al Pontificato di Francesco per poter essere equiparato al suo mentore Juan Domingo Perón. 

Anche recentemente un parroco sardo è stato minacciato dal tribunale vaticano di essere incriminato, nonostante Giuseppe Pignatone non ha mai notificato validamente la convocazione dello stesso. Le autorità italiane, nel frattempo, tacciono senza scandalizzarsi del fatto che uno Stato estero pretenda che un cittadino italiano si presenti in aula senza aver avviato le procedure rogatoriali. Sembra che Pignatone abbia dimenticato cosa sia il diritto internazionale. 


Il regime speciale

Ad aprile 2023, Francesco aveva iniziato la sua strategia per far desistere qualche buon pensante di arrivare fino alla Corte di Cassazione. Difatti, con un ennesimo motu proprio, il Papa ha fatto saltare la testa del cardinale francese Dominique Mamberti.

Silere non possum aveva subito evidenziato che in questo modo la Corte di Cassazione dello Stato della Città del Vaticano veniva chiaramente rasa al suolo e Bergoglio avrebbe provveduto a nominare “suoi giudici”. Fino ad oggi, infatti, a capo del supremo organo di giustizia dello Stato, vi era il cardinale che era a capo anche del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. Si tratta di un segnale molto importante, in quanto la normativa canonica è la principale fonte dell’ordinamento vaticano.

Le scelte di Francesco in questi anni hanno dimostrato come questa specifica a lui non importi affatto. Giuseppe Pignatone, Alessandro Diddi, Lucia Bozzi, Catia Sommaria, Gianluca Perone, ecc… Si tratta di laici che sono stati “arruolati” nell’amministrazione della giustizia in questo Stato ma non hanno mai aperto un libro di diritto canonico o vaticano. Perchè, qualcuno si è chiesto?

Per rispondere a questa domanda con trasparenza, bisognerebbe rispondere alla medesima domanda rivolta alle migliaia di uomini scelti come cardinali, come vescovi, come capi dicastero e quant’altro. Ovvero, qual è il criterio utilizzato da Francesco? Non si tratta più di un criterio oggettivo: un titolo, una competenza o quant’altro. Si tratta di un criterio soggettivo: “Ora mi piaci, vieni. Mi sei stato consigliato da un mio amico, da mia cugina? Ti nomino”. In questo modo crei una classe dirigente che è completamente asservita a te, in quanto non potrà mai dire: “Beh, io mi sono distinto per questo, ho questi studi, quindi avevo competenza per dire o fare quella cosa ma sono stato cacciato perchè evidentemente non rispondevo a certi poteri”. 

Pensiamo, ad esempio, nel panorama canonistico italiano, alla professoressa Geraldina Boni. Si tratta di una donna ed è un’ottima canonista. Allieva del compianto Giuseppe Dalla Torre. Una docente che non solo è docente di diritto canonico ma, appunto, ha assistito per anni il presidente Dalla Torre anche nella redazione di alcune sentenze. Non è forse la persona più adatta per rivestire un ruolo all’interno di uno dei tre tribunali di questo Stato?

No. Perchè? Perchè si tratta di un soggetto pensante, la quale non ha mai mandato a dire ciò che doveva dire e ha detto con chiarezza ciò che pensava. E perchè mettersi in casa un soggetto del genere che poi domani ci denuda e ci dice che tutto ciò che abbiamo fatto non era assolutamente in linea con la normativa vigente? Sia chiaro, alcuni termini vanno ponderati ma vi assicuriamo che non stiamo esagerando quando affermiamo che un dittatore non si metterebbe mai in casa un soggetto libero di pensare e di parlare.

Boni sarebbe un rischio enorme perchè non sarebbe “ricattabile”. Ovvero, non le si potrebbe dire: “O fai così, o te ne vai”. Perchè chiaramente se ne andrebbe.



Cassazione vaticana: le nomine

Questa mattina, 02 giugno 2023, Francesco nomina il presidente della Corte di Cassazione e i giudici. Fino ad oggi, nella Corte vi era Dominique François Joseph Mamberti, quale presidente; Leonardo Sandri e Agostino Vallini quali membri. 

Mamberti è un giurista francese prima ancor di essere un canonista. Ha frequentato la Pontificia Accademia Ecclesiastica ed è stato nel servizio diplomatico della Santa Sede. Sandri è un canonista, è stato a lungo a servizio della Santa Sede quale nunzio, in segreteria di Stato e quant’altro. Vallini è anch’esso un canonista ed è ricordato nell’Urbe come un uomo che era fin troppo rigido in merito al diritto.

Oggi, Francesco ha nominato Kevin Joseph Farrell quale presidente della Corte. Come membri: Matteo Maria Zuppi, Augusto Paolo Lojudice e Mauro Gambetti. 

Nè Farrel, né Zuppi, né Lojudice, tanto meno Mauro Gambetti, sono canonisti. Tutti e quattro non hanno idea di cosa sia il diritto canonico e tanto meno il diritto vaticano. In che modo può essere garantita la giustizia in questo Stato?

In merito al cardinale Gambetti, poi, è chiaro che Francesco sta dimostrando come “i risultati” non sono un motivo di promozione per lui. Se Bergoglio guardasse ai risultati, Gambetti si ritroverebbe a fare il missionario in Antartide, basta guardare cosa è accaduto ieri in Basilica.

Il Papa ha poi scelto di inserire due donne, anch’esse a digiuno di diritto vaticano, ovvero Antonia Antonella Marandola Chiara Minelli. 


L’ombra sul processo del secolo

Con tutti i porporati che Francesco ha nominato, la scelta non poteva non cadere su Augusto Paolo Lojudice. Si tratta di un uomo “alla volemose bene” o, meglio, come lo descrive un suo confratello: “Una versione di Zuppi più rozza e senza neppure il supporto di una realtà come Sant’Egidio”. 

Non solo Lojudice non ha conoscenza del diritto canonico ma ha anche dimostrato recentemente di non avere neppure idea di cosa significhi essere pastore. Si pensi alla vicenda delle monache del monastero benedettino della diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza. Sì, perchè il cardinale Lojudice è anche vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza e dal 21 luglio 2022 le sedi di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino e Montepulciano-Chiusi-Pienza sono unite in persona episcopi. Anche di questo la Sala Stampa della Santa Sede questa mattina si è dimenticata.

Sulla figura di quest’uomo incombe anche l’ombra di Francesca Immacolata Chaoqui, la donna che è stata condannata dal Tribunale dello Stato della Città del Vaticano nel processo Vatileaks. Lojudice, infatti, nel 2018 si spese per far ottenere la grazia alla pregiudicata. Grazie che, come abbiamo dettagliatamente spiegato, è stata negata dal Papa il quale ha affermato che non avrebbe più voluta vederla dentro lo Stato.

La donna aveva iniziato a molestare il cardinale Angelo Becciu attraverso Facebook e lo riempì di messaggi che andavano dal minatorio alla supplica con sbalzi d’umore che neanche il climate change riuscirebbe a giustificare. In un messaggio del 17 febbraio del 2018 ed in un altro del 06 marzo parlò proprio di Lojudice, il quale, infatti, fu poi ricevuto dal Sostituto Becciu. 

Un uomo del genere potrà giudicare, se mai si arrivasse in Cassazione, il suo confratello cardinale?

S.I.

Silere non possum


Articolo pubblicato il 2 giugno 2023



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