Faccia a faccia dei vescovi spagnoli con il Papa. Sul tavolo: il futuro dei seminari



The Pope met the Spanish bishops





L’infiammazione ai polmoni non ha fermato il Papa, il quale questa mattina, 28 novembre 2023,  si è recato nell’Aula del Sinodo per partecipare ad un incontro con tutti i presuli spagnoli. A gennaio  2023, infatti, Francesco aveva ordinato una visita apostolica a tutti i seminari del Paese. Oggi il Dicastero per il Clero ha voluto consegnare un documento di sintesi dopo aver ricevuto il materiale dei visitatori.

La visita apostolica ai seminari spagnoli

A compierla furono chiamati gli Eccellentissimi Monsignori Arturo Eduardo Fajardo Bustamante e Milton Luis Tróccoli Cebedio. La visita ha avuto luogo tra l’11 gennaio e il 3 marzo 2023. In questo periodo hanno conosciuto i 55 centri di formazione spagnoli, oltre al Collegio Internazionale Bidasoa e al Centro di Formazione Comillas.

Al loro arrivo in Spagna, i visitatori sono stati ricevuti dal presidente della Commissione Episcopale per il Clero e i Seminari, Mons. Joan Enric Vives, arcivescovo vescovo della Seo di Urgell; e dal presidente della Sottocommissione dei Seminari, Mons. Jesús Vidal, vescovo ausiliare di Madrid; così come dai segretari della Commissione e della Sottocommissione nella Conferenza Episcopale, Juan Carlos Mateos e Sergio Requena. Le visite sono state effettuate su due percorsi simultanei, ognuno con uno dei vescovi visitatori.



L’incontro odierno, avvenuto nell’Aula del Sinodo, è stato organizzato dal Dicastero per il Clero ed erano presenti il cardinale prefetto, Lazarus You Heung-sik e il segretario Andrés Gabriel Ferrada Moreira, il quale ormai si occupa di tutto ciò che riguarda anche i seminari.

I 74 presuli si sono ritrovati alle ore otto ed hanno iniziato con una interessante riflessione sulla Pentecoste, sulla necessità e l’importanza dell’incontro personale con Gesù Cristo dei sacerdoti e dei seminaristi offerta da S.E.R. il Sig. Cardinale Raniero Cantalamessa, O.F.M. Cap.

Durante l’incontro è giunto anche il Santo Padre che ha voluto essere presente nonostante i problemi di salute.

Il presidente della Conferenza Episcopale Spagnola ha offerto un saluto al Santo Padre ed è iniziato un dialogo durato due ore con il Papa.

I temi sono stati diversi ma hanno toccato sempre le stesse problematiche che Francesco individua in qualunque Paese: la rigidità, la mondanità, il clericalismo, l’arrampicarsi. Si tratta di un disco rotto che il Papa ripropone ad ogni occasione

Bergoglio, poi, ha continuato a ribadire che non vuole vedere seminari con meno di 25/30 chierici. Come è noto questo è un auspicio molto positivo se si tratta di singoli seminario di singole diocesi ma attualmente si rischia di arrivare a non riuscire ad avere un seminario di 25 persone neppure unendo intere metropolie.

Inoltre, avere un seminario con pochi alunni è dannoso anche per la formazione ma lo è anche se si hanno troppi alunni concentrati in una realtà che poi non serviranno. Avere il seminario nella propria diocesi è una ricchezza sotto numerosi punti di vista:

  1. Il clero conosce i propri seminaristi ed inizia ad avere un rapporto con essi.
  2. I seminaristi conoscono il territtorio e non vivono come “estranei” catapultati nella diocesi solo dopo l’ordinazione diagonale (se va bene).
  3. Il popolo di Dio vede il seminario aperto, vivo, vissuto ed inizia a prendersi cura dei propri futuri sacerdoti.
  4. Le iniziative di preghiera in seminario (l’adorazione eucaristica il 1* giovedì del mese), o di convivialità possono essere un momento propizio per la cura vocazionale dei giovani.

Se si promuove il seminario regionale o interdiocesano, numerose realtà resteranno senza tutto questo. Piuttosto che fare proclami contro i sacerdoti ed etichettare tutti come “rigidi” o “mondani”, non sarebbe forse il caso di promuovere momenti di preghiera per le vocazioni? Oppure si è scelto di affidare il ministero ai laici prepotenti?

Durante l’incontro ci si è soffermati sull’esperienza pastorale dei seminaristi e la loro formazione ma, ancora una volta, non si è prestata sufficiente attenzione alla formazione psicologica, affettiva e sessuale.

Per quanto riguarda la formazione psicologica, purtroppo, sia il Papa sia il Dicastero continuano a menzionarla solo in merito ai casi di abuso sui minori. Nessuno, però, riesce a comprendere che tutto questo può essere un’arma a doppio taglio soprattutto quando si continua a seguire la linea Bergoglio: omosessualità = pedofilia. In questo modo non si farà altro che andare alla ricerca di “amicizie particolari” o sciocchezze varie e non ci si concentrerà sulla reale maturità affettivo-sessuale del candidato al seminario. 


Dopo l’incontro con il Papa, ha avuto luogo il confronto con i membri del Dicastero che hanno trasmesso ai vescovi spagnoli le conclusioni del documento di lavoro.

Questo incontro era volto anche a fornire alcune indicazioni anche in riferimento alla Ratio Nationalis. Difatti, i membri del dicastero hanno sottolineato alcuni punti su cui sarà necessario insistere in futuro. Ancora una volta si è insistito sull’ideale di sacerdote missionario in una Chiesa in uscita.

L’intenzione è quella di rivedere la Ratio Nationalis nonostante la Spagna si sia già adeguata al testo della Ratio Fundamentalis del 2016 nell’anno 2019. S.E.R. Mons. Jesús Vidal, presidente della Sottocommissione Episcopale per i Seminari, è stato nominato quale presule di riferimento per questo processo di discernimento e promozione della formazione nei seminari.

Ai vescovi è stato consegnato un documento da parte del Dicastero per il Clero, il quale parla della maturità dei candidati, dell’unità della formazione in modo che ci sia un unico processo di formazione. 

Mons. Vidal ha detto: “Ci siamo interrogati su come formare i giovani di oggi in questa nuova situazione rispetto alla società in cui ci sono cambiamenti potremmo dire vertiginosi e quindi una società molto mutevole e il Papa alla fine ci ha dato tre elementi:

  1. Che i candidati vivano la vicinanza con Gesù Cristo.
  2. Che i seminaristi siano radicati nella realtà. 
  3. Che siano capaci di ascolto, obbedienza e discernimento”.

Quanti sono i seminari in Spagna? 

In Spagna sono stati eretti 86 seminari, distribuiti in varie case di formazione (al momento 55). C’è un seminario interdiocesano in Catalogna, 14 seminari che accolgono nelle loro case di formazione seminaristi di altre diocesi, e 40 seminari che accolgono i propri seminaristi. Di questi 40, 29 sono delle diocesi e 15 sono seminari Redemptoris Mater. C’è anche una comunità di formazione di una realtà ecclesiale di ambito diocesano.

Anche in questo caso è doveroso fare una riflessione. Che senso ha promuovere seminari come quelli del Cammino Neocatecumenale? Papa Francesco non sopporta che vengano eretti seminari nelle singole diocesi, diciamocelo chiaro, anche perché è consapevole che ogni singolo vescovo ha una propria idea di formazione. Questa mattina ha detto: “Unire, unire”. Unire, significa anche avere meno problemi nell’indicare a tutti che devono essere preti secondo lo stile di Bergoglio. La preoccupazione, infatti, è questa. Non discepoli simili a Cristo, ma simili a Bergoglio.

Preso atto di questo, possibile che nessuno si renda conto che le peggiori deviazioni e i peggiori abusi avvengono proprio nei seminari di questi nuovi movimenti? Pensiamo a Casa Emmanuel dell’Associazione Orizzonti, dove non c’è un solo seminarista che sia uscito senza un trauma. Tutto viene fatto tranne che pregare e studiare. Pensiamo ai numerosi seminari del Cammino Neocatecumenale dove gli abusi di coscienza sono all’ordine del giorno e i risultati sono evidenti quando questi soggetti mettono (molto raramente) piede fuori dalla loro piccola bolla. Nella Conferenza Stampa i presuli spagnoli hanno riferito che questi devono seguire lo stesso iter degli altri ma nella pratica non è così. Soprattutto, non è possibile che abbiano strutture loro, gestite da loro preti e dove non vi sia alcun contatto con la realtà esterna, diocesana.

Quelle diocesi che, per disgrazia, si ritrovano a dover accogliere questi preti hanno numerosi problemi. Si tratta del medesimo sistema dei Focolarini. Tutto ciò che riguarda il loro movimento è prioritario. Se hanno la parrocchia la trasformano in un centro del loro movimento. Non c’è la maturità umana ed anche spirituale nel svolgere il proprio ministero. Questo è frutto di un cammino di formazione che è piuttosto un cammino di iniziazione in una setta, non certo di discernimento.

I seminaristi devono essere tutti formati nel seminario diocesano. Se un domani vorranno avvicinarsi a dei movimenti lo potranno fare ma la formazione, che è cosa seria, deve essere affidata dal Vescovo a soggetti competenti e che non appartengano ad alcuno “schieramento”. Sì, perché ormai i movimenti sono diventati questo. Inoltre, stando nel seminario diocesano questi giovani potranno respirare l’aria della propria diocesi, delle parrocchie e conoscere e famigliarizzare con i propri confratelli. Non possiamo più permetterci gruppetti di neocatecumenali, di focolarini, che partecipano alla Santa Messa Crismale o agli incontri del clero senza entrare in relazione con nessuno. Si parla spesso di fraternità ma qui stiamo trasformando tutto in settarismo, altroché.


L’incapacità di cogliere i problemi

Anche a livello mediatico, ne siamo consapevoli, non c’è un solo giornalista capace di fare il suo mestiere e di cogliere quali sono le urgenze. La categoria dei vaticanisti, ormai, è un distaccamento del Benedetto Cottolengo. 

Questa mattina, questi esimi signori e queste signore, con il loro cartellino ridicolo al collo si sono avventati sui presuli all’interno del Collegio Spagnolo. Sembravano avvoltoi. Già da ieri hanno iniziato a scrivere sui giornali che l’evento in realtà era un momento per parlare degli abusi. Fra questi, purtroppo, figura sempre anche un soggetto che purtroppo abbiamo ordinato prete e scrive le proprie idiozie su Religion Digital. 

Un altro illustre vaticanista, famoso per passeggiare CASUALMENTE davanti ai negozi di dischi in Via della Minerva, Javier Martínez-Brocal ha chiesto: “Perché allora far venire tutti i vescovi a Roma? Non sarebbe stata meglio una videoconferenza, o che fossero i responsabili del Clero a Madrid la settimana scorsa, quando si è tenuta l’Assemblea Plenaria?”

Secondo lui parlare della formazione dei seminaristi, dei seminari e dei futuri preti non è un motivo sufficientemente valido per il Papa per convocare tutti i presuli di una determinata conferenza episcopale. Questo vi fa comprendere come queste persone non abbiano un minimo di cervello. Anche la “migliore” vaticanista, come l’ha definita Bergoglio, Eva Fernandez ha voluto chiedere se il Papa è preoccupato riguardo ai casi di pedofilia della Spagna ed ha fatto riferimento anche ad un piano di riparazione che ora sta per essere adottato. Tutte domande che non avevano alcun senso in una conferenza stampa che riguarda l’incontro del Papa con i vescovi spagnoli sui seminari. Ma i vaticanisti, lo sappiamo, sono pagati anche per fare questo: nulla. 

d.E.S.

Silere non possum 


Articolo pubblicato il 28 novembre 2023



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