Roma – I Vescovi italiani si sono riuniti dal 26 al 28 gennaio 2026 per la sessione invernale del Consiglio Episcopale Permanente della CEI, chiamato a fare sintesi del confronto ecclesiale e a tradurlo in scelte operative, in un tempo descritto come “età della forza”, segnato dall’incertezza e da un contesto internazionale dove il diritto cede terreno alla logica delle armi e del dominio.

Il Consiglio Episcopale Permanente: chi ne fa parte

Tra i componenti del Consiglio Episcopale Permanente figurano: il cardinale Matteo Maria Zuppi; mons. Erio Castellucci; mons. Francesco Savino; mons. Gianpiero Palmieri; mons. Giuseppe Andrea Salvatore Baturi; il cardinale Augusto Paolo Lojudice; il cardinale Baldassare Reina; mons. Francesco Moraglia; mons. Renato Boccardo; mons. Mario Enrico Delpini; mons. Giuseppe Satriano; mons. Giacomo Morandi; mons. Marco Tasca; mons. Fortunato Morrone; mons. Davide Carbonaro; mons. Antonio Di Donna; mons. Antonino Raspanti; mons. Franco Lovignana; mons. Antonio Mura; mons. Camillo Cibotti; mons. Nazzareno Marconi; mons. Paolo Giulietti; mons. Luigi Renna; mons. Gian Carlo Perego; mons. Angelo Spinillo; mons. Claudio Giuliodori; mons. Franco Giulio Brambilla; mons. Stefano Manetti; mons. Domenico Pompili; mons. Gianmarco Busca; mons. Derio Olivero; mons. Michele Autuoro. Era presente anche mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, nominato recentemente da Papa Leone XIV nuovo segretario del Dicastero per il Clero ma ancora Amministratore Apostolico di Gorizia.

La “speranza” come chiave di lettura: Chiesa “casa della pace”

Nel comunicato conclusivo, i Vescovi rileggono i tre giorni di lavori attorno a una parola chiave: speranza, indicata come bussola per attraversare un presente segnato dall’incertezza e dalla logica della “forza”. La chiusura dell’Anno Santo viene letta come un passaggio di fase: terminate le celebrazioni, resta aperta la domanda di una speranza “affidabile”. Su questo sfondo, il Consiglio Permanente rilancia l’impegno perché la Chiesa in Italia sia “casa della pace”, raccogliendo anche l’invito di Papa Leone XIV a riscoprire l’essenziale della fede cristiana.

Trasmissione della fede e forma della Chiesa: dalle analisi alle “linee orientative”

Il Consiglio Permanente ha discusso l’Introduzione del Cardinale Presidente e ha messo a fuoco un passaggio ritenuto decisivo: la trasmissione della fede in una stagione in cui non avviene più per via “automatica”. Nel confronto è affiorata una dinamica che attraversa la Chiesa in Italia: da un lato il tramonto del clima di “cristianità”, dall’altro la presenza di una “diffusa Italia cattolica”, richiamata dalla partecipazione al Giubileo e dal servizio quotidiano nelle parrocchie e nelle comunità. La direzione indicata chiede un salto di passo: costruire una proposta culturale e spirituale capace di intercettare le domande di futuro e di dare forma a comunità più consapevoli. Il comunicato richiama alcune priorità: riportare al centro l’annuncio del kerygma (il mistero dell’incarnazione, della morte e della risurrezione di Cristo); rilanciare la liturgia e, in particolare, l’Eucaristia domenicale come luogo generativo della comunità; valorizzare il ruolo dei laici e degli organismi di partecipazione, custodendo la loro indole secolare ed evitando derive di “neoclericalismo”. Sul piano organizzativo, i Vescovi hanno posto attenzione alla “forma della Chiesa” nel territorio, chiedendosi come strutture e ministeri possano adattarsi alle sfide attuali contenendo burocrazia e sovrapposizioni di ruoli. In questo contesto si colloca la discussione sulle “linee orientative” per le Chiese in Italia, che un gruppo di Vescovi - nominato dalla Presidenza CEI su mandato del Consiglio Permanente - sta preparando a conclusione del Cammino sinodale. 

Il comunicato chiarisce l’impostazione del testo: offre una chiave operativa di quanto emerso, viene integrato con le considerazioni condivise e sarà inviato alle Conferenze Episcopali Regionali per un ulteriore discernimento, in vista della prossima sessione del Consiglio Permanente e dell’esame dell’Assemblea Generale.

Dopo il Cammino sinodale: mozione, osservatori e gruppi di lavoro

Un passaggio centrale del comunicato riguarda la ricezione del Documento di sintesi del Cammino sinodale, “Lievito di pace e di speranza”. Il Consiglio Permanente ha approvato una mozione che distribuisce compiti specifici a diversi organismi della CEI, con obiettivi concreti: raccolta di dati ed esperienze, strumenti e sussidi operativi, piattaforme per condividere buone prassi. Tra le decisioni indicate: la nascita, presso l’Ufficio catechistico nazionale (con Migrantes e altre realtà), di un osservatorio sui percorsi di iniziazione alla vita cristiana e sul “ricominciamento” di giovani e adulti; la costituzione, nell’Ufficio nazionale di pastorale sociale (con Caritas e altri soggetti), di un centro di raccolta di dati ed esperienze su pace e non violenza; l’avvio, tra Ufficio comunicazioni sociali, Ufficio scuola e Servizio di pastorale giovanile, di una piattaforma online dedicata alle buone prassi di pastorale giovanile.

La mozione affida inoltre al Servizio nazionale tutela minori l’elaborazione di ulteriori strumenti per prevenire e affrontare abusi di potere e di coscienza nelle comunità ecclesiali. All’Ufficio giuridico, sotto la supervisione del Consiglio per gli Affari Giuridici, viene chiesto di fornire indicazioni su “procure” e “deleghe”, di predisporre strumenti per la corresponsabilità e di rivedere l’Istruzione in Materia Amministrativa 2005. All’Ufficio economato e amministrazione è richiesto di preparare proposte di aggiornamento degli strumenti di rendicontazione dell’8xmille, da sottoporre agli organismi statutari competenti.

Il comunicato segnala infine i gruppi di lavoro che la Presidenza dovrà costituire: uno dedicato a linee orientative per la riconfigurazione territoriale delle comunità parrocchiali e per l’affido della partecipazione alla cura pastorale (a un diacono, a una persona non insignita del carattere sacerdotale o a una comunità di persone); un altro dedicato allo studio degli aspetti teologici, antropologici e pastorali relativi all’accoglienza di persone omoaffettive e transgender.






Uno sguardo sulla società: giovani, referendum, giustizia, fine vita

Nel comunicato finale, il Consiglio Permanente affianca alla riflessione ecclesiale una lettura di alcune urgenze sociali. I Vescovi ricordano le giovani vittime di Crans-Montana e le affidano alla preghiera, esprimendo vicinanza ai familiari e l’auspicio di una pronta ripresa per i feriti. Analoga attenzione viene rivolta alle popolazioni colpite dal ciclone Harry in Calabria, Sicilia e Sardegna, con un appello alle Istituzioni perché attivino misure adeguate a sostegno di famiglie e comunità locali.

Sul fronte interno, il testo registra una “forte preoccupazione” per l’escalation di violenza nel mondo giovanile, richiamando la tragedia di La Spezia. L’indicazione operativa è orientata a investire risorse ed energie per creare spazi di aggregazione e produzione culturale capaci di parlare ai ragazzi. Nello stesso quadro, i Presuli esprimono apprezzamento per le misure della Legge di bilancio a sostegno delle scuole paritarie.

In vista del referendum costituzionale sulla giustizia previsto per marzo, il Consiglio Permanente lancia un appello alla partecipazione alle urne, con l’intento di contrastare disimpegno e astensionismo nel rispetto delle diverse sensibilità. Nel clima di polemiche e critiche seguite all’Introduzione del Presidente, arrivate anche da Silere non possum, il comunicato finale ha scelto toni più asciutti e una formulazione più prudente, pensata per ridurre il rischio di strumentalizzazioni partitiche. La linea richiamata da Silere non possum è stata adottata dai vescovi: invitare alla partecipazione al voto può essere utile, mentre indicare ai fedeli che cosa votare espone la parola ecclesiale a letture di schieramento. In questa prospettiva, la Chiesa è chiamata a promuovere responsabilità e discernimento, mantenendo una posizione che non si traduca in indicazioni di voto. Sul versante della giustizia penale, richiamando il Giubileo dei detenuti e gli appelli di Papa Francesco e Papa Leone XIV, i Vescovi si dicono favorevoli a forme di clemenza come l’“indulto differito” e a percorsi di giustizia riparativa.

Quanto alle iniziative legislative regionali sul fine vita, il comunicato ribadisce un orientamento esplicito: la sofferenza chiede sostegno, accompagnamento e cura. Viene chiesto un quadro di interventi nazionali capace di tutelare la vita e sostenere le famiglie, segnalando anche il rischio che norme favorevoli al suicidio assistito facciano percepire i più fragili come un peso. La priorità indicata resta l’applicazione uniforme ed efficace delle cure palliative su tutto il territorio.

Padrini e madrine: verso un documento comune

Tra i dossier esaminati c’è l’approfondimento su padrino e madrina nell’iniziazione cristiana. Il comunicato ripercorre le tappe del lavoro: una ricognizione avviata nel 2022 da un gruppo formato dagli Uffici catechistico, liturgico e giuridico; una prima valutazione consegnata al Consiglio nel marzo 2024; la ripresa del confronto anche alla luce del Documento di sintesi del Cammino sinodale. Il quadro di partenza è quello della fine del cosiddetto “catecumenato sociale”: la trasmissione della fede non si appoggia più a dinamiche spontanee dell’ambiente familiare e sociale e chiede un legame più consapevole tra generazione alla vita e generazione alla fede. In questo contesto, padrini e madrine vengono descritti spesso come figure in crisi d’identità o ridotte a una funzione cerimoniale. L’orientamento condiviso punta a ridefinire il padrino come “ponte” e “mediazione” tra famiglia e comunità, con un accompagnamento che abbia continuità nel tempo. Il comunicato segnala anche la possibilità di aprire la scelta a un dialogo con la comunità, individuando “testimoni credibili” oltre l’automatismo dei soli legami affettivi. Quanto ai requisiti, viene incoraggiato un discernimento pastorale capace di trasformare la richiesta del padrinato - anche da parte di persone in situazioni matrimoniali irregolari - in occasione di riavvicinamento e ripresa del cammino cristiano. In chiusura, il testo sottolinea l’urgenza di linee comuni tra le Diocesi e indica l’orientamento a elaborare un documento dedicato.

Varie, adempimenti e nomine: scadenze e passaggi di consegne

Il comunicato fotografa anche i passaggi organizzativi attesi nelle prossime settimane, a partire dalla chiusura del quinquennio delle dodici Commissioni Episcopali. Ogni Commissione dovrà inviare alla Segreteria Generale una relazione essenziale entro il 6 marzo, così da consentire una presentazione sintetica nella prossima sessione del Consiglio Permanente (23-25 marzo 2026) e favorire il passaggio di consegne. Entro il 20 aprile, le Conferenze Episcopali Regionali indicheranno i nominativi per l’elezione dei Presidenti delle Commissioni da parte dell’Assemblea Generale (25-28 maggio 2026), chiamata anche a eleggere il Vice Presidente CEI per l’area Nord. Lo sguardo si allarga poi ad alcuni cantieri ecclesiali: viene richiamata la firma del Patto tra Chiese cristiane in Italia (Bari, 23-24 gennaio 2026) e l’orientamento a dedicare una futura Assemblea Generale a ecumenismo e dialogo interreligioso. Il comunicato accenna inoltre a una bozza di progetto sul Mediterraneo, pensata per valorizzare l’eredità degli incontri già vissuti, e registra l’approvazione di una proposta di aggiornamento del Progetto Policoro, a trent’anni dalla nascita, con un’attenzione al rinnovamento della struttura formativa e organizzativa. Negli adempimenti, il Consiglio Permanente approva il tema principale dell’82ª Assemblea Generale (25-28 maggio 2026), dedicata agli orientamenti pastorali della Chiesa in Italia e alle decisioni post-sinodali. Ai Vescovi viene anche presentata la proposta di ripartizione dei fondi dell’ 8 x mille, con l’invito a rafforzare una cultura di partecipazione e corresponsabilità nel sostegno alla Chiesa.

In chiusura, il comunicato elenca le nomine deliberate dal Consiglio Permanente  e segnala una nomina della Presidenza CEI del 26 gennaio 2026: il Segretario del Comitato per i Congressi eucaristici nazionali.

d.V.B.
Silere non possum