Città del Vaticano – Entrando in Sala Stampa, in Via della Conciliazione, ti accoglie subito un brusio costante, fatto di vociare, di chiacchiericcio e di un malcontento sotterraneo che pare assorbire i dipendenti molto più di quanto faccia il lavoro vero e proprio. E così è venuto spontaneo domandarsi: ma di cosa avranno tanto da parlare, in quei corridoi, da non riuscire a smettere mai?

Una dipendente di lungo corso confida: «Qui la situazione è irrespirabile, non se ne può più». Il riferimento è a Matteo Bruni il quale, affermano diverse voci in Sala Stampa, «ha un rapporto con una dipendente che non è molto chiaro». Un altro collaboratore afferma: «Mah, in realtà è molto chiaro» e consegna a Silere non possum chat, video e immagini che immortalano il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede con una dipendente assunta circa cinque anni fa. Si tratta di aperitivi e cene fuori dall’orario lavorativo in alcuni locali di Roma. La dipendente è Chiara Armenti, «da un anno responsabile del Bollettino», spiega una giornalista. Da anni questa relazione, che è evidentemente ben altra cosa rispetto al normale legame tra "datore di lavoro" e "dipendente", logora l'ambiente della Sala Stampa. E lo logora ancora di più da quando Armenti, sentendosi protetta e legittimata dal suo rapporto privilegiato con il direttore, ha cominciato a trattare con sufficienza e arroganza anche i colleghi, compresi quelli che in quegli uffici lavoravano molto prima che lei vi mettesse piede.

Una domanda sorge spontanea: come mai le regole sulla condotta morale dei dipendenti della Santa Sede sembrano scritte con due inchiostri diversi a seconda di chi le legge? Uno indelebile, severissimo, per i chierici. Uno che sbiadisce alla prima pioggia, per certi laici di rango.

Due pesi e due misure, la Chiesa insegna

Il nuovo Regolamento del Personale della Curia Romana, promulgato da Leone XIV il 23 novembre 2025 ed entrato in vigore il 1° gennaio 2026, all'articolo 14 vieta l'assunzione nello stesso Ente di consanguinei fino al quarto grado e di affini in primo e secondo grado. Il Regolamento del Governatorato, all'articolo 8, fa lo stesso e aggiunge esplicitamente il coniuge.

La lobby della disinformazione e le "vaticaniste a comando"

Il principio non viene scolpito nella pietra per capriccio, checché ne abbiano cercato di far intendere le varie "vaticaniste" che, all'epoca del caso dei due dipendenti dello IOR convolati a nozze, vennero spinte a riempire pagine di giornale sotto impulso delle solite "avvocatesse con la sete di popolarità". È una dinamica che ormai conosciamo a memoria: ci sono queste giornalaie che da anni scrivono a comando di una certa avvocatessa, quella che difende i casi dove può ottenere un ritorno mediatico, e che usa le firme amiche come leva di pressione sull'autorità giudiziaria. Il meccanismo è elementare e neppure troppo furbo, nonostante creda di essere una volpe. Il Promotore di Giustizia non mi fa vedere il fascicolo? Bene, allora alzo il telefono, chiamo la "mia amica vaticanista", esce l'articolo, "e poi vediamo".

Anche in quell'occasione gli appartenenti alla lobby della disinformazione alzarono gli scudi a difesa dei "poveri sposi innamorati", guardandosi bene dallo spiegare ai lettori la verità più semplice: che quelle norme esistono a tutela dell'ambiente di lavoro, dei dipendenti, della trasparenza, per prevenire la corruzione e i conflitti d'interesse. Ma questa gente non scrive per il bene dell'Istituzione. Scrive per chi la paga, per chi le promette favori, per chi le passa in anteprima il documento riservato in cambio della riga giusta nel pezzo del giorno dopo. E sono peraltro esattamente gli stessi che, qualora un domani da quelle stesse vicende dovessero emergere profili veri di corruzione, si precipiterebbero a titolare con indignazione apocalittica: "Marito e moglie nello stesso ufficio! Conflitto d'interessi!". Insomma, siamo alle solite.

La ratio della norma: si ferma davvero all'albero genealogico?

La norma, soprattutto nel diritto della Chiesa, ha sempre una ratio trasparente e in questo caso è tesa ad evitare favoritismi, evitare conflitti d'interesse, evitare che la catena gerarchica venga piegata da legami privati, evitare - diciamolo in italiano corrente - che negli uffici della Santa Sede si lavori invece di ammiccare. Chi scrive le norme sa benissimo che dove c'è un legame personale forte tra chi comanda e chi esegue, il merito evapora, la disciplina si scioglie, e il servizio al Romano Pontefice si trasforma in una corte privata.

Se questo è il principio - ed è il principio, scritto nero su bianco in due regolamenti distinti - qualcuno avrebbe la cortesia di spiegare perché dovrebbe valere solo per i parenti di sangue e non per altri tipi di legame privato che condizionano il rapporto professionale in modo identico, se non peggiore? Un cugino di terzo grado non può essere assunto nello stesso ufficio. Una "predilezione" tra il direttore e una dipendente neoassunta, invece, può fiorire indisturbata, produrre cene, aperitivi, promozioni accelerate, e nessuno fiata. Davvero la ratio della norma si ferma all'albero genealogico?

"Esemplare condotta religiosa e morale": parole o impegno reale?

L'articolo 37 del Regolamento della Curia Romana è netto: il personale è tenuto a "esemplare condotta religiosa e morale, anche nella vita privata e familiare, in conformità alla dottrina della Chiesa". Gli fa eco, sul versante dello Stato, l'articolo 18 §4 del Regolamento del Governatorato, che impone ai dipendenti - anche nella vita privata - di comportarsi secondo i principi della fede cattolica e di tenere una "esemplare condotta morale e civile". E ancora, l'articolo 50 §2 dello stesso Regolamento mette nero su bianco la conseguenza: la condotta privata che contrasti con i principi della fede cattolica o rechi pregiudizio al decoro del servizio dà luogo a procedimento disciplinare.

Norme limpide. Norme che, lette insieme, disegnano un perimetro morale ben più largo della scrivania d'ufficio: arrivano fin dentro la vita personale, le frequentazioni, perfino - verrebbe da dire - dentro i profili social.

Tornielli e l'account degli insulti omofobi

Ed è qui che la domanda diventa imbarazzante. Alla luce di quanto emerso dall'inchiesta di Silere non possum su Andrea Tornielli - e di quanto ancora uscirà nei prossimi giorni - quale "esemplare condotta religiosa e morale" si esprime nel sostenere, alimentare, coltivare un account dedicato a insulti omofobi e sessualizzanti contro un giovane giornalista diventato ormai la loro ossessione personale? In quale articolo del Regolamento, in quale paragrafo della dottrina della Chiesa, in quale rigo dell'Allegato A si legge che la "esemplare condotta" del dipendente vaticano contempla il linciaggio digitale di un giornalista scomodo?

L'Allegato A - la dichiarazione d'impegno morale che ogni dipendente firma - infatti obbliga a una vita "anche nella sfera privata, conforme ai principi della dottrina della Chiesa". E l'articolo 64 §3 del Regolamento della Curia parla esplicitamente di "irregolarità nei rapporti privati che rechino pregiudizio al decoro dell'Ente" come motivo di sospensione.

Il caso Bruni-Armenti: una "predilezione" che diventa potere

Norme dure. Norme che non lasciano scampo. Norme che, applicate con la stessa rigidità con cui vengono lette quando di mezzo c'è un sacerdote, dovrebbero produrre conseguenze immediate contro Matteo Bruni, seppur pupillo di Andrea Riccardi e portato in Via della Conciliazione dalla setta di Sant’Egidio. E invece. E invece negli ultimi anni dentro la Sala Stampa della Santa Sede si sta consumando una vicenda che fa a pezzi tutto questo impianto, con la compiacenza di chi dovrebbe vigilare e non vigila, anzi, peggio, si premura di fare la morale agli altri.

Il direttore della Sala Stampa, sposato, intrattiene da anni con questa dipendente un rapporto che esce dai binari di quello professionale. Una "predilezione" che la dipendente in questione ha saputo monetizzare in carriera e in autorità interna, spadroneggiando su colleghi che in quegli uffici stavano da molti più anni di lei e che hanno dovuto incassare in silenzio.

Il Bollettino in ritardo, il Dicastero in mano alla corte

Il risultato, peraltro, è sotto gli occhi di tutti: quel Bollettino quotidiano che un tempo usciva alle dodici precise, oggi esce con ritardo, infarcito di errori, gestito con un'approssimazione che tredici anni fa sarebbe stata impensabile. E questo è il termometro di che cosa succede quando si premia la prossimità privata invece della competenza, quando si protegge la "favorita" invece di tutelare il servizio, quando il principio meritocratico viene sostituito dal principio cortigiano. E tutto il Dicastero per la Comunicazione oggi viene gestito in questo modo.

Il caso Cernuzio: il libro che il Papa non doveva sapere

Come mai Salvatore Cernuzio è arrivato a Vatican News? Perché era collaboratore di Andrea Tornielli a La Stampa. Come mai Salvatore Cernuzio pubblica oggi un libro sul suo rapporto con Papa Francesco quando i dipendenti della Sala Stampa della Santa Sede di lungo corso hanno il divieto assoluto di scrivere libri, fare interviste, scrivere articoli su quotidiani? Come mai Salvatore Cernuzio pubblica con Piemme, che è la Casa editrice di fiducia di Andrea Tornielli? Come mai questa pubblicazione avviene all’insaputa del Santo Padre e della Segreteria di Stato?

Il Vaticano è da anni diventato la patria del pressapochismo e del favoritismo, questo è sotto gli occhi di tutti.

Il piglio inquisitorio del moralista Tornielli

Fa sorridere che Andrea Tornielli, direttore editoriale dei media vaticani, la scorsa estate al Meeting di Rimini abbia avuto perfino la sfrontatezza di tendere un agguato intimidatorio a Silere non possum, e che nel corso di quell'incontro abbia anche trovato il coraggio di pronunciare, con tono solenne, una di quelle frasi confezionate per lo spettatore distratto: «quando un prete fa qualcosa contro la legge della Chiesa bisogna dirlo. È una sofferenza, ma bisogna dirlo. A me dispiace». E così, davanti agli occhi attoniti del nostro direttore, di fatto confermava che ciò che da anni scriviamo è vero. È quel piglio inquisitorio che Tornielli riserva sistematicamente a tutti - e in particolare ai preti, chissà cosa gli avranno mai fatto - il piglio classico di chi ha moltissimo da nascondere e per questo è costretto a puntare il dito altrove, pur di non doverlo girare verso lo specchio.

Ed è esattamente la stessa dinamica, di cui peraltro ci occuperemo a breve nella nostra inchiesta, coltivata da certi amici di Tornielli: figure dalla vita pietosa, emarginati e cacciati dalle loro diocesi, dove nessuno li vuole più vedere, e che adesso trascinano la loro esistenza grigia nelle periferie dell’Urbe come megere - proprio incontrandosi con Tornielli, peraltro - passando le giornate a sparlare dell'uno e dell'altro. Sono quei preti che hanno fatto dell’insulto e dell’allusione il loro stile di vita, sempre pronti a giurare che tutti i loro confratelli sono gay, salvo poi vivere in casa con uomini irrisolti, anch'essi rifiutati dalla vita, con i quali coltivano ovviamente relazioni di "altissima ascesi spirituale". Una forma di ossessione verso i temi che riguardano il de sexto che in realtà è una cartina tornasole.  È il peccato classico del fariseo: gridare al peccato degli altri per non sentire il proprio.

Quando l'intero Dicastero ha la coda di paglia

Sotto questa compiacenza - che in questi anni ha arrecato un danno enorme alla Santa Sede in termini di credibilità, di intrighi e di gestione approssimativa di un organismo di comunicazione delicatissimo - anche la vicenda della Sala Stampa ha potuto marcire indisturbata. Del resto, quando un intero Dicastero è attraversato da situazioni del genere a ripetizione, si capisce bene che puntare il dito contro uno solo diventa un esercizio pericoloso: perché quello, semplicemente, può girarsi e rispondere: «Senti chi parla». Ed è qui che la domanda si fa inevitabile. A un anno dall'inizio di un nuovo pontificato - un pontificato che per i media vaticani, di fatto, non è mai realmente cominciato, considerato che gli stanno conducendo una guerra interna che ha un solo precedente nella storia recente, e quel precedente si chiama Joseph Ratzinger - tutto questo è davvero normale? Davvero il matrimonio - proprio quel matrimonio che da anni viene esaltato nei Sinodi come vocazione non meno alta dell'Ordine sacro, davvero quel sacramento di cui ci riempiamo la bocca quando dobbiamo difendere la famiglia "naturale" contro il mondo cattivo - vale fino al portone di casa e si dimentica appena si entra negli uffici della Santa Sede? Se un sacerdote intrattenesse con una sottoposta neoassunta un rapporto del genere, esattamente quanti minuti passerebbero prima che venisse rimosso? E figuriamoci, poi, se fosse un uomo! Non sia mai! I colleghi correrebbero dai giornali quella sera stessa. Le inchieste fiorirebbero. Le sanzioni canoniche scatterebbero. Il decoro della Sede Apostolica verrebbe invocato.

Perché con i laici di vertice no? Qual è la deroga regolamentare? In quale articolo si legge che gli articoli 37 e 14, 18 e 8, 50 e 64 non si applicano a chi indossa una camicia invece della talare?  Il sospetto, brutto da ammettere ma onesto da formulare, è che il cattolicesimo dei valori non negoziabili - Dio, patria, famiglia, fedeltà coniugale, indissolubilità del vincolo - venga maneggiato come uno slogan da brandire in pubblico all’occasione, e poi accuratamente ripiegato e messo nel cassetto quando di mezzo c'è il proprio amico, il proprio protetto, il proprio dirigente di fiducia, la propria piccola corte interna.

Ha ragione Rosini quando dice che «o formeremo per il matrimonio sposi che possano essere piccole chiese domestiche, o non avremo cristianesimo nella prossima generazione». Ma allora la domanda diventa ancora più impietosa: come pensa, chi gestisce la comunicazione del Papa, di poter parlare con autorevolezza di famiglia, indissolubilità, fedeltà coniugale, "piccola chiesa domestica", quando dentro le proprie mura la fedeltà coniugale è il primo dei valori sacrificati sull'altare della carriera e della "predilezione"?

d.L.R.
Silere non possum

Commenti

Ancora nessun commento...

Lascia un commento

Per prendere parte alla discussione devi far parte della community. Abbonati ora!