Washington - L’arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, ha rivolto un appello diretto al presidente Donald Trump chiedendogli di fermarsi “sull’orlo della guerra” e di aprire la strada a un negoziato capace di condurre a una soluzione giusta. Le sue parole arrivano mentre cresce la preoccupazione per una possibile intensificazione dell’azione militare, con il rischio di colpire anche infrastrutture civili in Iran.
Coakley ha parlato in termini molto chiari, richiamando la responsabilità morale di chi esercita il potere politico e militare. “La minaccia di distruggere un’intera civiltà e il deliberato attacco alle infrastrutture civili non possono essere giustificati moralmente”, ha affermato, aggiungendo che esistono “altre vie per risolvere i conflitti tra i popoli”. Da qui la richiesta al presidente degli Stati Uniti di fare “un passo indietro” prima che il bilancio umano si aggravi ulteriormente. L’intervento del presule si colloca nel solco degli appelli lanciati da Papa Leone XIV durante la Settimana Santa e la Pasqua. Coakley ha infatti richiamato il cuore del messaggio cristiano della Risurrezione, ricordando che le prime parole di Gesù ai discepoli, dopo la risurrezione, furono: “La pace sia con voi”. Un riferimento che il presidente dei vescovi statunitensi ha legato direttamente anche alle parole pronunciate dal Pontefice nel messaggio Urbi et Orbi di Pasqua, quando ha invitato i fedeli a lasciar risuonare “il grido di pace che sgorga dai nostri cuori”.
Nel suo appello, Coakley ha anche rilanciato l’invito del Papa a unirsi alla veglia di preghiera per la pace convocata per sabato 11 aprile.
Il presidente dell’episcopato statunitense ha chiesto una partecipazione ampia, rivolta in modo particolare ai vescovi, ai sacerdoti, ai laici e a tutti coloro che desiderano una pace autentica. L’invito è a unirsi spiritualmente al Santo Padre, partecipando virtualmente oppure pregando nelle parrocchie, nelle cappelle e nel silenzio del proprio cuore. L’orizzonte indicato è quello della preghiera, ma anche della responsabilità pubblica. Coakley affida al Signore “tutti i cuori che soffrono e attendono la vera pace che solo Lui può dare”, invitando i fedeli ad aprire il cuore a Cristo, “colui che fa nuove tutte le cose”. In un momento segnato da tensioni internazionali sempre più gravi, l’arcivescovo affida alla coscienza dei governanti e alla preghiera della Chiesa una richiesta precisa: fermare l’escalation e scegliere la via della pace.
d.G.B.
Silere non possum