Bari - L’inchiesta di Silere non possum pubblicata in questi mesi ha aperto gli occhi a molte persone, dentro e fuori il Movimento di CL. Abbiamo raccolto molte testimonianze. Tra queste, quella di Francesco, che ha accettato di raccontarci la sua storia e il modo in cui sta attraversando questo tempo all’interno del Movimento. Dal suo racconto affiora una percezione netta e inquietante: la questione non riguarda soltanto l’assetto di governo, ma investe la legittimità stessa di una vocazione maturata e vissuta per anni dentro un’esperienza riconosciuta dalla Chiesa.

Francesco spiega che, secondo lui, la questione non nasce da una controversia astratta sul diritto, ma da un modo di intervenire che percepisce come violento e immotivato: un intervento che non passa da una visita apostolica, non chiede davvero testimonianze diffuse, non costruisce un contraddittorio reale. Un argomento giuridico - la distinzione tra foro interno e foro esterno - viene addotto come base del cambiamento, ma con il tempo, nella lettura di Francesco, quel criterio diventa lo strumento per rovesciare la guida dell’associazione e sostituirla con una leadership eterodiretta.



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