Città del Vaticano - Un'Aula Paolo VI gremita, lo sguardo di chi insegna religione cattolica nelle scuole italiane, e al centro la convinzione che educare resti un atto d'amore prima ancora che trasmissione del sapere. Questa mattina il Santo Padre Leone XIV ha ricevuto in udienza i partecipanti al 3° Meeting nazionale degli insegnanti di religione cattolica, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana sul tema Il cuore parla al cuore, il celebre motto di San John Henry Newman, dottore della Chiesa e co-patrono del mondo educativo.
Il Pontefice ha aperto il suo discorso ringraziando i docenti per «il prezioso servizio che svolgete nella scuola», un lavoro definito «impegnativo, spesso silenzioso e non appariscente, e nondimeno molto importante per la crescita di tanti bambini, ragazzi e giovani». Citando la recente Nota pastorale della CEI dell'11 dicembre 2025, L'insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo, Leone XIV ha ricordato che la dimensione religiosa «è un elemento costitutivo dell'esperienza umana e non può essere marginalizzato nel processo formativo delle nuove generazioni».

Da Agostino a Newman, l'inquietudine del cuore
Il filo del discorso si è subito intrecciato con la pagina più celebre delle Confessioni di Sant'Agostino - «ci hai fatti per te, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te» - letta come chiave di volta dell'intera vocazione educativa. Da quella sete di infinito, ha osservato il Papa, scaturisce un'energia capace «di promuovere pace, di rinnovare la società e di colmarne le contraddizioni». Di qui l'immagine, plastica e felice, dell'insegnamento della religione cattolica come «trampolino di lancio da cui ragazzi e giovani possono imparare a tuffarsi nell'affascinante avventura del dialogo interiore».
Leone XIV ha quindi rivendicato con forza la valenza culturale della disciplina, «utile alla comprensione delle dinamiche storiche e sociali, nonché delle espressioni del pensiero, dell'ingegno e delle arti che hanno dato forma e continuano a plasmare il volto dell'Italia, dell'Europa e di tanti Paesi del mondo». Una lezione di laicità autentica: «la vera laicità non esclude il fatto religioso, ma anzi ne sappia fare tesoro quale risorsa educativa».
"Cor ad cor loquitur": l'eredità di Newman
Soffermandosi sul tema scelto per l'incontro, il Papa ha riletto il Cor ad cor loquitur newmaniano come pedagogia in atto. L'insegnante - ha spiegato - è chiamato ad aiutare i ragazzi «a riconoscere una voce che in realtà già risuona in loro, a non seppellirla, né a confonderla con i rumori che li circondano». Netta la diagnosi del tempo presente: «In un'epoca in cui viviamo costantemente assediati da stimoli di ogni genere, ridurre al silenzio quella voce è facilissimo».
Dietro l'apparente apatia delle nuove generazioni il Pontefice ha letto altro: «l'inquietudine e la sofferenza di chi "sente troppo" e in modo troppo intenso, senza riuscire a dare un nome a ciò che sperimenta». Educare, allora, significa «formare le persone all'ascolto del cuore, e con ciò alla libertà interiore e alla capacità di pensiero critico», dentro una dinamica in cui fede e ragione «non si ignorano, né tanto meno si oppongono, ma sono compagne di viaggio nella ricerca umile e sincera della verità».
Maestri credibili, non protagonisti
Il passaggio più intenso è quello in cui il Pontefice ha guardato negli occhi gli insegnanti, ricordando loro che «la verità passa attraverso le persone». Ai docenti il compito di farsi «maestri credibili perché innamorati di Dio e di loro», di offrire ai propri alunni «vicinanza e onestà» piuttosto che «risposte preconfezionate», di mostrarsi a loro volta «uomo e donna che cerca, pensa, vive e crede». Senza protagonismi né moralismi, ma con una coerenza «umile e vicina» - quella, ha aggiunto, che «rende cari e desiderabili anche i contenuti più impegnativi».
Tutto ciò, ha precisato Leone XIV, non esime dalla «solida competenza», dalla «passione per lo studio», dal «rigore culturale» e dalla «preparazione didattica» che la disciplina esige, in dialogo con i nuovi linguaggi e con un'autentica progettualità.
Citando infine la propria Lettera apostolica Disegnare nuove mappe di speranza, il Papa ha consegnato ai docenti un'identità densa: «servitori del mondo educativo, coreografi della speranza, ricercatori infaticabili della sapienza, artefici credibili di espressioni di bellezza».
p.B.V.
Silere non possum