Città del Vaticano - Questa mattina, nel Palazzo Apostolico Vaticano, Leone XIV ha ricevuto in udienza la delegazione del Partito Popolare Europeo al Parlamento Europeo. A guidare il gruppo il presidente Manfred Weber - bavarese della CSU, leader del PPE dal 2022 - affiancato dall'irlandese Mairead McGuinness, ex commissario europeo ai Servizi finanziari oggi Inviato speciale dell'Unione per la promozione della libertà di religione o di credo fuori dai confini comunitari.
Il PPE è la più ampia famiglia politica del Parlamento di Strasburgo: una galassia che riunisce CDU e CSU tedesche, Forza Italia, Partido Popular spagnolo, Les Républicains francesi e una miriade di formazioni di centro-destra di matrice cristiano-democratica e popolar-conservatrice. Dopo le europee del 2024 il gruppo ha consolidato il primato numerico nell'emiciclo, in una fase di concorrenza durissima con la destra identitaria dell'ECR e con i Patrioti. Una famiglia, dunque, che rivendica radici cristiane nel nome stesso e che - non senza tensioni interne - cerca un'interlocuzione visibile con la Sede Apostolica.
L'incontro si inserisce in un solco già tracciato: udienze analoghe si erano tenute con Giovanni Paolo II e con Benedetto XVI nel 2006, mentre Francesco - impossibilitato a presiedere l'appuntamento del giugno 2023 per il ricovero al Gemelli - aveva inviato un messaggio scritto. Leone XIV ha esplicitamente rivendicato la continuità, riprendendo «il filo di questo dialogo» con un gruppo che trae ispirazione, ha ricordato, da Adenauer, De Gasperi e Schuman, «unanimemente ritenuti i Padri fondatori dell'Europa contemporanea».
© Vatican MediaIl cuore del discorso che ha rivolto loro ruota attorno a una contrapposizione antica e bruciante: l'ideale contro l'ideologia. Il Pontefice ha rivendicato la natura ideale del progetto europeo nato dalle macerie del Quarantacinque, ma ha messo in guardia da ogni sua mistificazione. L'ideologia, ha detto, distorce le idee e asservisce l'uomo «al proprio progetto», mortificando le sue aspirazioni reali alla libertà e al benessere. Un richiamo che, alle orecchie di chi conosce le faglie interne al PPE, suona meno generico di quanto sembri. Più diretta la stoccata alle derive contemporanee. Leone XIV ha allineato sullo stesso piano «populismi che ricercano solo facile consenso» ed elitismi che agiscono «senza consenso», definendoli «due tendenze diffuse» del panorama politico odierno. Una simmetria che riguarda tanto le destre estreme quanto la tecnocrazia bruxellese: equilibrio che Weber e i suoi conoscono benissimo, schiacciati come sono fra l'erosione elettorale verso destra e la pressione delle istituzioni comunitarie.
La metafora più felice del discorso è arrivata su questo terreno. Nell'era del «trionfo digitale» - sondaggi giornalieri, slogan, comunicazione gridata - l'azione politica autenticamente orientata al bene comune richiede, ha sostenuto il Papa, «un ritorno all'analogico». Tessuto di prossimità, contatto personale fra cittadino e deputato, presenza sul territorio. Formula efficace, evidentemente pensata per sopravvivere alla giornata mediatica e che è già stata raccolta sui canali del PPE.
Sul cuore politico della questione - cosa significhi davvero essere cristiani in politica - il Pontefice ha tracciato una linea netta, di rilievo. Non confessionalismo, non egemonia ecclesiastica, ma il Vangelo come criterio di discernimento delle decisioni «anche quelle che non sembrano raccogliere un facile consenso». Una distinzione che il Papa ha ancorato anche a un passaggio dei diari di De Gasperi, dove si invoca la «necessaria linea di demarcazione» fra la testimonianza profetica della comunità ecclesiale e la testimonianza cristiana sul piano delle concrete opzioni politiche. Tradotta nel linguaggio delle aule parlamentari: i deputati popolari non sono apparati ecclesiastici, ma neppure possono trattare la cifra cristiana come marchio decorativo.
© Vatican MediaL'elenco degli ambiti applicativi non è generico. Lavoro dignitoso in un mercato «sempre più spesso disumanizzante», famiglia e natalità - con esplicito riferimento alla paura «apparentemente molto europea» di costituire una famiglia e di avere figli - migrazione da affrontare in modo non ideologico, con attenzione sia a chi soffre sia alle reali capacità di accoglienza e integrazione. Poi cura del creato e intelligenza artificiale, definita opportunità grande ma «irta di pericoli», con un rimando al «corto circuito» dei diritti umani già evocato il 9 gennaio scorso davanti al Corpo Diplomatico. Insomma, Leone consegna a quesi politici ciò che ha testimoniato, con i fatti, anche nel suo terzo viaggio apostolico internazionale.
Resta, sottotraccia, la lettura politica. Il PPE arriva in Vaticano nel mezzo di una transizione interna alla destra europea: i confini con l'ECR si fanno sempre più porosi, le scelte parlamentari su clima, migrazione e diritti hanno spaccato l'aula in più di un dossier, e l'identità cristiano-democratica del gruppo è messa apertamente in discussione da una parte della stessa militanza. Leone XIV non ha indicato avversari né benedetto alleanze. Ha però ricordato ai popolari che l'eredità cristiana rivendicata nel nome non è una decorazione araldica e che la politica - citando Pio XI in chiusura - può ancora essere «la forma più alta di carità», a condizione di averne il coraggio.
G.V.
Silere non possum