Città del Vaticano - Nella mattinata di oggi, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, Papa Leone XIV ha ricevuto in udienza i partecipanti all'ottavo Colloquio promosso congiuntamente dal Dicastero per il Dialogo Interreligioso e dal Royal Institute for Inter-Faith Studies, alla presenza del Principe Hasan bin Talal di Giordania. Il tema scelto per l'edizione di quest'anno, «Compassione umana ed empatia nei tempi moderni», ha offerto al Santo Padre l'occasione per un discorso che ha intrecciato riflessione spirituale, dialogo interreligioso e denuncia sociale.

Una radice comune nelle due tradizioni

Prevost ha aperto il suo intervento sottolineando come compassione ed empatia non siano «sentimenti marginali», ma atteggiamenti essenziali sia della tradizione cristiana sia di quella musulmana. Nel mondo islamico, ha ricordato il Papa, la compassione - ra'fa - è strettamente legata alla misericordia ed è considerata un dono che Dio pone nel cuore dei credenti; non a caso uno dei nomi divini è al-Ra'uf, a indicare che ogni compassione ha origine in Dio stesso.

Parallelamente, nella tradizione cristiana, la Sacra Scrittura rivela un Dio che non resta indifferente alla sofferenza umana. Il Papa ha citato il passo dell'Esodo in cui Dio dice a Mosè: «Ho osservato la miseria del mio popolo… ho udito il suo grido». In Gesù Cristo, ha proseguito, «questa compassione divina diventa visibile e tangibile», fino a farsi incarnazione vivente del «soffrire con» l'altro, specialmente con i più poveri ed emarginati. Richiamando l'esortazione Dilexi Te, Leone XIV ha ribadito che «l'amore per i poveri è il segno evangelico distintivo di una Chiesa fedele al cuore di Dio».

Le implicazioni sociali: un richiamo a Leone XIII

Il Pontefice ha poi collegato questa convinzione spirituale alle sue conseguenze sociali, richiamandosi all'insegnamento di Papa Leone XIII nella Rerum Novarum, secondo cui i poveri e gli emarginati meritano una particolare attenzione da parte della società e dello Stato. In questo quadro, ha espresso un sentito apprezzamento per l'impegno del Regno hascemita di Giordania nell'accoglienza dei rifugiati e nell'assistenza a chi si trova in condizioni di bisogno: un riconoscimento particolarmente significativo data la presenza del Principe Hasan bin Talal.

L'allarme: l'indifferenza come «sfida spirituale» del nostro tempo

Il passaggio più incisivo del discorso ha riguardato i rischi del mondo contemporaneo. Papa Leone XIV ha osservato come, paradossalmente, l'iperconnessione tecnologica possa generare l'effetto opposto rispetto a quanto promette: «Il flusso costante di immagini e video sulle difficoltà degli altri può intorpidire i nostri cuori anziché scuoterli». Riprendendo le parole pronunciate da Papa Francesco a Lampedusa nel luglio 2013, il Pontefice ha denunciato l'abitudine alla sofferenza altrui riassunta nella formula «non mi riguarda, non mi interessa, non è affare mio», definendo questa apatia «una delle sfide spirituali più gravi del nostro tempo».

Una missione comune

Di fronte a questo scenario, il Papa ha indicato a cristiani e musulmani una vocazione condivisa: «Ridestare l'umanità là dove si è raffreddata, dare voce a chi soffre e trasformare l'indifferenza in solidarietà». Compassione ed empatia, ha affermato, possono essere gli strumenti per «restituire dignità all'altro».

Il discorso si è chiuso con l'auspicio che la Giordania continui a rappresentare una testimonianza viva di compassione e un «segno di dialogo, solidarietà e speranza in una regione segnata dalle prove», e con la speranza che la collaborazione tra le due tradizioni religiose porti frutto in «gesti concreti di pace, empatia e fraternità». Il Pontefice ha infine impartito la benedizione apostolica sui presenti, invocando la pace come «una delle più importanti benedizioni di Dio».

s.R.V.
Silere non possum

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