Il Sinodo e quella diffusa incompetenza che vige in Vaticano

Thierry Bonaventura


The incompetence of the laity in the Vatican risks sending the system to collapse.





Se da un lato abbiamo una macchina giudiziaria che non funziona perchè guidata da persone che non hanno titoli per esercitare in questo Stato, dall’altro ci sono centinaia di persone che occupano poltrone all’interno di questo piccolo  Stato ma non hanno idea neppure di dove si trovino.

È l’amara constatazione alla quale si è giunti dopo dieci anni di un pontificato che ha fomentato il familismo amorale più becero e si sono visti arrivare direttori editoriali dei media vaticani che sono stati “fortemente consigliati da tizio”, “suore” piazziate nel medesimo dicastero raccomandate da Marko Ivan Rupnik, monsignori che fra un taglia e cuci di lettere si sono fatti spazio sgomitando qua e là e quant’altro.

La situazione è complessa e rischia di portare al collasso, “se il Buon Dio non ci farà qualche Grazia molto presto”, sussurra qualcuno lasciandosi alle spalle Santa Marta ed entrando nella Basilica Vaticana. Il metro di giudizio per le assunzioni, le quali dovevano essere bloccate ma in realtà sono aumentate a dismisura, è divenuto quello tipico italiano: “sei amico di?” Ed infatti questa è la domanda che si sentono rivolgere diverse persone che magari in quel posto sono arrivate grazie ai propri meriti ma non certo perchè scelte durante questo pontificato.


Silere non possum è tornato spesso su questo argomento, in particolare in merito alla giustizia. Abbiamo parlato di Alessandro Diddi, il quale ama molto parlare con i giornalisti ma non ama sedere nelle biblioteche e studiare. Abbiamo parlato di Giuseppe Pignatone, silurato dalla Repubblica Italiana e ripescato dai migliori mentori delle Pontificie Accademie. Si tratta di persone portate in Vaticano ma che non hanno mai studiato il diritto canonico e nemmeno quello vaticano. Abbiamo parlato del Dicastero per la Comunicazione, il quale sta facendo acqua da tutte le parti ma continua ad occupare uno dei primi posti per quanto riguarda la spesa nel bilancio annuale.

Oggi, emerge chiaramente un altro “illustre” comunicatore. Si tratta del francese Thierry Bonaventura, attuale Communication Manager della Segreteria Generale del Sinodo. Sì, un altro di quei laici che ama utilizzare questi termini così al passo con i tempi.

L’incapacità di stare al proprio posto

Come abbiamo evidenziato in questo articolo, sembra che nel Sinodo stia emergendo la voce di una parte di Chiesa, la quale non si può definire cattolica. Parliamo di quei cattolici di lingua tedesca. Pensiamo all’Austria, alla Germania e alla Svizzera. Crediamo vivamente che per ogni sacerdote ed ogni vescovo sarebbe illuminante fare un esperienza in questi Paesi. Un mese, non di più. Ci si renderebbe conto come queste realtà sono all’avanguardia per quanto riguarda la gestione del denaro, delle strutture, dell’amministrazione ma vi sia un completo disinteresse verso ciò che è l’insegnamento della Chiesa Cattolica, la figura di Gesù Cristo e quant’altro. 

Nelle parrocchie i laici hanno ruoli dirigenziali. Se un sacerdote riceve l’offerta per la celebrazione di una Santa Messa non la tiene per sé ma la deve dare alla “segretaria parrocchiale”. Il Sacramento della Penitenza? Sconosciuto. Le persone accedono all’Eucarestia senza attingere al sacramento della misericordia. 

“Se dall’ambone dici ai fedeli che devono prima confessarsi e poi accedere all’Eucarestia, vanno dal vescovo e dicono di rimuoverti”, confessa un sacerdote tedesco. E continua: “Tutto è in mano ai laici, se tu non assecondi le loro aspettative ti mandano via. In alcune realtà, come la Svizzera, sei effettivamente assunto dai laici e loro scelgono se sei degno oppure no”. 

Qui emerge chiaramente l’importanza del denaro, cosa sulla quale spesso il Papa ama scherzare. La povertà non può essere intesa come un “vendiamo tutto”, ovvero come sterile pauperismo. Il denaro, è innegabile, assicura alla Chiesa la libertà. Per questo motivo è fondamentale capire che anche questo Stato è a garanzia della libertà del Papa e della stessa Chiesa. “Qui, infatti, è evidente che lasciando il denaro in mano al laicato, questi scelgono per noi e se vuoi vivere devi assecondarli, sennò finisci per strada”, continua il sacerdote.

Questa deriva, come abbiamo detto, sta raggiungendo anche Roma e invece di rifiutarla con chiarezza, stiamo assecondando le folli aspirazioni di qualcuno che non è capace di stare al proprio posto.


Nelle scorse ore Thierry Bonaventura ha inviato una newsletter nella quale ha intrapreso una ridicola difesa dell’ Instrumentum Laboris. È chiaro che nella Segreteria del Sinodo hanno paura che qualcuno alzi la voce perchè è evidente, a Silere non possum sono arrivate numerose testimonianze, che tutti coloro che avevano scritto al Sinodo o hanno manifestato le proprie posizioni “conservatrici” durante i gruppi, non sono stati presi in considerazione. Qualcuno, però, in Via della Conciliazione sta giocando e sperando in quella incredibile capacità che anima i gruppi “tradizionalisti”, ovvero quella di farsi la guerra fra loro. Quindi, se anche uno alzasse la voce, gli altri non si unirebbero per sola gelosia. È lo stesso motivo per cui a determinati soggetti non vengono affidate le parrocchie, perchè piuttosto che curare il gregge loro affidato si mettono in competizione con i parroci viciniori. 

Bonaventura scrive: “Il testo non è frutto di ChatGPT ma di un lungo processo di discernimento che ha tenuto conto di tutto quanto è stato fatto ed elaborato in questi due anni di processo”.

Il fatto che non sia frutto di una intelligenza artificiale è palese, in quanto questa avrebbe sicuramente tenuto in considerazione anche le voci contrarie, cosa che in questo caso l’“intelligenza umana” ha chiaramente eliminato.

Poi, il communication manager la spara grossa: “La Segreteria Generale del Sinodo è la Segreteria Generale di tutta la Chiesa e non solo di una parte di essa”. Bonaventura sembra che non abbia studiato abbastanza a Lione. La Chiesa Cattolica non ha nessuna Segreteria Generale e se coloro che fanno parte della Segreteria del Sinodo pensano di essere “tutta la Chiesa” forse non hanno capito proprio nulla. Questa è l’ennesima dimostrazione di come questi soggetti abbiano dei problemi seri di megalomania.

È evidente l’incapacità di stare al proprio posto ma di voler mettere le mani dappertutto. Proprio come Nathalie Becquart la quale parla ben poco di Gesù Cristo ma si preoccupa della metratura del proprio ufficio. 

Per comprendere che questo Sinodo rischia di diventare il festival delle ambizioni è necessario che una bella fetta di clero si svegli. Certo, per comprendere le derive anche dottrinali alle quali rischiamo di andare incontro, bisogna aver studiato. Anche per questo motivo qualcuno è sereno e non si preoccupa, perchè il risultato della “tanta pastorale” post conciliare sta dando i suoi frutti. Abbiamo pochi sacerdoti che hanno una solida formazione teologica. Coloro che sono stati ordinati negli ultimi dieci anni, sono molto più preparati dei “sessantottini”. Ma il clima di terrore che vige, porta molti a tacere e questo è un guaio.

d.L.A.

Silere non possum


Articolo pubblicato il 26 giugno 2023



Condividi questo articolo

Categorie

Ecumenismo
Citta del Vaticano
Chiesa cattolica

ARCHIVI

ULTIMI ARTICOLI

NEWSLETTER