Città del Vaticano – Alle ore 12 di questa mattina, come di consueto, Leone XIV si è affacciato alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per la recita dell’Angelus, davanti ai fedeli e ai pellegrini riuniti in Piazza San Pietro. Il Papa ha affidato la meditazione al Vangelo di Giovanni, indicando in Giovanni il Battista una figura decisiva per comprendere il cuore della vita cristiana: riconoscere il Signore, indicarlo senza appropriarsene, poi farsi da parte.
Il punto di partenza è la proclamazione del Battista: «Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo». In quelle parole, ha ricordato Leone XIV, Giovanni riconosce in Gesù il Messia e ne annuncia pubblicamente la missione. Subito dopo, però, compie un gesto che ne rivela la statura spirituale: rinuncia alla centralità, accetta che la propria missione sia compiuta, lascia spazio a Colui che viene “prima”. Amato dalle folle e temuto dalle autorità di Gerusalemme, Giovanni avrebbe potuto capitalizzare consenso e popolarità. Sceglie invece l’umiltà, la verità della propria vocazione, la libertà dal successo.
Da questa testimonianza il Papa ha tratto una lettura diretta del presente. La ricerca di approvazione, visibilità e consenso - ha osservato - esercita oggi una pressione costante sulle persone, fino a condizionare idee, comportamenti e relazioni. Ne derivano stili di vita fragili, esposti alla frustrazione e alla divisione. La gioia, ha insistito Leone XIV, nasce altrove: dal sapersi amati e voluti dal Padre. È l’amore di un Dio che non entra nella storia con “effetti speciali”, ma condividendo la fatica umana e portando i pesi di ciascuno, rivelando il valore reale di ogni persona.
«All’approvazione, al consenso, alla visibilità viene data spesso un’importanza eccessiva, tale da condizionare le idee, i comportamenti e gli stati d’animo delle persone, da causare sofferenze e divisioni, da produrre stili di vita e di relazione effimeri, deludenti, imprigionanti. In realtà, non abbiamo bisogno di questi “surrogati di felicità”. La nostra gioia e la nostra grandezza non si fondano su illusioni passeggere di successo e di fama, ma sul saperci amati e voluti dal nostro Padre che è nei cieli» ha detto.
Questa domenica Leone invita: «non lasciamoci trovare distratti al suo passaggio». Non disperdere tempo ed energie nell’apparenza. Imparare dal Battista la vigilanza dello spirito, la sobrietà, l’amore per le cose semplici e per le parole sincere. In questa linea, il Papa ha indicato la necessità di ritagliare ogni giorno uno spazio di silenzio e di preghiera, un “deserto” interiore dove ascoltare e incontrare Dio.
Il Papa ha ricordato anche l’inizio della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, richiamandone le radici storiche e il sostegno offerto da Papa Leone XIII. Il tema scelto per quest’anno - «Un solo corpo e un solo Spirito» (Ef 4,4) - accompagna, ha spiegato, un cammino che chiede coerenza tra l’impegno per l’unità, la pace e la giustizia. Da qui il pensiero alla popolazione dell’est della Repubblica Democratica del Congo, costretta alla fuga verso il Burundi a causa delle violenze, e alle vittime delle recenti inondazioni nell’Africa meridionale. Il Pontefice ha infine rivolto un saluto ai gruppi presenti in piazza, tra cui studenti e comunità parrocchiali, ringraziando per la preghiera e augurando a tutti una buona domenica.
d.M.L.
Silere non possum