Papa Francesco ha più volte ribadito che “Il denaro deve servire e non governare!”. Eppure, osservando la realtà ecclesiale, sembra che il denaro sia diventato il motore di molte decisioni istituzionali.

La questione economica non può essere sottovalutata. La Chiesa, come ogni altra organizzazione, necessita di risorse per sostenere le proprie strutture e attività. Allo IOR un presule disse: “La Chiesa non si regge sulle Ave Maria” - una frase che, pur essendo falsa dal punto di vista spirituale, fotografa con realismo le esigenze materiali dell’istituzione.

Lo Stato della Città del Vaticano nasce, appunto, per garantire libertà e sicurezza al Papa e alla Chiesa Cattolica, offrendo una base territoriale (SCV) e uno status giuridico internazionale (Santa Sede). Tuttavia, anche questa indipendenza formale è spesso condizionata da dinamiche economiche esterne. Il caso della sospensione dei POS in Vaticano nel 2013, decisa da Deutsche Bank Italia, ne è un esempio. La Santa Sede, per evitare l’isolamento finanziario, ha dovuto spesso scendere a compromessi ed allinearsi agli standard internazionali aderendo anche al sistema Moneyval.

La gestione economica vaticana è sempre stata oggetto di discussioni: investire o non investire? E, se sì, in quali settori? Escludere investimenti eticamente discutibili rischia di limitare le risorse disponibili e portare al collasso. Questo compromette l’indipendenza della Chiesa, che spesso deve muoversi entro i confini imposti dai grandi poteri economici. È giusto non investire in armi, aborto, teorie gender, eutanasia, contraccettivi, ecc… Ma se in tutto ciò che c’è ci sono questi interessi, come fare?

Per questo Papa Francesco, in tutto il suo pontificato, ha cercato di mantenere buoni rapporti con figure influenti, oscure e molto discusse del panorama globale. È uno scandalo ma è anche il segno di una realtà complessa che nessuno sembra voler affrontare con soluzioni strutturali.

Anche l’attività di cardinali, vescovi e sacerdoti dipende inevitabilmente da coloro che queste risorse le rendono disponibili, ovvero da chi dona. La gestione delle parrocchie, la costruzione e la manutenzione delle chiese richiedono fondi. Oggi i fedeli non donano "per la Chiesa" ma donano solo "per l'amico prete", "per il vescovo simpatico", "per il prete che mi ha saputo ascoltare", ecc... Non c'è più l'amore per l'istituzione, non c'è più la fede. I sacerdoti, quindi, devono considerare anche le esigenze materiali quando si interrogano su cosa predicare, come predicarlo, ecc…

Le dinamiche economiche influenzano anche le posizioni teologiche e pastorali. Alcuni cardinali americani, sostenuti da finanziatori ricchi e conservatori, hanno preso posizioni precise in sede di dibattito ecclesiale. Lo stesso è avvenuto in Africa, dove la pressione economica e politica condiziona la posizione dei vescovi su certi temi. Il Sinodo, ampiamente voluto dall’episcopato europeo, non è stato esente da simili influenze, anche se in direzione opposta.

Le spese per organizzare eventi come il Sinodo suscitano interrogativi: “Da dove provengono i fondi?” Sebbene si chiedano tagli a cardinali e vescovi, i soldi per la logistica, le borraccine, le matitine brandizzate, il cibo e le strutture si sono sempre trovati. E dietro questi finanziamenti spesso si celano interessi che sono politici e nulla hanno a che vedere con la fede cattolica. 

Questo porta a una domanda cruciale: la Chiesa può realmente essere indipendente se le sue attività dipendono da chi la finanzia?

Il denaro nella Chiesa: tra ideali e realtà

In alcuni Paesi, come la Svizzera, il sistema è già consolidato: i sacerdoti vengono assunti dalle parrocchie e valutati da consigli parrocchiali, spesso guidati da laiche femministe. Le selezioni avvengono anche sulla base delle idee del sacerdote: aperture a temi come il femminismo, i diritti LGBTQ+ o l’eutanasia influenzano le decisioni. Questo modello, sebbene distante dalla tradizione cattolica italiana, potrebbe estendersi, anche considerando che il sistema dell'8x1000 è in profonda crisi.

La legge 222 del 1985 mostra segni di cedimento. Sempre meno persone scelgono di destinare fondi alla Chiesa Cattolica, mentre alcune inchieste giudiziarie iniziano a mettere in discussione la gestione di queste risorse. Si tratta, anche qui, di un progetto politico ben chiaro. L’inchiesta giudiziaria portata avanti da Giovanni Caria è chiaramente politica. Non solo mette in risalto la profonda ignoranza di un uomo che non ha neppure chiaro cosa sia “un pubblico ufficiale” e non ha mai aperto un libro di diritto ecclesiastico, ma ha il fine di colpire la Chiesa, le sue risorse e la sua autonomia. 

Andrea Grillo e l'Ateneo Sant'Anselmo

Il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, sotto la giurisdizione della Santa Sede e ospitato nel monastero di Sant'Anselmo all'Aventino, è il punto di riferimento liturgico della Chiesa Cattolica, al momento.  Fondato nel 1687 da Papa Innocenzo XI per la congregazione Cassinese, venne ampliato nel 1867 da Papa Pio IX, che ne aprì le porte ai benedettini di tutte le congregazioni. Con Papa Leone XIII, divenne un ateneo aperto al clero universale, articolandosi in tre facoltà: teologia, filosofia e diritto.

Negli anni, purtroppo, è divenuto il fortino di potere di chi ha una visione della liturgia che è folclore ed esibizionismo. La comunità benedettina ha offerto diversi professori seri, preparati e senza ideologie ma le pressioni sono molte e Sant’Anselmo oggi è famoso in Italia per essere il luogo dal quale Andrea Grillo propala le sue teorie eretiche e gravemente contrarie alla dottrina e al diritto canonico. 
Gli Statuti affermano: «L’Ateneo Sant’Anselmo è per sua natura ordinato acciocché da tutti i collaboratori della sua comunità, ciascuno secondo la propria condizione e di comune accordo, siano perseguite le seguenti finalità: 

Che studenti, chierici e laici di ambo i sessi, innanzitutto quelli che sono stati mandati dai monasteri della Confederazione Benedettina ricevano una istruzione generale, ma autenticamente scientifica, nella vera dottrina della Chiesa che siano istruiti in grado superiore, in alcune discipline dall’Ateneo coltivate in modo particolare al fine di insegnarla, di promuovere con il proprio impegno la stessa scienza, di prestare una intensa opera alle Chiese nel ministero dell’evangelizzazione». 

Grillo è Professore Ordinario di Teologia sacramentaria presso la Facoltà di Teologia del Pontificio Ateneo Sant’Anselmo. Si tratta di un uomo che ha sempre cavalcato l’onda di temi mediatici per sgomitare e farsi spazio nel panorama ecclesiale, l’unico nel quale può essere sentito, e riuscire a vendere qualche libro. Se si parla di omosessualità lui pubblica un libro sul tema pur non sapendo nulla né della dottrina cattolica, né della psicologia, né di ciò che vivono le persone omosessuali. Se si parla di donne lui pubblica articoli e libri sul tema pur non sapendo nulla né della dottrina cattolica sul tema, né del magistero, né nulla. Da qualche anno, quindi, ha iniziato a “battersi” per questa causa proprio come se fosse una questione politica. Dalla sua pagina Facebook, infatti, Grillo non stenta a far capire le sue posizioni politiche e le sue critiche – sempre volgari – contro Giorgia Meloni e la destra italiana. 

Eppure, il compito di un professore non dovrebbe essere questo. A Grillo, però, non resta che “urlare” le sue idee perché di formare le coscienze non ne è capace (per fortuna!). Ha creato un clima irrespirabile anche all'interno della più importante rivista liturgica, dalla quale è stato portato a dimettersi, per fortuna.  

Ed è proprio per urlare che viene invitato in giro per l’Italia a parlare dell’ordinazione delle donne. A Camaldoli, nota per essere la fucina delle eresie liturgiche e teologiche e i risultati sono evidenti, è stato invitato varie volte ad urlare e a dare degli “psichiatrici” a tutti coloro che non ritengono che le donne possano ricevere il sacramento dell’ordine. 

Come è possibile – si chiedono in molti – che Andrea Grillo continui ad insegnare teorie contrarie alla dottrina e al diritto dalla cattedra di un Pontificio Ateneo che sta rovinando anche la propria immagine a livello internazionale? 

L’arcano è presto risolto. L’Ateneo Sant’Anselmo riceve denaro, per quell’insegnamento, da una congregazione benedettina, quella svizzera. Grillo, quindi, è supportato finanziariamente per insegnare ciò che insegna. Negli anni ci sono state diverse proteste per la presenza di questo professore nell’Ateneo. Anche il Dicastero per la Dottrina della Fede, qualche anno fa, aveva puntato lo sguardo su Andrea Grillo ed aveva interrogato il Pontificio Ateneo. Pecunia non olet dicevano i latini. E oggi non importa cosa tu insegni, l’importante è che ci sia qualcuno che ti finanzia. 

Lo stesso e identico ragionamento viene fatto in merito ad Isabella Bruckner, docente collegata con l’Università di Linz (Austria). 
Questa signora si è presenta all'Ateneo come vincitrice del bando per la direzione della cattedra triennale “Pensiero e forme dello spirituale”. Nella commissione del bando, oltre a “esperti” esterni il Sant’Anselmo non aveva alcun professore benedettino. L’unica presenza era Andrea Grillo, appunto.

Questa cattedra, fondata nel 2022 è finanziata da una fondazione anonima, la quale ha posto come condizione che il titolare fosse un laico, preferibilmente donna. Si ritorna, quindi, ad una agenda ben chiara anche nel Sinodo sulla Sinodalità e che vuole colpire, ad ogni costo, il sacerdozio ministeriale e la vita religiosa. 
L’abate primate, Gregory Polan, rispose ad alcune obiezioni che vennero sollevate con la solita filippica: «Ci servono i soldi e questa fondazione li mette». I monaci benedettini, invece, devono cercarsi da soli i fondi per poter insegnare e il discorso è sempre il solito: chi finanzia una realtà senza alcun interesse? 

Isabella Bruckner, quindi, ha garantiti i corsi in varie specializzazioni dell’Ateneo. È divenuta anche responsabile della formazione di un gruppo di giovani, laici, a cui la medesima fondazione dava borse di studio. Bruckner ha gestito il proprio programma, senza la partecipazione dei monaci benedettini, rappresentando l'ateneo benedettino all'esterno (soprattutto presso Università Pontificie nell’Urbe, due volte anche presso l’ European Academy of Religion - addirittura senza aver informato ed ottenuto l'autorizzazione del rettore). Bruckner, peraltro, non ha alcuna esperienza monastica. 

La docente austriaca ha organizzato e ha preso parte a vari simposi proposti dall'ateneo, prendendo praticamente il posto dei monaci benedettini. Ascoltando i suoi interventi si evince chiaramente che sta adempiendo fedelmente alla sua missione femminista, stabilendo contatti con i circoli femministi di Roma e dicendo, ad esempio, che i sacerdoti dovrebbero ispirarsi alla donna partoriente, o analizzando la provocatoria scultura della Cattedrale di Linz in un simposio sulla Madonna. 


Nonostante le sue gravi posizioni, Bruckner è stata anche invitata alla conferenza stampa di apertura del Congresso Internazionale sul futuro della Teologia “Eredità e immaginazione” promosso dal Dicastero per la Cultura e l'Educazione. Bruckner ha svolto anche lezioni presso il Pontificio Istituto Teologico “Giovanni Paolo II” per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia in Roma e ha partecipato ad un laboratorio presso la Pontificia Accademia Pro Vita. 

I monaci benedettini non vengono “ingaggiati” per svolgere tutte queste “mansioni”, come mai?
Eppure, oggi, sull’Aventino si è aperto a laici come Grillo e Bruckner, i quali non solo insegnano cose contrarie alla dottrina ma lavorano anche per promuoversi l’un l’altro e mettere fuori gioco “chierici” e “monaci”. 

La domanda, quindi, è: come mai si lascia che a dettare l’agenda siano i finanziatori che hanno fini politici e non hanno a cuore il bene della Chiesa? 

A.M. e p.R.D.
Silere non possum