Città del Vaticano - La manipolazione della comunicazione oggi raramente passa attraverso la falsificazione brutale dei fatti. Accade, certo, ma è meno raro. Il meccanismo è più sottile: alcuni giornalisti prendono un dettaglio reale, lo ingrandiscono, lo trasformano nella chiave di lettura dominante e spingono sullo sfondo tutto il resto. In questo modo tentano di orientare il lettore prima ancora che entri nel merito di un discorso, di un gesto, di un viaggio. Gli studi sul framing descrivono esattamente questo processo: i media rendono alcuni aspetti della realtà più visibili di altri e così influenzano il giudizio pubblico.
Dall’elezione di Leone XIV questo schema è riemerso con particolare chiarezza, secondo una dinamica già nota ai tempi di Benedetto XVI. Una parte del sistema mediatico, compreso lo stesso Dicastero per la Comunicazione, ha deciso di incasellare il Papa dentro una rappresentazione già confezionata, da interpretare secondo categorie ideologiche precedenti ai suoi testi e ai suoi atti. La logica, in fondo, è brutale nella sua semplicità: se non piaci, ti si costruisce addosso un racconto capace di farti apparire agli occhi del pubblico per ciò che si vuole che tu sia, non per ciò che realmente dici e fai. Su questo modo di operare Silere non possum pubblicherà nei prossimi giorni un’inchiesta con rivelazioni esclusive.
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