Malabo - L'ultimo giorno del terzo viaggio apostolico internazionale di Leone XIV comincia con la colazione e il congedo dal personale della Nunziatura Apostolica della capitale equatoguineana. Il Pontefice raggiunge in automobile lo Stadio di Malabo, dove una folla radunatasi dall'alba attende di vederlo. Un giro in papamobile tra i settori gremiti precede i riti di introduzione. Poco prima delle dieci, il Santo Padre presiede la Santa Messa: accanto a lui l'arcivescovo di Malabo, monsignor Juan Nsue Edjang Mayé, il seguito pontificio ed il clero locale con i rappresentanti delle autorità civili del Paese.

Il Papa: «si faccia piena luce»

Prima ancora di commentare la Parola, Leone XIV ricorda «con affetto» la Chiesa particolare di Malabo e il suo Pastore, ed esprime «le sentite condoglianze a tutta la comunità arcidiocesana, ai fratelli sacerdoti e ai familiari per la scomparsa, alcuni giorni fa, del suo Vicario Generale, Monsignor Fortunato Nsue Esono».

Considerata la giovane età e la recente nomina a vicario generale, sono iniziate le speculazioni sulla morte di questo giovane prete. Leone XIV, che è stato subito informato, ha detto chiaramente: «Invito a vivere con spirito di fede questo momento di dolore e confido che, senza lasciarsi indurre a commenti o conclusioni affrettate, si faccia piena luce sulle circostanze della sua morte». Un richiamo alla verità, e insieme alla prudenza, che il Pontefice colloca esattamente sulla soglia della Liturgia della Parola, misurando le parole, ma senza eludere quanto accaduto.

L'eunuco etiope e la lettura credente della Scrittura

È sulla pagina degli Atti degli Apostoli - l'incontro tra il diacono Filippo e l'eunuco della regina d'Etiopia, in viaggio di ritorno da Gerusalemme verso l'Africa - che Leone XIV costruisce il cuore dell'omelia. Il ritratto del viandante è tracciato con pochi tratti, ma netti: «un uomo ricco, come la sua terra, ma schiavo». Formula asciutta, che nello stadio di Malabo risuona ben oltre la pagina biblica. I tesori che l'etiope amministra non gli appartengono; le sue energie, osserva il Papa, «sono tutte a servizio di un potere che lo controlla e lo domina». E quello stato, aggiunge, è «dolorosamente impresso sul suo corpo»: un eunuco, cui è stata sottratta la possibilità stessa di generare.

È mentre torna in Africa, «diventata per lui luogo di servitù», che la Parola di Dio lo libera. Da semplice lettore della Bibbia l'uomo si fa protagonista di un racconto che lo riguarda: il Battesimo lo rende figlio, non più estraneo. Una chiave di lettura che Leone XIV offre al continente senza nominarlo direttamente, ma con un parallelo che i presenti comprendono.

Dalla vicenda dell'eunuco il Pontefice passa al principio ecclesiologico: la lettura della Scrittura è «un atto sempre personale e sempre ecclesiale, non un esercizio solitario o meramente tecnico». Lo Spirito Santo che ha ispirato la Scrittura e la Tradizione apostolica che l'ha custodita sono, insieme, la cornice che consente alla Parola di dischiudersi.

Dalla manna all'Eucaristia

Il secondo movimento dell'omelia muove dal capitolo sesto di Giovanni. Alla manna del deserto - «prova, benedizione e promessa» - succede «il sacramento dell'Alleanza nuova ed eterna». E qui Leone XIV affida all'assemblea la formula che raccoglie il magistero dell'intero viaggio: «Cristo per noi è tutto». Cita Ambrogio - «se sei oppresso dall'iniquità, Egli è la giustizia; se hai bisogno di aiuto, Egli è la forza; se temi la morte, Egli è la vita» - e consegna ai fedeli equatoguineani una scelta descritta come «decisiva»: fidarsi che l'amore di Dio sia «più forte della mia morte».

Non manca un riferimento esplicito al predecessore. Richiamando l'Evangelii gaudium, il Pontefice cita l'insegnamento di Francesco sulla «gioia del Vangelo» e sulla «tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro». Un rinvio che colloca il viaggio di Leone XIV in una linea di continuità con il magistero missionario del pontificato precedente, senza esaurirsi in esso e senza celebrarlo.

Il congedo e il rientro a casa

Al termine della celebrazione, l'arcivescovo Nsue Edjang Mayé ha rivolto al Papa alcune parole di ringraziamento. Leone XIV è rientrato brevemente in sagrestia; da qui ha raggiunto in automobile l'Aeroporto Internazionale di Malabo per la Cerimonia di Congedo dalla Guinea Equatoriale. Il volo per Roma decollerà poco dopo le 12.45 locali (13.45 nello Stato della Città del Vaticano).

p.T.S.
Silere non possum

Commenti

Ancora nessun commento...

Lascia un commento

Per prendere parte alla discussione devi far parte della community. Abbonati ora!