Verona - Le luci dei Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026 si sono spente, lasciando un'eredità di record straordinari, storie di trionfi personali e momenti di competizione che resteranno impressi nella memoria collettiva. La cerimonia di chiusura, tenutasi ieri sera nella suggestiva cornice dell’Arena di Verona, ha regalato uno spettacolo emozionante, arricchito da un’atmosfera di grande armonia e condivisione tra gli atleti. Anche la serata trascorsa in compagnia di amici e colleghi, in un locale vivace e brulicante di lingue e culture diverse, ha contribuito a rendere l’esperienza ancora più speciale e memorabile. Ma oltre l'innegabile spettacolo sportivo, le Olimpiadi offrono una lente potente attraverso cui osservare la condizione umana, un'arena dove valori profondamente spirituali emergono con sorprendente chiarezza. Per un cristiano, guardare a questo evento globale significa andare oltre la classifica del medagliere e scorgere un riflesso della nostra stessa esistenza.
Come ha sottolineato anche Leone XIV nella sua lettera apostolica La Vita in Abbondanza, la pratica sportiva è molto più che mera competizione o ricerca di primato. È “un’attività comune, aperta a tutti e salutare per il corpo e per lo spirito, al punto da costituire un’universale espressione dell’umano”. In tale prospettiva, le Olimpiadi diventano un’occasione privilegiata per riscoprire i valori più autentici dello sport, andando alla radice del suo significato e del suo impatto sulla persona e sulla società.
Il primo elemento che risalta è il sacrificio. Dietro ogni performance, anche quella che dura pochi secondi, ci sono anni di rinunce, di allenamenti estenuanti, di dolore fisico e mentale. Questa dedizione totalizzante, questa disciplina ferrea, è una sorta di ascesi laica. L'atleta, proprio come il monaco, impara a dominare il proprio corpo, a sottomettere gli impulsi immediati in vista di un bene più grande. San Paolo, non a caso, utilizzò una metafora sportiva: "Ogni atleta è temperante in tutto; essi lo fanno per ottenere una corona corruttibile, noi invece una incorruttibile" (1 Cor 9,25). Leone XIV ha richiamato questa tradizione paolina, sottolineando come “la disciplina dell'atleta ci ricorda che nessun obiettivo di valore si raggiunge senza impegno, e che il nostro cammino di fede richiede una simile perseveranza”.
I Giochi Olimpici incarnano anche un ideale potente di fratellanza universale. Per due settimane, atleti provenienti da ogni angolo del mondo, da nazioni in pace e in conflitto, si sono incontrati su un terreno comune. Competono ferocemente, ma nel rispetto delle regole e dell'avversario. Il gesto di un atleta che aiuta un rivale a rialzarsi, l'abbraccio tra concorrenti dopo un'estenuante finale, la gioia condivisa per un record superato, sono piccole icone di fraternità. Nella preghiera per le Olimpiadi l’Arcivescovo Mario Enrico ci ha invitato a pregare così: «Siano giorni di condivisione, Padre nostro, Padre di tutti. Condivisione perché la festa non dimentica le tragedie, condivisione perché le risorse non siano per i ricchi, ma per tutti, condivisione perché le Olimpiadi e le Paralimpiadi alimentano la cultura della pace»
Lo sport, ci ha ricordato Leone XIV, “può svolgere un ruolo importante per il bene dell’umanità, in particolare per la promozione della pace”. Un altro aspetto centrale è il valore formativo dello sport, che si esprime nel suo essere una vera e propria scuola di vita. Leone XIV ci ha ricordato che “la persona, secondo la visione cristiana, deve rimanere sempre al centro dello sport in tutte le sue espressioni, anche in quelle di eccellenza agonistica e professionale.” Lo sport è uno spazio in cui si educano non solo le capacità fisiche, ma anche le virtù interiori, come la moderazione, l'equilibrio tra disciplina e libertà e la crescita nella responsabilità verso sé stessi e gli altri. Momenti di vittoria e sconfitta, vissuti in modo autentico, sono occasioni di crescita e di approfondimento della propria umanità.
Infine, queste olimpiadi ci hanno offerto occasioni sincere di amicizia e fraternità. Leone XIV ha scritto: “Lo sport offre uno spazio privilegiato di relazione e di dialogo con i nostri fratelli e sorelle appartenenti ad altre tradizioni religiose, così come con coloro che non si riconoscono in alcuna di esse.”
Esperienze come la partecipazione di atleti rifugiati o, nei prossimi giorni, l’inizio delle Paralimpiadi rappresentano esempi concreti di come lo sport possa superare barriere sociali, economiche e fisiche. Questi momenti dimostrano il potere dello sport come autentico strumento di solidarietà e promotore di dignità universale.
Le Olimpiadi ci parlano anche della bellezza e del limite umano. Ammiriamo la perfezione quasi soprannaturale di un gesto atletico, la potenza di un corpo spinto al suo massimo potenziale. In questa armonia e bellezza, possiamo intravedere un barlume della creatività di Dio, che ha plasmato l'uomo a sua immagine. Allo stesso tempo, vediamo la fragilità. Vediamo l'infortunio che spezza un sogno, l'errore di un millimetro che costa una medaglia, la delusione cocente di chi non ce la fa.

Questa tensione tra la grandezza e la fragilità è profondamente cristiana. Ci ricorda che siamo creature meravigliose ma limitate, e che proprio in questo nostro limite si apre lo spazio per il trascendente. La sconfittasportiva, se vissuta con dignità, insegna l'umiltà e la capacità di rialzarsi, virtù fondamentali per una vita piena. La vittoria, d'altra parte, ci invita a rendere grazie, riconoscendo che i nostri talenti sono un dono da coltivare e non un possesso da ostentare.
Certo, non mancano le ombre. La commercializzazione esasperata, le pressioni psicologiche sugli atleti, i casi di slealtà sportiva e le controversie politiche ci ricordano che anche questo nobile evento è segnato dall'imperfezione umana. Ma proprio per questo, la prospettiva della fede e l'insegnamento di Leone XIV diventano ancora più importanti: “Lo sport può e deve essere spazio di accoglienza, capace di coinvolgere persone di diversa provenienza sociale, culturale e fisica... una delle espressioni più semplici e più profonde di umanità riconciliata.”
Le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 sono state più di una semplice competizione. Sono state una parabola della vita: una storia di sacrificio, di cadute e risalite, di incontro con l'altro e di ricerca di un significato che va oltre il podio. Ci hanno mostrato che nello sforzo del corpo si può celebrare la forza dello spirito e che, in fondo, la vera vittoria è correre la propria gara con coraggio, onore e gratitudine, puntando a quella "corona incorruttibile" che ci attende al traguardo finale.
M.P.
Silere non possum