Città del Vaticano – «Perché tutti siano una sola cosa». È attorno a questa invocazione di Gesù che Leone XIV costruisce il suo Messaggio per la 100ª Giornata Mondiale delle Missioni, firmato il 25 gennaio 2026 e dedicato al tema «Uno in Cristo, uniti nella missione». Il Papa lega il centenario della celebrazione – istituita da Pio XI nel 1926 – a una priorità concreta: rilanciare il cammino missionario dopo l’Anno giubilare, chiedendo alla Chiesa cuori unificati, comunità riconciliate e una disponibilità reale a collaborare con generosità e fiducia.
Il testo parte da un punto teologico essenziale, con ricadute immediatamente pastorali: la missione nasce dall’unione con Cristo. Leone XIV insiste che l’identità cristiana si comprende come vita in comunione con il Signore, “come i tralci nella vite”, dentro la dinamica trinitaria. Da qui discende la comunione tra i credenti e, con essa, la fecondità missionaria. Il Papa richiama San Giovanni Paolo II: «la comunione è insieme sorgente e frutto della missione». La missione, in questa prospettiva, non si regge su iniziative isolate o su protagonismi individuali, ma su un tessuto ecclesiale capace di custodire la comunione come primo “atto missionario”.
Proprio per questo, Leone XIV affronta senza attenuazioni un nervo scoperto della vita ecclesiale contemporanea: l’insieme di conflitti, polarizzazioni, incomprensioni e sfiducia reciproca che può insinuarsi anche nelle comunità cristiane. Quando lacerazioni e sospetti diventano stile ordinario, osserva il Papa, la testimonianza si indebolisce e l’annuncio perde credibilità. La risposta indicata passa da un lavoro spirituale e comunitario di riconciliazione e di unità fraterna, con un riferimento esplicito anche all’impegno ecumenico: il Pontefice invita a cogliere le opportunità della comune memoria del Concilio di Nicea (1700 anni), come spazio per intensificare il cammino tra le Chiese cristiane.

Il secondo asse del Messaggio chiarisce la direzione: l’unità serve “perché il mondo creda”. Non si tratta di un obiettivo interno, ma di una responsabilità pubblica. Il Papa rievoca il motto del Beato Paolo Manna - «Tutta la Chiesa per la conversione di tutto il mondo» - e collega questo orizzonte alla dimensione corale dell’evangelizzazione, richiamata più volte dal predecessore: una missione vissuta come azione comunitaria e sinodale, dove nessun battezzato può sentirsi estraneo. In questa cornice, Leone XIV esprime riconoscenza per la Pontificia Unione Missionaria (fondata nel 1916, nel 2026 al 110° anniversario) e per le Pontificie Opere Missionarie - Propagazione della Fede, Infanzia Missionaria, San Pietro Apostolo, Unione Missionaria - valorizzandone il ruolo di rete ecclesiale che forma coscienze, unisce preghiera e carità, coordina la cooperazione tra comunità lontane.
Il Papa precisa anche che l’unità missionaria non coincide con uniformità. La missione, semmai, cresce quando i diversi carismi convergono e quando le differenze culturali, spirituali e liturgiche trovano un’espressione armonica nella stessa fede. Da qui l’esortazione a “irrobustire” la comunione missionaria ecclesiale e a sviluppare con creatività forme concrete di collaborazione. Il riferimento al rosario vivente ideato dalla Beata Pauline Marie Jaricot e al meccanismo delle offerte della Giornata Missionaria - distribuite dalle Opere a nome del Papa - rafforza l’idea di una missione che si struttura come legame stabile tra Chiese e popoli, più che come somma di progetti occasionali.

Nella terza parte, Leone XIV concentra il cuore del Messaggio: la missione vive della sostanza dell’amore. L’evangelizzazione, scrive, nasce dall’amore di Cristo, si esercita nell’amore e conduce all’amore, secondo la parola conclusiva della “grande preghiera” di Gesù: «L’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro». In questa luce il Papa ringrazia i missionari e le missionarie ad gentes, ricordando anche la propria esperienza pastorale in Perù, e lancia un appello a tutta la Chiesa: sostenere la missione con la testimonianza, la preghiera, il contributo concreto, e soprattutto con nuove vocazioni missionarie.
Il testo si chiude con una preghiera che riassume il programma ecclesiale del Pontefice: essere uno in Cristo, radicati nel suo amore che unisce e rinnova; vivere una Chiesa docile allo Spirito Santo e coraggiosa nel testimoniare; sostenere chi è sul campo; chiedere, con Maria Regina delle missioni, che l’opera evangelizzatrice diventi anche strumento di pace.
In controluce, il centenario della Giornata Missionaria Mondiale diventa così, per Leone XIV, una verifica severa e insieme una ripartenza: la missione riprende slancio quando la comunione viene rimessa al centro, quando la collaborazione supera le frammentazioni e quando l’amore di Cristo torna a determinare parole, scelte e relazioni della Chiesa.
d.B.C.
Silere non possum