Nell'era dei social media e dell'immagine, l'esibizione di rapporti con figure di potere religioso e politico ha assunto un forte valore simbolico. Sempre più spesso, laici e chierici condividono sui loro profili foto accanto al Papa, a cardinali, vescovi o altre personalità influenti. Chi invece evita i social, non di rado accompagna “ragazzetti” e conoscenti da alti prelati, politici o leader istituzionali, con l'intento di accreditarsi e rafforzare la propria rete di relazioni. Curiosamente, proprio coloro che coltivano tali dinamiche sono spesso i primi ad accusare gli altri di vantarsi delle proprie conoscenze. Ma quale significato si cela dietro questo fenomeno? E perché alcune persone ricercano con tanta insistenza questa forma di visibilità?
Il desiderio di legittimazione sociale
Secondo la sociologia, l'uomo è un essere sociale che cerca costantemente riconoscimento e validazione all'interno del proprio gruppo di riferimento. Il sociologo Pierre Bourdieu, con il concetto di "capitale simbolico", spiega come le persone cerchino di accumulare prestigio associandosi a figure considerate autorevoli. Mostrare una vicinanza, anche solo simbolica, al Papa o ad un politico può servire per guadagnare credibilità agli occhi degli altri, rafforzando il proprio status sociale e professionale.
Poiché queste dinamiche si riscontrano anche nell’ambito politico, spesso si esorta vescovi e cardinali a esercitare prudenza nei loro incontri con i diversi leader di partito. Con l’avvicinarsi delle elezioni, molte persone sfruttano le foto con figure ecclesiastiche per guadagnare credibilità.
Lo fanno anche quei “gruppi di fraternità religiose” recentemente costituiti, che invitano cardinali e vescovi ai loro eventi esclusivamente per scattare foto da pubblicare e accreditarsi. Non si tratta di un fenomeno nuovo: in passato, in Vaticano, c’erano individui che tenevano sulla scrivania la foto del baciamano con Benedetto XVI. Quando qualcuno li visitava, sostenevano di aver giocato a calcio con Joseph Ratzinger. Peccato che avessero un’età ben diversa da quella del Pontefice, e immaginare il teologo intento a giocare a calcio risulta, a dir poco, comico.
Erving Goffman, nel suo studio sulla presentazione del sé, ha evidenziato come gli individui costruiscano la propria immagine pubblica attraverso strategie comunicative. In quest'ottica, una foto con il Papa o con un cardinale, una medaglia o una benemerenza, diventa un mezzo per migliorare la propria immagine, conferendo un'aura di autorevolezza e importanza.
Il narcisismo digitale e la ricerca di visibilità
In Vaticano, questa pratica è stata storicamente accentuata, ma nell'era dei social media il desiderio di apparire è diventato ancora più pervasivo. Su piattaforme come Instagram, ad esempio, è comune imbattersi in professionisti che utilizzano la carità svolta con l'Elemosineria Apostolica come strumento di auto-promozione (Dentisti, medici, ecc…).
Questo comportamento sembra essere lontano anni luce dal comandamento evangelico: "Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra" (Mt 6,3). Jean Twenge e W. Keith Campbell, nel loro saggio The Narcissism Epidemic, analizzano come la società contemporanea abbia alimentato comportamenti narcisistici, dove l'immagine spesso prevale sulla sostanza. Pubblicare foto con alti prelati o autorità non è tanto un segno di autentica vicinanza o condivisione dei valori cristiani, quanto piuttosto una strategia per ottenere più "like", consensi e attenzione.
Questa dinamica è evidente anche in quei sacerdoti che promettono ai giovani di accedere alla Cappella Sistina con percorso privilegiato o li accompagnano, con abito impeccabile, in udienza con l'Arcivescovo della Curia Romana di turno. L'intento, più che formativo o spirituale, è quello di costruire un'immagine di potere e prestigio personale, che possa trasmettere l’idea nell’altro che “io sono potente, io ho amicizie importanti, io accedo in luoghi interdetti ad altri”. È ironico, poi, notare come proprio queste persone tendano a proiettare sugli altri ciò che in realtà risiede nei loro stessi cuori ed accusano chi denuncia queste pratiche di fare ciò che in realtà fanno o vorrebbero fare loro.

La strumentalizzazione delle relazioni
Un altro aspetto preoccupante è la strumentalizzazione delle relazioni per ottenere vantaggi personali. L'opportunità di esibire conoscenze influenti viene spesso utilizzata per ottenere ruoli di maggiore rilievo all'interno della Chiesa o nella società. Alcuni, sia laici che chierici, ad esempio, sfruttano la loro abilità nell’organizzare incontri con figure di spicco come merce di scambio, cercando di attrarre giovani fedeli o impressionare i superiori. Questa dinamica permea molte attività: c’è chi chiede la prefazione di un cardinale influente per conferire una sorta di "imprimatur" sulla propria opera e attirare l’attenzione dei lettori, e chi organizza una conferenza con l'intento di far risaltare il proprio nome accanto a quello del porporato di turno, come un marchio di prestigio. Ciò che preoccupa e, purtroppo, porta molti a vivere una crisi intorno ai quarant'anni è che queste persone non si rendono conto che, se il loro modo di "instaurare relazioni" si basa su queste dinamiche, le persone che attireranno a sé saranno inevitabilmente superficiali, con intenti diversi da quelli di una relazione sincera, disinteressata, non possessiva e gratuita.
Questo fenomeno non è nuovo: fin dall'antichità, la vicinanza a uomini potenti è stata simbolo di prestigio e autorevolezza. Oggi, però, questo processo è stato amplificato dai social media, che rendono immediata e facilmente accessibile la possibilità di esibire tali connessioni al grande pubblico. Nel mondo dei social, inoltre, tutto è costruito, e ognuno mostra ciò che desidera; per questo motivo, è molto più semplice millantare prestigio sventolando una foto scattata con un prelato che magari non ne è nemmeno consapevole. Papa Francesco, in questi anni, è stato utilizzato proprio in questo modo, e ci sono persone che avrebbero pagato una fortuna pur di avere una foto con il Papa, persino mentre era infermo sul letto d'ospedale.
Tra ambizione e autenticità
Se da un lato il desiderio di legittimazione sociale è una caratteristica naturale dell'essere umano, dall'altro la spettacolarizzazione delle relazioni con figure influenti rischia di svuotare di significato il vero valore di tali legami. L'importanza di un incontro con il Papa, un cardinale o un politico dovrebbe risiedere nel valore umano e spiritualedell'esperienza, non nella semplice possibilità di scattare una foto da pubblicare. Fortunatamente, ci sono incontri che restano nel riserbo non perché vi sia qualcosa da nascondere, ma perché hanno un carattere riservato e intimo. Chi sente la necessità di ostentare ogni aspetto della propria vita, mentre cura attentamente di nascondere le sue problematiche più profonde, rivela una grande insicurezza, cercando, consapevolmente o meno, l'approvazione del grande pubblico.
In un mondo sempre più dominato dall'immagine, la vera sfida consiste nel riscoprire il valore dell'autenticità, evitando che i rapporti umani diventino semplici strumenti di autocelebrazione. È in questo contesto che riscopriamo anche la figura di Gesù Cristo, che era profondamente impegnato nell'amare i suoi fratelli con sincerità, senza preoccuparsi di chi potesse essergli più utile. Oggi, nella Chiesa, troppo spesso abbiamo accettato questo sistema, favorendo l'idea che l’apparenza sia più importante della sostanza. Non importa se sei un buon cristiano, una buona persona, sincera e fedele, ciò che conta è solo che tu sembri tale. Camicia stirata, gemelli, e una bella maschera: tutto il resto sembra non avere valore.
Riscoprire il valore delle relazioni umane ci aiuterà a riscoprire anche il vero significato del potere, lontano dalle dinamiche dell’apparenza. Come diceva Margaret Thatcher: "Essere potenti è come essere una signora. Se devi dirlo, non lo sei."
F.P.
Silere non possum