Città del Vaticano - Papa Leone XIV ha ricevuto questa mattin in udienza i membri dell’Ordinariato Militare per l’Italia in occasione del Centenario di fondazione (1926-2026), segnato dal tema: “Inter Arma, Caritas. L’assistenza spirituale dell’Ordinariato Militare tra memoria e profezia”. Nel suo discorso il Pontefice ha collocato questa ricorrenza dentro una riflessione più ampia sul rapporto tra memoria ecclesiale, storia concreta dei popoli e responsabilità cristiana nei luoghi della vita militare. Il Papa ha parlato dell’anniversario come di un passaggio che “custodisce memoria, attualità e profezia”, legando il motto del Centenario a una missione: “per portare Cristo nelle vene dell’umanità, rinnovando e condividendo la missione apostolica, guardando al domani con serenità, compiendo scelte coraggiose”. La prospettiva indicata non è celebrativa in senso formale. Leone XIV ha insistito sul fatto che la memoria, per la Chiesa, non coincide con un archivio di dati o con una nostalgia del passato, ma resta una “coscienza viva”, capace di generare responsabilità e futuro.

La storia

In questo quadro si comprende anche il significato della ricorrenza. Il Centenario 1926-2026 richiama infatti l’approvazione civile dell’assetto dell’Ordinariato Militare con la legge n. 417 dell’11 marzo 1926, mentre la sua nascita risale al decreto del 6 marzo 1925 della Congregazione per i vescovi. L’erezione dell’Ordinariato è del 6 marzo 1925 e il riconoscimento fu poi approvato dalla legge italiana del 1926. La storia dell’assistenza spirituale ai militari in Italia, però, è più antica dell’istituzione novecentesca. Il documento ricostruisce una presenza di cappellani militari già negli Stati preunitari: nel Regno Lombardo-Veneto, nella Repubblica Italiana napoleonica, nel Ducato di Parma e Piacenza, nel Granducato di Toscana, nello Stato della Chiesa e nel Regno delle Due Sicilie. Con l’Unità d’Italia, il servizio spirituale entrò stabilmente nelle forze armate del nuovo Regno e nel 1865 il clero castrense contava 189 cappellani. Dopo la presa di Roma, però, le leggi italiane portarono alla progressiva eliminazione del corpo dei cappellani, divenuta definitiva nel 1878. La svolta arrivò con la Prima guerra mondiale. La circolare del 12 aprile 1915, firmata dal generale Luigi Cadorna, reintrodusse i cappellani militari; poco dopo, il decreto del 1º giugno 1915 portò alla nomina del primo vescovo di campo, Angelo Bartolomasi, posto al vertice dei cappellani militari d’Italia. Nel 1918 i cappellani erano diventati 2.738: 1.350 al fronte, 742 negli ospedali territoriali, 591 come aiuto-cappellani, 37 nella Marina. Furono 435 quelli insigniti di una medaglia al valor militare, mentre 93 sacerdoti morirono dopo aver seguito i loro reparti nei campi di prigionia. Dopo una nuova soppressione del ruolo nel 1922, limitata poi al servizio per la raccolta delle salme dei caduti e la sistemazione dei cimiteri di guerra, si arrivò alla costituzione stabile dell’Ordinariato Militare per l’Italia che nacque in seguito a trattative tra la Santa Sede e il governo italiano con il compito specifico dell’assistenza spirituale nelle forze armate. I Patti Lateranensi del 1929 e la successiva legge del 1936 ne ribadirono il riconoscimento. Durante la Seconda guerra mondiale molti cappellani morirono nell’esercizio del loro ministero; altri furono coinvolti nella Resistenza, mentre figure come don Giulio Facibeni e don Carlo Gnocchi si distinsero nelle opere assistenziali verso chi portava i segni della guerra. Nel dopoguerra la struttura fu recepita dalla legislazione repubblicana attraverso una serie di interventi normativi, fino al Codice dell’ordinamento militare e alla nuova disciplina del 2021. Sul piano canonico, il passaggio decisivo arrivò con la costituzione apostolica Spirituali militum curae del 1986, con cui san Giovanni Paolo II elevò gli ordinariati militari a peculiari circoscrizioni ecclesiastiche con statuti propri, assimilate a diocesi. Nel 1987 furono approvati gli statuti dell’ordinariato italiano; tra il 1996 e il 1999 si tenne il primo sinodo della Chiesa Ordinariato Militare e nel 1998 fu fondato il seminario castrense a Roma. Oggi l’Ordinariato Militare per l’Italia è una circoscrizione personale della Chiesa cattolica, assimilata a una diocesi ed equiparata a un ufficio dello Stato. Ha giurisdizione sui militari delle Forze armate italiane, sui loro familiari conviventi e sul personale civile in servizio presso le forze armate. Attualmente è retto dall’arcivescovo Gian Franco Saba.

Leone XIV: «Difendere i più deboli è una vocazione»

È su questa lunga traiettoria che si innesta il discorso di Leone XIV. Il Papa ha richiamato la concretezza di una storia fatta “di uomini e donne in divisa” che, “nei giorni luminosi della pace e in quelli drammatici della guerra”, hanno contribuito alla crescita della società “a volte a costo della vita”. Il Pontefice ha ribadito che il servizio militare e l’assistenza spirituale non sono un elemento accessorio ma una presenza ecclesiale che entra nei luoghi più esposti dell’esistenza umana, dove si misurano paura, dovere, sacrificio, fragilità e discernimento morale. Per questo motivo ha scelto di dedicare parte del discorso proprio ai Cappellani Militari. Leone XIV li richiama alla tradizione di sant’Agostino e definisce il loro ministero un “amoris officium”, un servizio d’amore. Cita infatti il commento agostiniano al dialogo tra Cristo risorto e Pietro: “Se mi ami, non pensare a pascere te stesso, ma pasci le mie pecore, come mie, non come tue; cerca in esse la mia gloria, non la tua”. Leone ha utilizzato queste parole per delineare con precisione l’identità del cappellano: pastore che non cerca sé stesso, ma accompagna il gregge del Signore nei sedimi militari, nei contesti operativi, nelle cappelle e perfino nelle tende da campo.

Il Papa descrive questa azione pastorale come un lavoro spesso silenzioso, che passa attraverso la testimonianza della vita, l’annuncio del Vangelo, la celebrazione dell’Eucaristia e dei Sacramenti, l’ascolto paziente e l’accompagnamento spirituale. Un’attenzione particolare deve essere riservata ai luoghi della formazione - accademie, scuole, istituti - perché è lì che, osserva il Papa, si plasmano le coscienze. In una società attraversata da mobilità umana e pluralità culturale, il cappellano viene inoltre descritto dal Papa come servitore del dialogo tra i popoli, le culture e le religioni, dentro una Chiesa chiamata a farsi strumento di unità. Leone XIV lega poi il compito dell’Ordinariato alla questione decisiva della pace. Riprende la Gaudium et spes per ricordare che la guerra resta una minaccia permanente nella storia umana, ma aggiunge che il compito del militare cristiano si colloca proprio nel tentativo di difendere i deboli, custodire la convivenza pacifica, intervenire nelle calamità e operare nelle missioni internazionali per ristabilire l’ordine. In questo senso il servizio militare viene presentato come vocazione, chiamata che interpella la coscienza, e non soltanto come esercizio di una funzione professionale.

C’è, nel discorso, anche un’indicazione molto concreta. Il Papa afferma che occorre “ispirare con la linfa del Vangelo i codici, le norme e le missioni della vita militare”, perché nel servizio alla sicurezza e alla pace il bene comune dei popoli resti sempre al primo posto. In questo modo il Pontefice colloca il Vangelo non ai margini dell’ordinamento militare, ma dentro il lavoro di formazione morale e spirituale di chi esercita responsabilità in un ambito segnato dall’uso legittimo della forza, dal rischio e dall’obbedienza. Nella parte finale, Leone XIV incoraggia l’Ordinariato Militare per l’Italia a proseguire alcuni progetti già avviati: il Centro Pastorale, le attività formative per i Cappellani e per gli Allievi Cappellani, e soprattutto il Centro Alti Studi per l’Assistenza Spirituale, pensato per promuovere una riflessione interdisciplinare sulle sfide del mondo contemporaneo, sull’inculturazione della fede e sul rapporto tra Vangelo, cultura, scienze e nuove tecnologie.

Il Centenario, dunque, diventa per il Papa l’occasione per precisare una linea: la memoria di un secolo di assistenza spirituale alle Forze armate ha valore solo se continua a produrre formazione, carità pastorale, discernimento e servizio al bene comune. Dentro il motto “Inter Arma, Caritas”, Leone XIV ha indicato questa priorità: restare presenti là dove la vita degli uomini è esposta alla prova, affinché la Chiesa accompagni, giudichi evangelicamente la storia e formi coscienze capaci di servire la pace.

d.M.G.
Silere non possum




Commenti

Ancora nessun commento...

Lascia un commento

Per prendere parte alla discussione devi far parte della community. Abbonati ora!