Malabo - Dopo l'incontro con il mondo della cultura al Campus Universitario "León XIV", nel tardo pomeriggio di oggi Papa Leone XIV ha fatto tappa all'Ospedale psichiatrico "Jean-Pierre Olie" per incontrare operatori e assistiti della struttura. Il Pontefice vi è giunto intorno alle 17:30, accolto all'ingresso dal Direttore Generale e dalla Vice Direttrice, insieme ai quali ha raggiunto il cortile principale, dove ad attenderlo c'erano i pazienti e il personale sanitario.

L’incontro si è aperto con un canto e una danza di benvenuto, seguiti dalle parole del Direttore, dalla testimonianza di un paziente, il signor Pedro Celestino, e dalla lettura di una poesia composta da un ex paziente, il signor Tarcisio. Solo allora il Santo Padre ha preso la parola per il suo saluto.

«Sentimenti contrastanti» davanti alla fragilità

Nel suo intervento, Leone XIV ha anzitutto confidato ai presenti quello che prova ogni volta che varca la soglia di un ospedale. «Da un lato, ha detto, provo dolore o tristezza per le persone che stanno soffrendo, che spesso portano in sé un dolore molto grande, a volte con ferite visibili e a volte con ferite che nessuno vede, ma che la persona stessa sa di portare nel proprio cuore, nella propria vita». Un pensiero è andato anche alle famiglie, «che spesso non sanno come accompagnare il paziente e aiutarlo». Al tempo stesso, ha proseguito il Pontefice, «provo ammirazione e conforto per tutto ciò che lì ogni giorno si fa per servire la vita umana». E oggi, ha sottolineato, «prevale la gioia e la speranza: la gioia di incontrarci nel nome del Signore, la gioia e la speranza di sapere che ci stiamo prendendo cura di chi vive una condizione di fragilità».

«Circondare di amore» le debolezze: una civiltà dalle radici cristiane

Il Papa ha poi voluto riprendere e far proprie alcune parole ascoltate nei saluti iniziali. A colpirlo, anzitutto, l'affermazione del Direttore dell'ospedale: «Una società veramente grande non è quella che nasconde le sue debolezze, ma quella che le circonda di amore». «Sì, è così», ha commentato Leone XIV, riconoscendo in quell'espressione «un principio di civiltà che ha radici cristiane, perché è Cristo che nella storia dell'umanità ha riscattato la disabilità dalla maledizione e l'ha restituita a piena dignità». Un riscatto, tuttavia, che non prescinde dalla nostra cooperazione. «Il Salvatore non vuole e non può salvarci senza la nostra collaborazione, sia sul piano personale che su quello sociale», ha ammonito il Pontefice: per questo «ci chiede di amare i nostri fratelli e le nostre sorelle non a parole ma nei fatti». Una casa di cura come quella di Malabo, con l'aiuto di Dio e l'impegno di tutti, «può diventare un segno della civiltà dell'amore».

«Grazie di amarci così come siamo»

Parole altrettanto forti il Papa le ha ricevute dalla testimonianza di Pedro Celestino, conclusa con un'espressione che Leone XIV ha definito «toccante»: «Grazie di amarci così come siamo». Il Santo Padre ne ha preso spunto e ha detto: «Dio ci ama come siamo. Solo Dio, in realtà, ci ama totalmente così come siamo». Ma, ha subito precisato, «non perché rimaniamo come siamo! No, Dio non ci vuole sempre malati, sempre sofferenti, ci vuole guarire!». È la dinamica che attraversa tutto il Vangelo: «Gesù è venuto ad amarci come siamo ma non per lasciarci così, per prendersi cura di noi!». Di qui la sua descrizione dell'ospedale «a ispirazione cristiana» come di «un luogo dove la persona è accolta così com'è, rispettata nella sua fragilità, ma per aiutarla a stare meglio, in una visione integrale». In questo orizzonte, ha notato con apprezzamento, «la dimensione spirituale è essenziale», e il Pontefice ha espresso gratitudine al Direttore per averla sottolineata.

Le «poesie nascoste» dell'ospedale

Infine il pensiero del Papa è andato a Tarcisio, l'ex paziente autore della poesia letta all’inizio dell’incontro. A partire da quel gesto, Leone XIV ha offerto una delle immagini più delicate del suo saluto: «In un ambiente come questo si compongono ogni giorno tante "poesie" nascoste, forse non con parole, ma con piccoli gesti, con sentimenti, con attenzioni nei rapporti tra di voi». Un poema, ha aggiunto, «che solo Dio sa leggere pienamente e che consola il Cuore misericordioso di Cristo».

Prima del congedo, il Santo Padre ha chiesto ai presenti di farsi portatori della sua vicinanza «a tutti i malati dell'ospedale, specialmente a quelli più gravi e più soli», impartendo a pazienti, operatori sanitari e personale la benedizione apostolica e affidandoli «alla protezione di Maria, Salute dei malati».

La visita alla mostra e il trasferimento alla Casa Arcivescovile

Al termine del saluto, Leone XIV ha voluto sostare davanti a un'esposizione di opere realizzate dai pazienti, piccoli capolavori che, silenziosamente, illustravano le "poesie nascoste" evocate poco prima dal Pontefice. Intorno alle 18, il Papa si è poi trasferito in auto alla Casa Arcivescovile, dove lo attendeva l'incontro privato con i Vescovi della Guinea Equatoriale, al quale ha fatto seguito la cena con loro in forma riservata.

d.T.B.
Silere non possum

Commenti

Ancora nessun commento...

Lascia un commento

Per prendere parte alla discussione devi far parte della community. Abbonati ora!