Beirut - Alle 15.34 locali l’A320neo di Ita Airways ha toccato il suolo dello scalo internazionale intitolato a Rafic Hariri.L’arrivo di Leone XIV nel Libano è stato salutato, ancora prima che gli aerei spegnessero i motori, dal suono prolungato delle sirene delle imbarcazioni nel Porto di Beirut - un omaggio civile carico di simbolismo mediterraneo, che ha fatto da preludio alla cerimonia protocollare allestita sul piazzale.
Il momento che ha cambiato il ritmo della giornata, però, si è consumato in aria. A circa mezz’ora dal decollo da Istanbul, il Papa ha abbandonato il suo posto per dirigersi verso il retro della cabina, scegliendo di incontrare i giornalisti in volo, durante il trasferimento verso la capitale libanese. Una decisione che ha rotto con la prassi recente dei briefing a fine viaggio introdotta da Francesco, riportando la conversazione con la stampa nel mezzo del cammino, mentre eventi e impressioni sono ancora in pieno svolgimento.
In piedi nella parte posteriore dell’A320 Leone XIV ha salutato i cronisti con il sorriso: “Good afternoon! Buon pomeriggio a tutti!”. Il Papa ha parlato senza leggere appunti, accettando domande spontanee, non filtrate da un’agenda preparata. Il dialogo è durato circa dieci minuti, un tempo breve ma sufficiente a impostare un primo resoconto di questa prima tappa del suo primo viaggio apostolico.
Alla domanda sul ruolo della Turchia nella costruzione della pace regionale e mondiale, arrivata dal fronte pubblico di Anadolu, il Papa ha risposto muovendo da un punto preciso: in quel viaggio, e ora in Libano, egli intende essere anzitutto un messaggero di pace. Ha indicato la Repubblica di Turchia come Paese capace, almeno nell’attuale contesto, di mostrare una coesistenza possibile tra maggioranza musulmana e minoranze cristiane - non un modello idealizzato, ma un esempio concreto che nasce anche dal fatto di aver conosciuto momenti storici in cui quella pace non era stata garantita. Proprio per questo, ha detto, l’aver potuto discutere di pace direttamente con Recep Tayyip Erdogan è stato un elemento “degno di nota” della sua visita.
Sul tema di Gaza e della guerra in Ucraina, sollecitato da una cronista dell’emittente NTV, Leone XIV ha ribadito con chiarezza la linea della Santa Sede: la soluzione dei due Stati per il conflitto israelo-palestinese non solo è condivisa da anni, ma resta l’unica via ritenuta giusta e percorribile, pur riconoscendo un dato politico rilevante - al momento, Israele non la accetta. Da parte turca, ha aggiunto, Erdogan ha confermato il suo accordo su questa proposta, individuando in Ankara un attore che potrebbe contribuire al dialogo e a un processo di pace più rapido. Quanto all’Ucraina, il Papa ha usato ancora una volta il lessico del dialogo e del cessate il fuoco, ma aggiungendo un riconoscimento concreto: la Turchia, qualche mese fa, ha già favorito il confronto tra Mosca, Kyiv e Washington, convocando i tavoli diplomatici e rendendo possibile un primo scambio tra le parti, così come, su un altro fronte, ha svolto un ruolo non secondario all’inizio della guerra con l’apertura del corridoio del grano, facilitando un canale umanitario essenziale. La speranza di una tregua - ha detto - resta ancora legata alla capacità turca di tenere insieme il dialogo con tutti gli attori coinvolti.
C’è stato poi, nelle parole del Papa, un secondo asse più propriamente ecumenico. Il viaggio a Nicea per celebrare i 1700 anni del Concilio è stato - ha spiegato - la ragione originaria della tappa turca. Lì, nel sito di una delle antiche basiliche, ha potuto commemorare la professione del Credo niceno-costantinopolitano, l’accordo raggiunto “da tutta la comunità cristiana” e il valore di un’unità che non si proclama in teoria, ma si celebra con gesti reali. I differenti incontri con le Chiese e le comunità cristiane nel Paese, culminati in mattinata al Fanar con la Divina liturgia presieduta da Bartolomeo I, hanno confermato questa impostazione: non un ecumenismo di parole generiche, ma un’esperienza condivisa, riconoscibile, che ha implicazioni pubbliche. In questo quadro, il Papa ha accennato anche a un’idea di prospettiva futura: celebrare nel 2033 i duemila anni della Redenzione e della Risurrezione, eventualmente a Gerusalemme, proposta accolta ma ancora tutta da preparare, non come programma, ma come seme di un percorso lungo che richiede tempo, accordi e lavoro.
Giunti a Beirut, la cerimonia di accoglienza si è svolta al riparo di un grande tendone. Dopo l’esecuzione degli inni nazionali, sono seguiti l’onore alle bandiere e la presentazione delle delegazioni ufficiali. Al termine, il Pontefice è stato accompagnato nella Presidential Lounge per un incontro privato con il presidente libanese, lo speaker del Parlamento e il premier.
d.F.C.
da Beirut - Silere non possum

Papa Leone XIV: Come sapete, la prima ragione per andare in Türkiye era il 1700.mo anniversario del Concilio di Nicea. Abbiamo avuto una celebrazione magnifica, molto semplice, ma anche profonda, nel sito di una delle antiche basiliche di Nicea per commemorare il grande evento dell’accordo di tutta la comunità cristiana e la professione di fede, il Credo niceno-costantinopolitano. Oltre a questo, ci sono stati diversi eventi che abbiamo celebrato. Personalmente voglio esprimere a tutti la gratitudine per il lavoro fatto per preparare la visita, a cominciare dal nunzio, dallo staff, da tutto il team di Roma che si è occupato della organizzazione, ma in modo particolare ringrazio il governo della Türkiye, il president Erdogan e le tante persone che lui ha messo a disposizione in modo da assicurare che il viaggio potesse avere una totale buona riuscita, il suo elicottero personale, tutti i mezzi di trasporto, l’organizzazione, la presenza dei ministri nei diversi momenti della vita. Penso che sia stato un grande successo. Sono stato molto felice di vivere i differenti momenti con le diverse Chiese, con le diverse comunità cristiane, con le chiese ortodosse, culminate questa mattina con la Divina liturgia con il patriarca Bartolomeo che è stata una celebrazione meravigliosa. Spero che tutti voi abbiate vissuto la stessa esperienza.
Baris Seçkin (Anadolu Ajansi): All’inizio del suo viaggio papale lei ha fatto riferimento alla pace mondiale e regionale. In questo senso, qual è il suo commento sul ruolo della Türkiye per ottenere e mantenere la pace regionale e mondiale e quali sono state le sue discussioni con il presidente Erdogan su questo argomento?
Papa Leone XIV: Nel venire in Türkiye, e adesso in Libano, c’era naturalmente un tema speciale e cioè di essere un messaggero di pace, di voler promuovere la pace in tutta la regione. La Türkiye ha molte qualità da questo punto di vista, è un Paese che è a maggioranza musulmana e ha anche la presenza di numerose comunità cristiane, una piccola minoranza, e anche persone di altre religioni sono in grado di vivere in pace. È un esempio, direi, di ciò che tutti noi stiamo cercando in tutto il mondo. Al di là delle differenze religiose, al di là delle differenze etniche, al di là di molte altre differenze, le persone possono vivere in pace. La Türkiye stessa ha avuto nella sua storia vari momenti in cui non è sempre stata in grado di farlo e già l’aver vissuto quest’esperienza e aver potuto parlare anche con il presidente Erdogan sulla pace penso sia un elemento importante, un elemento degno di nota della mia visita.
Seyda Canepa (NTV): Santità, con il presidente Erdogan, al di là delle dichiarazioni ufficiali, avete parlato della situazione a Gaza visto che il Vaticano e la Turchia ha la stessa veduta sulla soluzione dei due popoli, due Stati? Sull’Ucraina, il Vaticano più di una volta ha sottolineato il ruolo della Turchia a cominciare dall’apertura del corridoio del grano all’inizio del conflitto. Quindi, vede le speranze per una tregua in Ucraina e per un processo di pace più veloce a Gaza in questo momento?
Papa Leone XIV: Certamente abbiamo parlato di tutte e due le situazioni. La Santa Sede già da diversi anni pubblicamente appoggia la proposta della soluzione dei due Stati. Sappiamo tutti che in questo momento Israele ancora non accetta questa soluzione, ma la vediamo come unica soluzione che potrebbe offrire una soluzione al conflitto che continuamente vivono. Noi siamo anche amici di Israele e cerchiamo con le due parti di essere una voce mediatrice che possa aiutare ad avvicinarci a una soluzione con giustizia per tutti. Ho parlato di questo con il presidente Erdogan, lui certamente è d’accordo con questa proposta. La Türkiye ha un ruolo importante che potrebbe giocare in questo. Lo stesso con l’Ucraina. Già qualche mese fa con la possibilità di dialogo tra le parti Ucraina e Russia, il presidente ha aiutato molto a convocare le due parti. Ancora non abbiamo visto purtroppo una soluzione, ma oggi di nuovo ci sono proposte concrete per la pace. E speriamo che il presidente Erdogan con il suo rapporto con il presidente di Ucraina, della Russia e degli Stati Uniti, possa aiutare in questo senso a promuovere il dialogo, il cessate il fuoco e vedere come risolvere questo conflitto, questa guerra in Ucraina. Mi suggerisce (il Direttore della Sala Stampa, ndr) che dica una parola dopo la riunione importante ecumenica a Nicea e poi, ieri mattina, abbiamo parlato di futuri incontri possibili. Uno sarebbe nell’anno 2033, duemila anni della Redenzione, della Resurrezione di Gesù Cristo, che evidentemente è un evento che tutti i cristiani vogliamo celebrare. È stata accolta l’idea, l’invito ancora non lo abbiamo fatto ma la possibilità è di celebrare per esempio a Gerusalemme nel 2033 questo grande evento della Resurrezione. Ci sono anni per prepararlo ancora. Però è stato un incontro molto bello, perché cristiani di diverse tradizioni sono state presenti e hanno potuto anche partecipare in questo tempo. Grazie. Saluto tutti, buon viaggio!