Città del Vaticano – Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienza i responsabili del Cammino Neocatecumenale. L’incontro si è svolto in un clima formale e partecipato, alla presenza dell’équipe internazionale, di vescovi, sacerdoti e famiglie impegnate nell’esperienza missionaria del Cammino. Un’udienza che, per modalità e contenuti, si colloca nella linea di continuità dei rapporti tra la Santa Sede e una realtà ecclesiale che, da decenni, occupa uno spazio rilevante nella vita di molte realtà ecclesiali nel mondo.
La storia del movimento
Il Cammino Neocatecumenale nasce negli anni Sessanta in Spagna come itinerario di riscoperta del Battesimo, sviluppandosi progressivamente come percorso di iniziazione cristiana per adulti già battezzati. Diffusosi rapidamente in numerose diocesi, il Cammino ha ottenuto nel tempo riconoscimenti formali da parte della Santa Sede, fino all’approvazione definitiva degli Statuti nel 2008. La sua struttura, fortemente centralizzata, e la presenza capillare nelle parrocchie hanno contribuito a consolidarne il peso ecclesiale e istituzionale.
Accanto a questo sviluppo, tuttavia, nel corso degli anni sono emerse criticità significative. Numerose testimonianze di membri hanno denunciato abusi di coscienza e abusi spirituali di particolare gravità, legati a pratiche di controllo della vita personale, affettiva e decisionale. Segnalazioni che hanno trovato spazio anche in indagini diocesane e prese di posizione di singoli vescovi, senza però tradursi in interventi sistematici o provvedimenti strutturali. Un silenzio dovuto alla forza economica e al peso relazionale del Cammino all’interno di diversi contesti ecclesiali.
Le famiglie, spesso numerose, sono spesso il luogo in cui maturano maltrattamenti domestici e abusi, che talvolta restano nascosti dietro una narrazione idealizzata e moralistica della “famiglia perfetta”, soprattutto quando viene presentata come modello in quanto numerosa. In un contesto segnato da dinamiche fortemente identitarie, chi tra i figli o gli adulti decide di prendere le distanze dal Cammino rischia di essere progressivamente isolato e trattato come un elemento estraneo, fino a finire ai margini delle relazioni familiari e comunitarie.
Non meno rilevanti sono le criticità liturgiche, oggetto di richiami formali da parte della Santa Sede nel corso degli anni. Pur entro concessioni specifiche previste dagli Statuti, la prassi celebrativa del Cammino continua a sollevare interrogativi sulla reale integrazione nella liturgia parrocchiale ordinaria e sul rischio di una vita sacramentale vissuta in forma separata. Anche la formazione nei seminari Redemptoris Mater, dove vengono indirizzati obbligatoriamente alcuni giovani che vengono scelti dal Guru, è stata più volte messa in discussione: rigidità disciplinare, fragilità nella maturazione affettiva e relazionale, e una preparazione che, secondo diverse valutazioni, lascia scoperte aree decisive per l’equilibrio umano e pastorale dei futuri presbiteri.

Leone XIV: «Il vostro carisma è specifico, ma porta frutto nella comunione con gli altri doni presenti nella vita della Chiesa»
È dentro questo quadro complesso che si colloca il discorso pronunciato oggi dal Papa. Il Santo Padre ha espresso apprezzamento per l’impegno missionario e per il desiderio di annunciare il Vangelo, riconoscendo il contributo che il Cammino offre alla vita della Chiesa, in particolare verso coloro che si sono allontanati dalla fede. Allo stesso tempo, il Pontefice ha introdotto con chiarezza un richiamo alla vigilanza interiore e alla capacità critica, indicando i rischi sempre presenti nella vita spirituale ed ecclesiale.
Il Papa ha insistito sul fatto che ogni carisma esiste per il bene comune e trova il suo senso solo nella comunione ecclesiale. Nessuna esperienza, per quanto significativa, può diventare autoreferenziale o esclusiva. Da qui l’invito esplicito a vivere il Cammino come parte integrante della pastorale ordinaria delle parrocchie, in piena comunione con i vescovi e i presbiteri, senza chiusure né logiche identitarie. Particolarmente rilevante il passaggio sulla libertà delle coscienze. Richiamando san Paolo, il Pontefice ha ricordato che dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà, e che l’annuncio del Vangelo e la catechesi non possono mai scivolare in forme di costrizione, rigidità o moralismo. Parole che suonano come un criterio di discernimento concreto rispetto ai gravi casi di pressione psicologica, sensi di colpa indotti e dinamiche di controllo emersi negli anni.
Nell’udienza odierna il Papa introduce una linea di responsabilità chiara per il Camino Neocatecumenale: valorizzazione del carisma, ma dentro confini netti di comunione ecclesiale, rispetto delle persone e tutela della libertà interiore. Resta ora da capire se queste indicazioni troveranno un riscontro reale nella vita del Cammino, soprattutto là dove le ferite denunciate attendono ancora ascolto, verità e giustizia.
D.C.
Silere non possum