Città del Vaticano - Alle ore 21.15 di questa sera, venerdì 3 aprile, Papa Leone XIV presiederà al Colosseo la Via Crucis del Venerdì Santo. Per tutte le quattordici stazioni sarà lui stesso a portare la croce, in un gesto che imprime al rito un rilievo spirituale e simbolico del tutto particolare.
“Penso - aveva detto Leone XIV a Castel Gandolfo - che sarà un segno importante perché per quello che rappresenta il Papa: un leader spirituale oggi nel mondo, questa voce per dire che Cristo ancora soffre. E porto tutte queste sofferenze anche io nelle mie preghiere”.
Le meditazioni e le preghiere sono state scritte da padre Francesco Patton, francescano minore, già Custode di Terra Santa. Le riflessioni toccano nodi molto concreti e drammatici. Nella prima stazione affiora il tema del potere, smascherato da Cristo davanti a Pilato: ogni autorità, scrive Patton, sarà giudicata per l’uso che fa della forza, della giustizia, dell’economia e perfino della guerra. Più avanti la croce diventa il luogo in cui Gesù prende su di sé la fragilità umana; le cadute parlano dell’umiliazione, della sofferenza, della depressione, delle dipendenze e di tutte le forme di schiacciamento che segnano l’esistenza contemporanea.
C’è poi uno spazio ampio riservato alle madri, agli orfani, ai migranti, ai rifugiati, ai prigionieri, alle donne vittime di tratta, ai bambini derubati dell’infanzia. Padre Patton legge il volto sfigurato di Cristo nei corpi feriti del nostro tempo e chiede lacrime vere contro l’indifferenza. La Via Crucis, in questa prospettiva, diventa una scuola di compassione, di responsabilità e di pietà. Eppure la meditazione non si chiuderà nel dolore. L’ultima immagine è quella del giardino del sepolcro, dove la morte viene attraversata e vinta. La speranza cristiana, in queste meditazioni, non alleggerisce la croce: la attraversa, la assume e la trasfigura. È questo il cuore del rito che Leone XIV compirà questa sera al Colosseo, portando personalmente la croce dall’inizio alla fine di questo rito peculiare.
f.S.V.
Silere non possum