Papa Francesco: «Ho un po’ di bronchite». Ma i preti di Roma lo aspettano a braccia aperte



Pope Francis wants to avoid meeting the priests of Rome





Il 13 gennaio 2024 alle ore 9.15 è in programma l’incontro di Papa Francesco con il clero della diocesi di Roma. Si tratta di un momento particolarmente significativo anche perché Bergoglio da anni non ha più voluto incontrare i suoi preti nella Basilica di San Giovanni in Laterano.

A novembre, però, la diocesi di Roma ha ricevuto da Santa Marta la conferma che a gennaio 2024 il Pontefice avrebbe incontrato i preti nella Basilica Cattedrale. Questa mattina, 12 gennaio 2024, durante l’udienza ai partecipanti al Simposio dell’Université des Communicants en Église, il Papa ha interrotto la lettura del discorso e ha detto: «Scusate, vorrei continuare a leggere tutto il discorso ma ho un po’ di bronchite». Ha quindi interrotto la lettura ed ha consegnato ai partecipanti il discorso scritto.



La salute del Papa è certamente molto cagionevole negli ultimi mesi ma è anche impressionante come la sfortuna si abbatta sull’Augusto Pontefice proprio alla vigilia dell’incontro con il suo clero, il quale lo attende a braccia aperte da anni ma lui non ha mai voluto incontrarli. Come mai? L’unica cosa che è riuscito a fare in questi anni è firmare una Costituzione Apostolica che ha ribaltato il Vicariato di Roma, inviare una lettera ai preti di Roma dove li accusa di essere mondani ed ha approvato un regolamento del Vicariato di Roma che fa venire i brividi solo a guardarlo.

Mentre al Papa non manca la forza di registrare puntate per Fabio Fazio, il tragitto da Santa Marta a San Giovanni in Laterano lo spaventa e non poco.

Agli amici tutto

Proprio in merito a quanto portato avanti dal Pontefice nella diocesi di Roma, bisogna soffermarsi sulle nomine che sono state fatte, in gran segreto, negli ultimi giorni. Con decreto 2156/SP del 21/12/2023 il Sommo Pontefice ha nominato don Renato Tarantelli Responsabile per la protezione dei dati (DPO).

Ma che cosa significa? Si tratta di una figura, prevista dall’articolo 32 della Costituzione Apostolica e meglio specificato dall’art. 59 del Regolamento Generale del Vicariato di Roma. In primis bisogna sottolineare come la Costituzione IEC prevede che «il Cardinale Vicario nomina il Responsabile per la Protezione dei Dati (DPO) della Diocesi di Roma». In questo caso, invece, la nomina è SP. Neanche il tempo di fare le norme che il Pontefice le viola.

Ma quali sono i poteri specifici che vengono affidati a questa figura?

Recita il Regolamento: «Con l’introduzione in molti ordinamenti dell’istituto del c.d. Whistleblowing è stata avviata un’importante tutela nella segnalazione degli illeciti e delle irregolarità commesse all’interno di un ente. Appare importante recepire tale normativa, compatibilmente con le specificità dell’ordinamento del Vicariato di Roma, garantendo la riservatezza del segnalante e il divieto di ritorsioni. Pertanto, dato il suo ruolo di garante della protezione dei dati, al DPO è affidata anche la funzione di incaricato per le segnalazioni di comportamenti, atti od omissioni che ledono l’interesse o l’integrità dell’ente. Nello svolgimento di tale ruolo il DPO verrà dotato dell’ausilio necessario e predisporrà tempestivamente le procedure e i canali idonei alle segnalazioni». 

In sostanza, grazie al fatto che queste norme sono state scritte da laici incompetenti e dallo stesso Tarantelli, il quale è entrato in seminario dopo aver tentato di fare l’avvocato in Italia, nel Vicariato di Roma introduciamo la possibilità di denunciare gli altri garantendo il nostro anonimato. Del resto questo è ciò che ha fatto Tarantelli, con il suo compagno di merende Libanori, in tutti questi anni ai danni del Vicario di Roma.

Il sistema è sempre lo stesso e lo vediamo anche in altre diocesi. Pensiamo ad Albenga-Imperia, c’era chi veniva in Vaticano a parlare male del proprio vescovo e a dire peste e corna. Questo gli ha permesso di farsi buoni amici e ricevere il tanto atteso zucchetto. Solo oggi, forse, qualcuno si rende conto che nel seminario di Albenga con i seminaristi non stava il vescovo ma il rettore, il quale ora ha portato gli stessi e identici nefasti sistemi anche nella diocesi dove è stato inviato quale pastore. Gli esempi sarebbero molti, spostandoci in Piemonte, basta guardare alla diocesi di Ivrea dove nel 1982 il Vicario Generale faceva avanti e indietro riferendo tutta una serie di “pie considerazioni” sul proprio vescovo. Questo gli ha garantito, dieci anni dopo, la nomina episcopale ed ora, dopo tutti i danni che ha combinato in Sardegna, lo ritroviamo anche cardinale. Il quale, per fortuna, almeno non entrerà in conclave.

Mantenendo questo sistema continueremo ancora a favorire questi giuda dell’ultim’ora che sarebbero disposti a vendere anche le proprie madri pur di ottenere delle poltrone. Senza dimenticare, poi, questi soggetti che entrano in seminario dopo aver fallito le loro carriere nella società civile. Due domande, prima di accoglierli, vogliamo porcele oppure no?



La regola dei 5 anni? 

Francesco ci ha riempito la testa fino alla nausea con la questione dei cinque anni. Questa norma è stata inserita sia in Praedicate Evangelium sia In Ecclesiarum Communione. Come al solito, però, le regole valgono per gli altri, non per gli amici. Renato Tarantelli è stato accolto in seminario a 36 anni. È stato ordinato a 42 anni il 22 aprile 2018. A settembre 2018, solo dopo 5 mesi dall’ordinazione presbiterale, entra nell’Ufficio Giuridico del Vicariato di Roma. Prima come addetto, poi come direttore, dopo solo un anno.

Si può portare avanti il governo della Chiesa in questo modo? Mettendo in un luogo così delicato un tizio che, deluso dalla vita, bussa alla porta del seminario e non passa neppure del tempo in parrocchia a fare il prete? L’ambizione e la brama di potere di quest’uomo hanno presto fatto capolino e in Vicariato ha iniziato a fare la guerra a chiunque. I farisei ci fanno un baffo. Profittando dell’amicizia con i suoi compagni di seminario, i quali lavorano attorno al Pontefice, ha fatto di tutto per convincere il Papa che tutti erano pazzi ma lui era la nuova Rivelazione. In questo modo nasce la Costituzione Apostolica. Senza alcun pudore, oggi, il Pontefice lo nomina addirittura a capo dell’Ufficio che si occuperà di ricevere le denunce anonime, gratuite nei confronti di chiunque. Inoltre, sempre a dicembre è stata firmata la nomina di don Renato Tarantelli a capo dell’ufficio giuridico per un quinquennio a partire del 1 gennaio 2024. Ma se Tarantelli è a capo di questo ufficio dal 1 settembre 2019 come si può pensare di riconfermarlo? Il presbitero compie i 5 anni a capo dell’ufficio e deve essere nominato un successore. In questo modo, invece, viene nominato per altri cinque anni. Questo significa che la regola imposta anche in Curia Romana serve solo a “far fuori” coloro che non piacciono al Padrone. 

Questo conferma, ancora una volta, come questo pontificato sia, più di tutti gli altri, l’esaltazione del chiacchiericcio e della brama di potere, del carrierismo e dell’assenza di carità. Altro che misericordia!

Tutte queste cose domani il clero di Roma vorrebbe dirle al Papa e vorrebbe spiegazioni da lui. Vorrebbe chiedere al proprio vescovo come mai continua a governare la Chiesa Universale, soprattutto quella di Roma, da un hotel nel quale possono accedere solo “amici degli amici”. I giornali, del resto, possono dire ciò che vogliono ma noi abbiamo a che fare con il ritorno del Papa Re (Re per essere cortesi).

d.S.E.

Silere non possum 


Articolo pubblicato il 12 gennaio 2024



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