Roma – L’inchiesta su Comunione e Liberazione portata avanti da Silere non possum prosegue. È un lavoro, ormai, di taglio quasi storico: analisi, spiegazione e pubblicazione dei documenti che hanno contribuito a generare un clima divenuto insopportabile dentro il movimento. Nel frattempo, continuiamo a raccontare ciò che accade in queste settimane, perché i fatti di oggi confermano puntualmente quanto scriviamo da mesi. Per questo, oggi, ricostruiamo una vicenda avvenuta nel novembre scorso, che ha colpito un presbitero dell’Arcidiocesi di Milano legato al movimento. In questi giorni sono circolati, all’interno di CL, nuovi documenti: ci sono stati inviati e ne siamo entrati in possesso anche noi.

Gli psico blog a servizio dei potenti

Il 10 novembre 2025 un blog - uno dei soliti, manovrati dai consueti schieramenti (in questo caso la destra che si autodefinisce tradizionalista) per colpire ora l’uno ora l’altro - ha pubblicato un articolo colmo di sciocchezze su un presbitero dell’Arcidiocesi di Milano: don Pierluigi Banna. In seminario a Venegono questo prete viene descritto come mite, un “conciliatore per natura”. Abbiamo tentato di contattarlo per chiedere conto di questi documenti: ha preferito non rispondere, mostrandosi peraltro sorpreso che fossero circolati.

Via De Notaris: il “Consiglio ristretto”, il veto di Prosperi e la linea del segreto

Il giorno successivo la pubblicazione di quell’articolo, martedì 11 novembre 2025, alle ore 17, presso la sede di via De Notaris, si tiene una riunione riservata: un appuntamento che, tendenzialmente, si svolge ogni martedì e coincide con il Consiglio di Presidenza ristretto. Vi partecipano soltanto persone scelte direttamente dal presidente Davide Prosperi. Quel giorno, oltre a Prosperi, erano presenti: Giancarlo Cesana,don Stefano Alberto, Francesco Cassese, Emanuele Colombo, don Andrea D’Auria, Carmine Di Martino, don Francesco Ferrari, Simone Finotello, Marco Melato, Ettore Pezzuto, Cesare Pozzoli, Matteo Severgnini, don Emanuele Silanos.

«Nell’incontro si è discusso tutto il tempo dell’articolo apparso su quel blog», spiega uno dei partecipanti. «Diversi responsabili volevano una presa di posizione contro l’articolo apparso sul blog fascista perché volevano evitare di avere problemi con l’Arcivescovo Delpini e anche perché, essendo falso quanto riportato, era chiaro che in questo modo si esacerbavano ancora i rapporti con don Pierluigi Banna», spiega ancora. «Prosperi, però, ha posto un veto fermo e netto a qualsiasi iniziativa che schierasse la Fraternità in difesa di don Banna, diffondendo invece la notizia falsa che le lettere di Banna fossero arrivate al blog tramite una fuga di notizie della Curia, mettendo dubbi persino su persone vicine all’Arcivescovo, che è una cosa gravissima».

Come si evince dalla lettera - che noi pubblichiamo, invece di limitarci a vaghi riferimenti interessati come fanno certi blog - il 18 novembre si tiene un incontro con Davide Prosperi e Francesco Cassese «per trovare un gesto che rimettesse al centro la nostra comunione», scrive Banna.  Tuttavia, il presbitero ambrosiano precisa nella lettera - dopo aver ricostruito in modo dettagliato la vicenda - di aver rinunciato a intraprendere qualsiasi azione legale nei confronti del blog, in accordo con Cassese e Prosperi (dopo aver sentito l’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini e il consigliere spirituale della Fraternità, mons. Ivan Maffeis, Arcivescovo metropolita di Perugia-Città della Pieve e Vicepresidente della Conferenza episcopale umbra). 

Quindi, in sostanza, CL non vuole né prendere le distanze dall’articolo falso apparso sul blog, né permette a don Pierluigi Banna di farlo.

Venerdì 2 gennaio, Davide Prosperi e don Andrea D’Auria, riferiscono alcuni prelati in Vaticano, sono stati convocati dal cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin. Ovviamente, di questa convocazione non hanno informato nessuno di questo incontro. La domanda è: perché Prosperi non ha informato la Diaconia di questa convocazione repentina? Ritiene di poter guidare la Fraternità in autonomia? Questo stesso standard lo ritroviamo in ciò che Silere non possum ha spiegato nell’ultima parte dell’inchiesta: sia Prosperi sia Brugnoli sembrano ritenere di poter guidare la Fraternità nel segreto, omettendo dati e documenti decisivi e liquidando tutto come “segreto per volontà del Papa”, quando in realtà Leone XIV non ha chiesto alcun segreto pontificio su nulla di quanto ha detto loro.






La volontà di dividere per poter governare

L’8 gennaio 2026, quando si è svolta la Diaconia centrale, Prosperi è intervenuto non solo attaccando espressamente Silere non possum e l’inchiesta, ma, approfittando dell’assenza del consigliere ecclesiastico mons. Maffeis - che non era videocollegato - ha attaccato don Pierluigi Banna e ha sostenuto che le affermazioni del blog erano vere.

I fatti: cosa dice il blog, cosa dicono le carte

Nell’articolo pubblicato su questo blog – assai più incline ad osannare Giorgia Meloni che a raccontare con serietà le vicende ecclesiali – si sosteneva che vi sarebbe stato un “erede designato” e “successore di Carrón”. Si tratta di una narrazione messa in circolazione negli scorsi anni da Davide Prosperi e dai suoi collaboratori allo scopo di demonizzare Carrón e quanti vengono ritenuti a lui vicini. Sono affermazioni false, non solo smentite dalle lettere che oggi pubblichiamo integralmente, ma anche dai fatti. Quando don Julián Carrón ha festeggiato il suo cinquantesimo di ordinazione presbiterale a Caravaggio, infatti, il gruppetto vicino a Prosperi andava dicendo che avrebbe fondato lì il nuovo movimento. E questo, ovviamente, non avvenne, perché Carrón non ha alcuna intenzione di fondare un nuovo movimento, né di designare alcun suo successore. Del resto, come è noto, questi pseudo blog sono il ricettacolo di tutte le false informazioni che taluni - chissà come mai sempre con i medesimi interessi politici (c’è da domandarsi come mai la politica non li abbia mai voluti, sic!) - vogliono mettere in circolo, soprattutto ai danni dei sacerdoti. Se ci fate caso, i loro articoli grondano considerazioni su preti e vescovi prive non solo di un minimo di carità, ma persino di aderenza al vero. Il prete, però, è il bersaglio più agevole per questi diffamatori, che brandiscono la tradizione contro tutti, finanche contro la Chiesa stessa.

Banna, in queste lettere, lo scrive chiaramente: «Anzitutto, si comprende che non ci sono mai state assurde nomine di successori, autoproclamazioni, candidature o lotte di potere». E spiega che su un altro blog, quello animato da un altro personaggio che ha scritto per anni di dietrologie sul Vaticano e, negli ultimi anni, ha iniziato a propalare teorie cospirazioniste contro Papa Francesco, già nel 2022 una persona, celata dietro uno pseudonimo, aveva “proclamatoBanna successore di don Carrón, senza alcun fondamento, a otto mesi dalle sue dimissioni. Peraltro, Banna fa anche riferimento alle pagine Facebook che - sempre con moltissimi post contro il Papa (non solo Francesco, ma oggi anche contro Papa Leone) - scrivono sistematicamente in favore di Davide Prosperi, e nel contempo diffondono tutte queste falsità, come l’asserzione che Banna sarebbe il successore di Carrón e che vorrebbero fondare un nuovo movimento.






Alcune considerazioni per i pensanti

Ora, alla luce di ciò che ha scritto Silere non possum nell’ultima puntata dell’inchiesta su CL e di quanto abbiamo già detto sulla linea editoriale di questo portale di informazione, bisogna fare due precisazioni che sembrano inutili, ma non lo sono.

Da un lato, abbiamo degli pseudo blog che si occupano ossessivamente di politica, morale, sesso e attaccano i Prefetti dei Dicasteri - come il cardinale Fernández - con termini volgari e diffamatori; psico blog che scrivono dietro pseudonimi oppure i cui “direttori” discettano di lettere che non hanno mai letto nella loro integrità. Offrono la visione delle cose che è stata loro consegnata da chi li imbecca. E viene spontaneo domandarsi chi mai abbia parlato loro di questi documenti, considerando che queste mail e lettere erano note a pochissime persone in quel gruppo a cui erano indirizzate, fra cui Davide Prosperi. Chissà: non sapremmo proprio cosa pensare.

Dall’altro lato, c’è un portale di informazione noto per aver portato alla luce casi di insabbiamento come quello di Marko Ivan Rupnik, per aver fatto luce su vicende torbide come quella della comunità di Bose, per aver reso pubblici centinaia di documenti sulla corruzione che c’era nel Vicariato di Roma. Questo portale ha un direttore, peraltro ben noto, e mostra i documenti: non offre ricostruzioni strampalate sull’onda del sentito dire. Ora, alla luce di questo, c’è da chiedersi: a quale realtà uno può fare affidamento? A chi ti mostra i documenti o a chi te ne parla scrivendo fesserie? Ecco: basterebbe rispondere a questo per comprendere come stanno le cose. Detto questo, andiamo avanti.

Ferire la comunione e colpire le persone

Nella lettera, Banna smentisce anche l’idea che egli si sia «proposto come punto di riferimento alternativo» ad una cena; anzi, ricostruisce quell’incontro come un invito all’unità e alla cessazione di atteggiamenti divisivi, non come una candidatura o una contrapposizione interna. Se non fosse chiaro, dalla lettera si evince con evidenza come don Pierluigi Banna sia da tempo alla ricerca di un punto di incontro su vicende per le quali, in realtà, avrebbe dovuto querelare chi lo sta diffamando. Piuttosto che querelare, però, ha scelto tutte le vie possibili per arrivare a un confronto e spiegare a persone che hanno responsabilità nel movimento che non possono permettersi di andare in giro a diffamarlo.

È una dinamica tipica di comunità e movimenti malati: si vive di sentito dire, si “mette in guardia”, si instilla paura, si alimentano voci e sospetti, finché il corpo ecclesiale si intossica. La Fraternità San Carlo, secondo molte testimonianze, si alimenta da tempo di questa medesima dinamica. Massimo Camisasca applica con costanza lo stesso copione verso chi viene individuato come “nemico” e anche verso coloro che, dopo essere stati esaltati e tenuti accanto, vengono poi affossati nel momento in cui rischiano di fargli ombra. È per questo, e soprattutto per quanto accaduto all’ex Sant’Uffizio qualche anno fa, che non ha più voluto inviare preti in Santa Sede. Ci sono state poche eccezioni, che hanno delle spiegazioni ben precise.  

Il medesimo trattamento è stato riservato a chi ha preso le distanze da lui o ha lasciato la Fraternità per le evidenti criticità interne. E un meccanismo analogo sembra riprodursi oggi anche in Comunione e Liberazione, dove - di fatto - i sacerdoti che vengono maggiormente accreditati e “spesi” provengono proprio dall’orbita San Carlo. È un metodo che ricorda quello delle derive settarie: lo spiega con lucidità il certosino Dysmas De Lassus; quando una persona non rientra nello schema, si attiva la macchina della diffamazione, dell’emarginazione, della circolazione di voci false. Dinamiche che, purtroppo, si riscontrano in più movimenti quando la vita comunitaria scivola verso forme di controllo e di delegittimazione sistematica.

È una patologia che papa Francesco ha denunciato più volte e che anche Leone XIV ha riprovato negli auguri alla Curia Romana. «Facciamo come Gesù: condividiamo, portiamo i pesi gli uni degli altri, invece di chiacchierare e distruggere»; e ancora: «il chiacchiericcio è una peste», esortava Bergoglio. Eppure, anche grazie a questi blog - richiamati di recente perfino dal cardinale Fernández - nella Chiesa si finisce per coltivare una delegittimazione continua, sistematica, dell’uno contro l’altro. La gravità cresce quando il bersaglio è un sacerdote o un vescovo: lì la maldicenza non erode soltanto la reputazione personale, ma corrode la fiducia e avvelena la comunione.

Chiedere aiuto non è una colpa

E il fatto che un prete si rivolga al suo vescovo - ricordiamo che Banna è incardinato nell’Arcidiocesi di Milano, non altrove - per chiedere di essere tutelato nella sua buona fama è il minimo indispensabile. Proprio perché oggi – e lo abbiamo visto con la vicenda del vescovo Guido Gallese - è pieno di gente che diffama i sacerdoti e i vescovi nella convinzione che questi, per la carità cristiana, non debbano difendersi. E tali comportamenti rendono la vita impossibile al prete, ma rendono anche il clima irrespirabile nella comunità cristiana.

Un ulteriore elemento fuorviante sta nella qualificazione dell’iniziativa come “denuncia”, o peggio come “diffida” e “minaccia” di ricorso al tribunale ecclesiasticoconcordata” con la Curia. E qui, già solo sul piano logico, viene da chiedersi: dove sarebbe lo scandalo, se una persona che subisce un illecito si rivolge all’autorità competente? È la solita postura di chi, invece di misurarsi con i fatti, preferisce ridicolizzare la vittima: un riflesso tipico di una mentalità fascistoide, la stessa che sottotraccia sussurra “sei stata stuprata? in fondo te la sei cercata”.

Detto questo, però, il punto è ben più grave: qui non siamo neppure in presenza di una denuncia, bensì di una semplice richiesta all’Ordinario perché assicuri una tutela, una riconciliazione. Il richiamo al codice serve esattamente a questo: chiarire che la buona fama non è un capriccio né una suscettibilità inventata, e che lo sparlare e il diffondere falsità non sono soltanto un peccato, ma anche un delitto. Banna, infatti, non imbastisce una predica spirituale - probabilmente perché sa bene che, per chi agisce di sotterfugi e calunnie, “Dio” resta spesso uno slogan da esibire nella triade tanto declamata da qualche Premier e nulla più - ma richiama le norme e spiega ciò che il diritto della Chiesa prevede. L’obiettivo, e chi legge le lettere se ne accorge senza fatica, è la riconciliazione, non lo scontro. Lo scontro, semmai, lo alimenta chi si presenta a incontri di questo livello “facendo spallucce” come se fossero “acqua fresca”, fingendo di non capire che un Cancelliere e un Arcivescovo esercitano un’autorità reale e stanno mettendo a nudo la gravità di ciò che stai compiendo con la tua lingua. E come se non bastasse, arriva persino a sollecitare il direttore del blog amico – il quale partecipa anche alla sua “scuola di comunità” - affinché confezioni un articolo. Questo non è solo ipocrita: è gravissimo.

Mentre l’articolo liquida quell’appuntamento come un incontro inutile - verosimilmente perché questa è la lettura che gli è stata suggerita da chi vi ha partecipato con quello spirito - Banna, nelle sue lettere, lo descrive come un confronto sereno, pensato per aprire la strada a una sostanziale riconciliazione.






Verso la Verità?

Il 5 febbraio è previsto un incontro su questa vicenda e don Pierluigi Banna ha inviato una lettera al Consiglio di Presidenza della Fraternità di Comunione e Liberazione per riferire come, in realtà, si sono svolti i fatti. Riteniamo tuttavia utile pubblicare anche questa documentazione, insieme a quanto abbiamo già reso pubblico e a ciò che ancora pubblicheremo, perché chi appartiene a CL e sta vivendo un autentico smarrimento - trovandosi davanti a una governance che racconta cose non vere, mantiene il segreto su questioni decisive e, al tempo stesso, vede emergere documenti che smentiscono le narrazioni veicolate in questi anni - possa farsi un’idea fondata e non manipolata. Questa parte sana di Comunione e Liberazione, che è la maggioranza, ha diritto di comprendere che la smania di potere si insinua ovunque; ma questo non autorizza a gettare via l’esperienza, la Chiesa e il carisma di don Giussani. Le azioni che qualcuno compie soltanto per avvantaggiare sé stesso non sono la Chiesa. Occorre restare saldi nella fede e fidarsi dell’esperienza vissuta, non delle narrazioni artificiali che alcuni tentano di far circolare.

d.M.S., G.C. e M.P.
Silere non possum