Silere non possum porta avanti da alcuni mesi un’inchiesta su Comunione e Liberazione, sostenuta da documenti e testimonianze. Non sono mancati insulti e minacce: un copione che, purtroppo, sta diventando una costante in quel pubblico che si definisce cattolico e pretende di rappresentare la Chiesa cattolica.
Lo vediamo anche nella cronaca recente: basta che un presbitero compia una scelta o pronunci un’affermazione perché il cosiddetto “mondo cattolico” si riversi sotto i post per insultare, calunniare e diffamare. Silere non possum ci ha fatto l’abitudine, e proprio questa è una delle ipocrisie che denunciamo fin dall’inizio: chi dovrebbe favorire un confronto serio, argomentato e rispettoso, finisce spesso per essere persino peggiore degli altri.
Ma torniamo al punto: Comunione e Liberazione. Da quando è morto Papa Francesco - lo stesso Pontefice dal quale Davide Prosperi è riuscito a ottenere una proroga firmata personalmente dal Papa, quando era su un letto d’ospedale, incapace persino di parlare, ma comunque incredibilmente messo nelle condizioni di apporre quella firma - Prosperi sta accelerando, con estrema voga, tutti i passaggi che erano in progetto nel movimento di Comunione e Liberazione. Lo abbiamo già raccontato e dimostrato con la questione dell’approvazione dello Statuto, poi i referenti, ecc…
Il tentativo di costringere don Julián Carrón
Lunedì 26 gennaio 2026 il Reverendo don Julián Carrón è stato convocato, alla presenza di S.E.R. Mons. Ivan Maffeis, arcivescovo e consigliere spirituale della Fraternità, da Davide Prosperi. Considerato che chi sta subendo gravi intimidazioni all’interno del Movimento, da diverso tempo ha iniziato a parlare e a confidare anche a Silere non possum - che garantisce loro l’anonimato, ma al tempo stesso pretende prove e ricerca numerosi riscontri di ciò che viene riferito - su quanto sta realmente accadendo ad opera di Prosperi e dei nuovi vertici della Fraternità, Prosperi ha chiesto a don Julian Carron di entrare dentro la lotta interna e di schierarsi, così da fomentare ancor di più questa litigiosità. Non solo: in questi mesi hanno diffamato Carron e lo hanno calunniato, e ora vorrebbero persino che si rivolgesse al movimento per dire, in sostanza: “Sono bravi, mi hanno descritto come un pazzo ma sono bravi. Seguiteli perché sono bravi, eh”. Questo è ciò che oggi sta accadendo dentro la Fraternità di Comunione e Liberazione con l’avvallo anche della Santa Sede: abusi di coscienza gravissimi. Ma la domanda è: perché vogliono obbligare Carron a prendere posizione in loro favore? Perché ne hanno così bisogno? Carron, da quando ha voluto terminare il suo mandato, si è chiuso in un silenzio assordante e ha scelto una vita di preghiera, fatta di studio e pochi eventi pubblici. Perché obbligarlo a ritornare solo per pronunciare parole che altri gli vogliono mettere in bocca?
Insomma, Carron in tanti anni di guida del movimento non ha mai obbligato nessuno a fare qualcosa: non ha mai imposto cosa dire, cosa pensare, cosa fare. Oggi Prosperi vorrebbe che Carron arrivasse a dire alle persone del movimento cosa fare e cosa dover pensare. E questi restano abusi di coscienza molto gravi, peraltro. Un prete, una guida, non ha alcuna autorità per entrare nella sfera intima della persona e obbligarla a compiere ciò che non vuole.
Giancarlo Martinelli: «Non si è mai vista né sentita una posizione così intransigente e divisiva»
A denunciare questa deriva di Prosperi, del tutto autoritaria e ricca di aspetti su cui riflettere (come, ad esempio, ciò che può pensare di tutto questo suo fratello Paolo Prosperi, formato alla scuola della Fraternità San Carlo), è tornato ancora Giancarlo Martinelli. In una lunga lettera dichiara di scrivere dopo aver letto la “sintesi” pubblicata da Prosperi sull’incontro con i “300 responsabili italiani” e mette a fuoco un punto preciso: la pressione a “spingere” verso “un’altra cosa”, fino a far circolare la frase attribuita ai “tuoi amici”: “chi non segue Davide è perché vuole far un altro Movimento”. E dentro questo quadro richiama un passaggio che Prosperi ha posto a fondamento della sua linea: “Oggi è più che mai il tempo della libertà. Ciascuno di noi è chiamato a decidere […]”, aggiungendo che, per Martinelli, l’esito concreto di quelle affermazioni sta alimentando un clima in cui persone vengono invitate ad andarsene dai gruppi di fraternità perché “non seguono don Prosperi”.
Martinelli entra nel merito della legittimazione interna e del metodo di governo: “non sei stato eletto e hai scelto personalmente i responsabili che hai voluto”, domanda come si possa “sperare che la gente ti segua ciecamente” e chiede di chiarire “quali sono i punti della proposta” a cui “bisogna aderire”. Martinelli denuncia senza mezzi termini il rischio di configurare il carisma come “appropriazione personale” e il possibile scivolamento nell’“abuso di coscienza delle persone”. Infine, l’ex segretario della Fraternità di CL afferma: »Se invece non te la sentissi di vivere con questa magnanimità il carisma di don Giussani, penso che dovresti trarne le conseguenze e dimetterti, auspicando che la Chiesa - nel rispetto del nuovo statuto della Fraternità - possa affidare alla responsabilità di tutti quelli che sono i custodi del carisma la possibilità di esprimere con il voto la direzione che sentono più adeguata per essere aiutati a viverlo».
Il dramma è che questa ennesima lettera resterà senza alcuna risposta proprio come tutte le altre perchè Prosperi è ben consapevole che il Dicastero quando c'è da agire contro abusi reali tace. E questo è un dramma che non riguarda solo Comunione e Liberazione.
d.M.C.
Silere non possum