L’Avana – Il Dicastero per i Vescovi aveva predisposto che la Conferenza Episcopale Cattolica di Cuba compisse la Visita ad limina apostolorum dal 16 al 20 febbraio 2026. Il programma prevedeva i tre elementi classici di questo appuntamento: il pellegrinaggio alle tombe degli apostoli Pietro e Paolo, l’incontro con Papa Leone XIV e i colloqui con i responsabili dei Dicasteri della Santa Sede.
Quella visita, però, non si svolgerà nelle date previste. I vescovi cubani hanno ritenuto “prudente” domandare alla Santa Sede un rinvio a una data futura, motivandolo con l’aggravamento della situazione socioeconomica nel Paese, che sta generando instabilità e incertezza in ampi settori della popolazione. La scelta viene annunciata dai vescovi che parlano di atto di responsabilità pastorale: rimanere accanto al popolo in una fase di particolare difficoltà, senza spezzare il legame di comunione con Roma.
Che cos’è la Visita ad limina?
La normativa canonica la colloca nel ritmo ordinario della vita episcopale. Nel Codice di diritto canonico i canoni 399 e 400 stabiliscono che il vescovo diocesano, ogni cinque anni, presenti al Romano Pontefice una relazione sullo stato della diocesi e, nello stesso anno, si rechi a Roma per venerare le tombe dei santi apostoli Pietro e Paolo e incontrare il Papa. È un obbligo giuridico e, insieme, un gesto ecclesiale: la relazione rende conto del governo pastorale; il pellegrinaggio e l’udienza con il Pontefice rendono visibile la comunione.
Praedicate Evangelium inquadra questa prassi nel rapporto tra Chiese particolari, Conferenze episcopali e Curia Romana. Le visite ad limina e le relazioni che le accompagnano vengono indicate come “un importante strumento” di scambio e dialogo tra la realtà locale e il servizio centrale della Santa Sede. Questo punto aiuta a leggere l’evento oltre la dimensione protocollare: l’“ad limina” è anche un momento di verifica, ascolto e orientamento comune.
Le Norme generali della costituzione apostolica definiscono, inoltre, i tratti essenziali della visita. Anzitutto ricordano che, “conformemente alla tradizione” e secondo la legge canonica, i pastori delle Chiese particolari la compiono nei tempi stabiliti. Poi chiariscono la sua finalità: è “il momento più alto” delle relazioni dei pastori e delle Conferenze episcopali con il Vescovo di Roma, che riceve i vescovi, tratta con loro del bene delle Chiese, li conferma nella fede e nella carità, rafforzando i vincoli della comunione gerarchica e rendendo visibile la cattolicità della Chiesa. C’è anche un aspetto operativo decisivo: la preparazione. Praedicate Evangelium richiede che i pastori presentino alla Sede Apostolica una “relazione dettagliata” sulla reale condizione della diocesi, includendo anche un rapporto sulla situazione finanziaria e patrimoniale, con criteri di precisione e concretezza.
Sul piano organizzativo, Praedicate Evangelium attribuisce al Dicastero per i Vescovi il compito di predisporre quanto riguarda le visite ad limina delle Chiese particolari affidate alla sua cura: esame delle relazioni, assistenza ai vescovi nella permanenza a Roma, predisposizione dell’incontro col Papa e dei pellegrinaggi, fino alla trasmissione per iscritto di conclusioni e suggerimenti.
In una Nota il Segretariato della Conferenza Episcopale ha spiegato che il rinvio non intende incrinare la comunione con il Papa, ma dichiararla esplicitamente, accompagnandola con un appello alla preghiera per la patria e per Leone XIV.
S.C.
Silere non possum