Questa mattina abbiamo vissuto un momento di preghiera particolarmente intenso e raccolto: l’Ora della Madre. Nel cuore del Sabato Santo, mentre Cristo giace nel sepolcro e la liturgia resta sospesa nell’attesa della notte di Pasqua, i fedeli sono invitati a sostare accanto a Maria. È il giorno del silenzio, della custodia, della memoria ferita dalla Passione e insieme attraversata da una speranza che ancora non si vede ma già abita il cuore della Chiesa. Raccolti in coro, nella Chiesa abbaziale, abbiamo vissuto questo momento guidato dal Padre Abate. Vi hanno preso parte anche le monache.
Cos’è l’ora della Madre?
L’Ora della Madre è una celebrazione mariana per il Sabato Santo, ispirata alla liturgia bizantina. Questo rito nasce dalla consapevolezza, maturata fin dai primi secoli in Oriente e in Occidente, di un legame profondo che unisce il Venerdì Santo alla Domenica di Pasqua passando attraverso il cuore di Maria. Nella tradizione bizantina, davanti all’icona di Cristo sepolto si cantano i lamenti della Madre, delle pie donne e dei discepoli, nella trepida attesa della risurrezione. La celebrazione che abbiamo vissuto questa mattina riprende proprio quell’eredità spirituale e la traduce in una forma di preghiera capace di far entrare l’assemblea nel mistero del grande Sabato.
Il significato teologico dell’Ora della Madre è molto profondo. Se il Venerdì Santo è l’ora di Cristo, il Sabato Santo viene presentato come l’ora della Madre. Maria vive qui la prova suprema della fede: ferita dal dolore per il Figlio ucciso e sepolto, segnata dall’abbandono dei discepoli e dall’oscurità che avvolge ogni cosa, resta salda, aggrappata alla parola di Dio. Maria, ha ricordato il padre Abate, è colei che “credette contro ogni evidenza” e “sperò contro ogni speranza”. Per questo Maria è Madre della nostra fede: nel suo cuore si raccoglie tutta la Chiesa, con le sue attese, il suo dolore e la sua speranza.
La celebrazione è stata un vero e proprio itinerario spirituale. L’abate ha introdotto il rito poi abbiamo vissuto due momenti di ascolto della Parola, accompagnati da salmi e tropari, e la celebrazione si è conclusa con la preghiera finale e il congedo. Al centro della preghiera è stato il dolore di Cristo e della Madre, ma il tono non è rimasto chiuso nel lutto: tutta la nostra preghiera è stata tesa verso la Pasqua imminente. Nella Chiesa abbaziale abbiamo predisposto un’immagine della Vergine, una lampada o un cero accanto a lei, l’aula inizialmente in penombra e poi pienamente illuminata dopo l’inno. Questa celebrazione, vissuta all’alba, ci aiuta a vivere il Sabato Santo come tempo di vigilanza e di attesa, senza sovrapporsi alla centralità della Veglia pasquale.
Pregare l’Ora della Madre significa sostare con Maria nel cuore del Sabato Santo, quando tutto appare immerso nel silenzio e nell’attesa. Significa lasciarsi educare dalla sua fede, dalla sua perseveranza, dalla sua capacità di rimanere accanto al mistero senza cedere allo smarrimento. Presso il sepolcro del Figlio, Maria custodisce la speranza e diventa immagine della Chiesa che veglia, nell’attesa fiduciosa della risurrezione del suo Signore.