Istanbul – Nel pomeriggio del terzo giorno del suo Viaggio Apostolico in Turchia e Libano, Papa Leone XIV ha vissuto due momenti chiave del pellegrinaggio: la Doxologia e l’incontro con il Patriarca ecumenico Bartolomeo I nella Chiesa Patriarcale di San Giorgio, e la Celebrazione Eucaristica alla Volkswagen Arena. Il tutto nella vigilia della festa di Sant’Andrea e all’inizio dell’Avvento, mentre la Chiesa commemora il 1700° anniversario del Concilio di Nicea.
Il saluto al Fanar: gratitudine, memoria e amicizia tra Roma e Costantinopoli
Alle 15:15 il Papa si è trasferito in auto alla Chiesa Patriarcale di San Giorgio, sede del Patriarcato Ecumenico al Fanar. Nel cortile antistante la Cattedrale è stato accolto personalmente da Bartolomeo I, definito dal Pontefice «amato fratello in Cristo». Nel suo saluto, Leone XIV ha espresso «profonda gratitudine per la calorosa accoglienza» e ha ricordato la lunga storia di incontri tra i Patriarchi ecumenici e i Papi di Roma, citando san Paolo VI, san Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. Entrare in quella chiesa, ha detto, significa mettersi esplicitamente sulle loro orme, raccogliendo un’eredità di amicizia sincera e fraterna «basata sulla fede condivisa e su una visione comune delle sfide che la Chiesa e il mondo devono affrontare».
Il Papa ha sottolineato che l’incontro di oggi si inserisce in un cammino già avviato fin dall’inizio del suo ministero come Vescovo di Roma, quando Bartolomeo partecipò alla solenne celebrazione eucaristica di inizio pontificato. Da allora, ha osservato, i legami di amicizia «hanno già iniziato ad approfondirsi» e questo nuovo incontro vuole rafforzarli ulteriormente.

Nicea 1700 anni dopo: l’unità come compito e promessa
Richiamando le celebrazioni di ieri e di questa mattina a İznik (l’antica Nicea), dove cattolici e ortodossi hanno commemorato il Primo Concilio Ecumenico, Leone XIV ha ricordato la confessione nicena di Cristo, «Figlio di Dio, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre», al centro anche dell’odierna memoria. Ispirandosi alla preghiera di Gesù «perché tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21), il Pontefice ha ribadito che i cristiani sono incoraggiati a cercare il ripristino della piena comunione tra tutte le Chiese: non come semplice opzione diplomatica, ma come risposta obbediente alla volontà di Cristo.
Ha poi richiamato le parole della preghiera della sera - la supplica «per la stabilità delle Sante Chiese e per l’unità di tutti» - che risuonerà anche domani nella Divina Liturgia per la festa di Sant’Andrea, patrono del Patriarcato. Il Papa ha affidato tale invocazione alla misericordia del Padre e ha concluso il suo saluto con gli auguri più fervidi per la festa patronale del Patriarcato Ecumenico.
La Santa Messa alla Volkswagen Arena
Alle 17 Leone XIV ha presieduto la Celebrazione Eucaristica presso la Volkswagen Arena di Istanbul. Una Messa collocata in un crocevia simbolico: la vigilia di Sant’Andrea, Apostolo e Patrono di questa terra, e l’inizio dell’Avvento, tempo di attesa del Signore e di conversione. Nell’omelia, partendo dalla prima lettura di Isaia (Is 2,1-5), il Papa ha messo al centro due grandi immagini: il monte del Signore, «elevato sulla cima dei monti» e il mondo riconciliato, dove le armi diventano strumenti di lavoro e di vita: «spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri».
La prima immagine, quella del monte, richiama una Chiesa chiamata a essere luce per tutti i popoli: i frutti dell’agire di Dio non sono proprietà privata di pochi, ma dono per tutti. Il Papa ha ricordato come il bene sia contagioso e come l’incontro con Cristo si trasmetta per testimonianza: da Andrea che porta Pietro a Gesù, fino a Ambrogio che, secoli dopo, accompagna Agostino alla fede. Da qui l’appello ai fedeli di Istanbul a vigilare su sé stessi, come raccomandava Giovanni Crisostomo, grande pastore di questa Chiesa: la vita cristiana, ha ribadito il Papa, è un segno più eloquente «di tanti miracoli» e continua a edificare nel tempo.
Tre ponti sul Bosforo: dentro la Chiesa, tra le Chiese, oltre le Chiese
La seconda immagine centrale dell’omelia è quella dei ponti. Richiamando il logo del viaggio e i tre grandi viadotti che attraversano il Bosforo collegando Asia ed Europa, Leone XIV ha parlato della vocazione della Chiesa a costruire ponti di pace su tre livelli:
All’interno della comunità cattolica
In Turchia convivono quattro tradizioni liturgiche - latina, armena, caldea e sira - ognuna con una specifica ricchezza spirituale e storica. La condivisione delle differenze, ha detto il Papa, mostra il volto più autentico della cattolicità che congiunge. L’unità attorno all’Altare è un dono di Dio, «forte e invincibile», ma richiede anche manutenzione quotidiana: cura delle relazioni, superamento delle diffidenze, pazienza nelle fatiche.
Nei rapporti ecumenici con le altre Confessioni cristiane
La partecipazione di rappresentanti di altre Chiese e comunità alla Messa di oggi ha offerto una testimonianza visibile di questa comunione in cammino. Richiamando l’esperienza della preghiera di ieri a İznik, il Papa ha evocato la figura di san Giovanni XXIII, legato a questa terra, e ha chiesto che si compia il «grande mistero di quell’unità» invocata dal Concilio Vaticano II. Rinnovare il “sì” all’unità, ha insistito Leone XIV, significa prendere sul serio la preghiera di Gesù «ut unum sint».
Nel dialogo con le altre religioni
In un tempo in cui la religione è troppo spesso strumentalizzata per giustificare violenze e guerre, il Papa ha citato il Concilio Vaticano II: il rapporto dell’uomo con Dio e quello con i fratelli sono così intrecciati che «chi non ama, non conosce Dio». Da qui l’invito a camminare insieme, valorizzare ciò che unisce, demolire i muri dei pregiudizi, favorire conoscenza e stima reciproca per diventare, secondo il Vangelo, “operatori di pace”.

Avvento come ponte verso il Cielo
Guardando all’Avvento che inizia, Leone XIV ha proposto un’immagine conclusiva: i nostri passi si muovono «come su un ponte che unisce la terra al Cielo», gettato dal Signore stesso. Tenere lo sguardo fisso alle «sponde» di questo ponte significa amare Dio e i fratelli, camminare insieme, alimentare la speranza di ritrovarsi un giorno nella casa del Padre.
La Santa Messa si è conclusa con le parole di ringraziamento del Vicario Apostolico di Istanbul, Mons. Massimiliano Palinuro, e con la benedizione finale del Pontefice. Successivamente il Papa si è trasferito in auto alla Delegazione Apostolica.
In questo intreccio di liturgia, ecumenismo e diplomazia, il terzo giorno del viaggio di Leone XIV conferma la linea del Pontefice: costruire ponti là dove la storia ha spesso alzato muri, perché la confessione di Nicea non resti solo formula di fede, ma diventi forma di vita e cammino di unità.
Il programma di domani: ancora Istanbul, poi il Libano
Il Viaggio Apostolico proseguirà domani con una giornata scandita tra Istanbul e il Libano. In mattinata il Papa resterà ancora sulle rive del Bosforo: alle 09:30 è prevista una visita di preghiera alla Cattedrale armena apostolica, alle 10:30 la partecipazione alla Divina Liturgia nella Chiesa Patriarcale di San Giorgio, seguita alle 12:30 da una Benedizione ecumenica.
Successivamente Leone XIV prenderà parte a un pranzo con il Patriarca Bartolomeo I al Patriarcato Ecumenico, prima della cerimonia di congedo all’Aeroporto di Istanbul/Atatürk, al termine della quale il Papa partirà per il Libano. Nel pomeriggio il baricentro del viaggio si sposterà a Beirut: alle 15:45 è previsto l’arrivo all’Aeroporto Internazionale di Beirut con la relativa cerimonia di benvenuto; quindi il Pontefice compirà una visita di cortesia al Presidente della Repubblica, incontrerà il Presidente dell’Assemblea Nazionale, poi il Primo Ministro e, alle 18, rivolgerà il suo primo discorso in terra libanese alle autorità, alla società civile e al corpo diplomatico.
d.T.A.
Silere non possum