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Alfonso Raimo è il nuovo vescovo di Terni-Narni-Amelia
Chiesa cattolica15 settembre 2026

Alfonso Raimo è il nuovo vescovo di Terni-Narni-Amelia

Il vicario generale e ausiliare di Salerno lascia una diocesi attraversata da forti tensioni interne. La sua partenza consente ad Andrea Bellandi di cambiare il principale collaboratore senza una rimozione formale.

Terni - Alfonso Raimo è il nuovo vescovo di Terni-Narni-Amelia. La nomina di Leone XIV è stata resa pubblica oggi a mezzogiorno e annunciata contemporaneamente a Terni e a Salerno. Nella cattedrale di Terni la comunicazione è stata letta alla presenza del clero, dei religiosi e dei fedeli, convocati dall’amministratore diocesano don Matteo Antonelli con una nota diffusa nella serata di ieri. Raimo era vescovo ausiliare di Salerno-Campagna-Acerno dal 30 aprile 2024, con il titolo di Termini Imerese; era stato ordinato vescovo il 1º giugno successivo.

Nato a Calabritto, in provincia di Avellino, il 2 luglio 1959 e ordinato sacerdote il 18 marzo 1990, ha trascorso l’intera vita sacerdotale nella diocesi salernitana. È stato vicario parrocchiale e poi parroco dei Santi Martino e Quirico a Fisciano fino al 2011, quindi parroco a Eboli, prima al Carmine e dal 2015 a San Bartolomeo Apostolo. Per otto anni è stato anche cappellano della casa di reclusione ICATT di Eboli: uno di quegli incarichi pastorali “periferici” che, durante il pontificato di Francesco, pesavano non poco nella costruzione del profilo di un candidato all’episcopato.

Nel curriculum di Raimo ricorre però soprattutto un’altra parola particolarmente cara a Bergoglio: missione. Con una precisazione necessaria. Raimo non ha mai svolto attività missionaria sul campo, nel senso in cui l’ha vissuta, per esempio, Leone XIV. La sua esperienza è stata soprattutto organizzativa, accademica e curiale: dal 2001 al 2012 è stato incaricato regionale per la pastorale missionaria della Conferenza episcopale campana; dal 2012 al 2015 segretario nazionale della Pontificia Unione Missionaria e della Pontificia Opera di San Pietro Apostolo; dal 2007 docente di teologia della missione all’Istituto Teologico Salernitano.

Dal 2020 era inoltre vicario generale dell’arcivescovo Andrea Bellandi. Quando Francesco lo nominò ausiliare, la Curia salernitana volle sottolineare anche un dato simbolico: dal clero della diocesi non usciva un nuovo vescovo dai tempi di Michele De Rosa, nominato a Cerreto Sannita il 23 maggio 1998.

Una diocesi che attende

A Terni Raimo succede a Francesco Antonio Soddu, sardo di Chiaramonti, nominato da Francesco il 29 ottobre 2021 e ordinato vescovo nella cattedrale di Terni il 5 gennaio 2022. Il 21 febbraio 2026 Leone XIV lo ha trasferito alla sede metropolitana di Sassari, la diocesi nella quale Soddu è nato e si è formato sacerdotalmente, al posto di Gian Franco Saba, destinato all’Ordinariato militare.

La nomina a Sassari arrivò dopo che diversi candidati avevano rifiutato il trasferimento e lasciò più di una perplessità. Affidare a un vescovo la guida della diocesi nella quale ha trascorso gran parte della propria vita ecclesiastica significa infatti chiamarlo a governare sacerdoti con i quali ha condiviso formazione, ministero e rapporti personali. Una condizione che può rendere molto più difficile esercitare l’autorità con la necessaria libertà, soprattutto quando occorre prendere decisioni impopolari, intervenire su situazioni consolidate o gestire conflitti interni al presbiterio.

Soddu ha retto Terni come amministratore fino alla presa di possesso di Sassari, il 18 aprile. Due giorni dopo, il 20 aprile, il Collegio dei consultori riunito sotto la presidenza del decano Piergiorgio Brodoloni ha eletto al terzo scrutinio don Matteo Antonelli, narnese di 49 anni, ordinato l’8 dicembre 2009, parroco di Nostra Signora di Fatima a Gabelletta, assistente unitario di Azione cattolica e coordinatore della commissione presbiterale della Conferenza episcopale umbra. La diocesi che Raimo riceve è piccola e immediatamente soggetta alla Santa Sede: 81 parrocchie distribuite su 871 chilometri quadrati, 167.632 abitanti, 74 sacerdoti secolari e 46 regolari, 23 diaconi permanenti secondo l’Annuario Pontificio 2026. Nei sette mesi di vacanza la stampa umbra ha dato per probabile un accorpamento.  

Una situazione complicata

Raimo lascia una diocesi che da giugno è attraversata da una contestazione aperta nei confronti dell’arcivescovo Andrea Bellandi. Il 9 giugno Bellandi aveva scritto al clero e alle parrocchie per difendere l’applicazione del decreto della CEI del 1983, che fissa in nove anni la durata ordinaria dell’incarico dei parroci. Dal 2019, secondo i dati della Curia, circa due terzi delle 163 parrocchie della diocesi hanno cambiato guida.

Il 23 giugno è poi arrivata la nota ufficiale con 19 avvicendamenti e due nuove nomine, tutte operative da settembre. Ed è stato allora che il malcontento è esploso in diverse comunità. A San Pietro in Camerellis, lungo corso Garibaldi, una petizione per chiedere la permanenza di don Francesco Quaranta ha raccolto quasi 700 firme. Quaranta è stato comunque trasferito a Battipaglia e sostituito da monsignor Antonio Montefusco. Al Gesù Redentore, nel quartiere Europa, i fedeli hanno riempito le strade di manifesti in sostegno di don Ciro Torre, parroco dal 1º giugno 1984, poi sostituito da don Michele Olivieri. Al Parco Arbostella, invece, la protesta ha prodotto un risultato concreto: don Giuseppe Landi, inizialmente trasferito, è tornato alla guida della parrocchia.

Con l’inizio di settembre le contestazioni si sono concentrate soprattutto sui criteri utilizzati dalla Curia. Alcuni fedeli e sacerdoti hanno accusato Bellandi di applicare le norme in maniera disomogenea, facendo valere per alcuni il limite dei nove anni o quello dell’età e lasciando invece altri al proprio posto. Tra i casi citati c’è quello di Santa Croce, dove la formula dei parroci in solidum è stata letta dai critici come uno strumento per garantire maggiore continuità nella permanenza degli stessi sacerdoti.

Alle tensioni sui trasferimenti si aggiungono poi altre vicende che da tempo alimentano il malcontento nei confronti della gestione diocesana: le polemiche sui conti dell’Opera Salerno Sacra e il caso dell’Opera del Gregge del Bambino Gesù, commissariata da Bellandi il 9 febbraio 2024 e restituita al proprio direttivo con decreto del 7 gennaio 2025. Un insieme di questioni che ha contribuito a rendere particolarmente teso il clima ecclesiale nel quale Raimo lascia Salerno. Che a lasciare Salerno sia ora proprio il vicario generale, appena due anni dopo la nomina episcopale, è un dato tutt’altro che secondario. Dopo averlo avuto per anni come primo collaboratore e averne visto arrivare anche la promozione all’episcopato, per Bellandi sarebbe stato politicamente e istituzionalmente molto difficile sostituire Raimo nel ruolo di vicario generale senza aprire ulteriori interrogativi sulla gestione della diocesi. La soluzione più semplice, e forse l’unica capace di evitare uno strappo interno evidente, era che Raimo venisse destinato a un’altra sede. La nomina a Terni consente così a Bellandi di cambiare il proprio principale collaboratore senza doverlo formalmente rimuovere. 

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