Città del Vaticano - «La vera giustizia è l’amore». All’Angelus di mezzogiorno in Piazza San Pietro, Papa Leone XIV ha commentato il Vangelo del giorno soffermandosi sul “discorso della montagna”: la Legge, ha spiegato, non serve a sentirsi a posto, ma orienta la vita alla relazione d’amore con Dio e con gli altri, compiuta in Cristo.
Davanti ai fedeli, il Papa ha ricordato che Gesù non si presenta come un contestatore della tradizione, ma come Colui che porta a maturazione quanto Mosè e i profeti hanno consegnato: «Non sono venuto ad abolire la Legge, ma a dare il pieno compimento». Questo compimento, ha insistito, si riconosce nell’amore, che svela “il significato profondo” dei precetti e ne espone lo scopo ultimo.
Nel cuore della catechesi, Leone XIV ha richiamato l’espressione evangelica di una “giustizia superiore” a quella degli scribi e dei farisei. Il Papa ha spiegato l’impostazione delle antinomie - «Avete inteso che fu detto agli antichi… Ma io vi dico» - come un passaggio decisivo: non un gioco linguistico, ma un metodo con cui Gesù porta la Legge dentro la concretezza della vita e ne misura la verità sulla qualità dei rapporti. La Legge, in questa prospettiva, appare come un pedagogo - l’immagine è paolina - che conduce fino a Cristo, dove la vita del credente cambia statuto: non più solo osservanza, ma figliolanza; non soltanto doveri, ma grazia che rende possibile vivere da fratelli.
A rendere attuale e cristallino il discorso sono stati gli esempi scelti dal Pontefice, presi direttamente dal testo di Matteo. Leone XIV ha colpito ancora una volta i finti cattolici, più allineati alle istanze politiche della destra che al Vangelo. Dopo aver ricordato, mesi fa a Castel Gandolfo, l’incoerenza di chi si proclama pro vita e poi legittima la pena di morteo sostiene un trattamento iniquo degli immigrati, oggi il Papa è tornato su un punto sui cui si sofferma da tempo, anche nel Messaggio di Quaresima: il comandamento del «non uccidere». E lo ha portato dove fa male, sul terreno della parola e della dignità: «Non basta non uccidere fisicamente una persona, se poi la uccido con le parole oppure non rispetto la sua dignità». Sul precetto relativo all’adulterio, la stessa linea: la fedeltà non si riduce a una pratica d’ufficio, pretende una qualità umana e spirituale della relazione.
Il Papa ha citato tenerezza, ascolto, rispetto, cura reciproca, e la capacità di camminare “insieme in un progetto comune”. L’orizzonte è chiaro: il Vangelo non propone un livello minimo di correttezza; chiede un amore grande, e lo chiede perché - ha sottolineato - è “possibile grazie alla forza di Dio”. La conclusione dell’Angelus è stata affidata all’invocazione alla Vergine Maria, presentata come colei che ha donato al mondo Cristo, “Colui che porta a compimento la Legge e il progetto della salvezza”, chiedendo la sua intercessione per entrare nella logica del Regno e viverne la giustizia.
Dopo la preghiera mariana, Leone XIV ha allargato lo sguardo all’attualità. Ha espresso vicinanza alle popolazioni del Madagascar, colpite in breve tempo da “due cicloni”, con inondazioni e frane: «Prego per le vittime e i loro familiari e per quanti hanno subito gravi danni». Quindi un pensiero al Capodanno lunare, imminente e celebrato da miliardi di persone in Asia orientale e altrove: un augurio perché la festa rafforzi relazioni familiari e amicizia, porti serenità “nelle case e nella società” e aiuti a guardare al futuro “costruendo pace e prosperità per tutti i popoli”. Infine i saluti ai romani e ai pellegrini: menzione speciale per i fedeli della parrocchia di San Lorenzo de Cadice (Spagna) e per un gruppo dalle Marche; accoglienza a studenti e docenti di scuole provenienti da Inghilterra (Sheffield e Bolton), Portogallo, Spagna e Germania; e un elenco di realtà ecclesiali e giovanili, tra cui il convegno nazionale del Movimento Studenti Cattolici - FIDAE, cresimandi e gruppi di ragazzi e giovani da diverse località italiane.
C.V.
Silere non possum