Città del Vaticano - Questa mattina, memoria liturgica di sant’Agnese, alle ore 8.30 in Vaticano si è rinnovata una tradizione antica che intreccia martirio, simboli e governo della Chiesa: la benedizione degli agnelli destinati a fornire la lana per i pallii degli arcivescovi metropoliti. Si tratta di un rito che negli ultimi anni era stato abbandonato da Papa Francesco.
Questa mattina, invece, nella Cappella di Urbano VIII del Palazzo Apostolico, Leone XIV ha benedetto gli agnelli, inserendo il gesto nel solco di una consuetudine attestata da secoli e legata in modo diretto alla figura della giovane martire romana.
La storia e la tradizione
La connessione tra Agnese e l’agnello è anzitutto simbolica e linguistica. Il nome della santa richiama tanto il greco haghnós (pura) quanto il latino agnus. Nell’iconografia, Agnese è spesso raffigurata accanto a un agnello, segno di candore, sacrificio e fedeltà a Cristo, lo Sposo che la martire non volle rinnegare neppure davanti alla morte. La tradizione della benedizione, attestata già tra IV e VI secolo, si è mantenuta nel tempo come segno visibile di questa memoria viva. Negli ultimi anni, purtroppo, il Papa non ha più benedetto gli agnelli e questo rito veniva celebrato durante la Santa Messa nella Basilica di Sant'Agnese dai Canonici Regolari Lateranensi. Oggi, però, Leone XIV ha ripreso questa bella tradizione che gli ha permesso di incontrare anche i religiosi che hanno portato gli agnelli in Vaticano.
Gli agnelli vengono donati dai monaci Trappisti dell’Abbazia delle Tre Fontane a Roma. I religiosi affidano alle suore della Sacra Famiglia di Nazareth gli agnelli che li allevano e li curano. Sono queste religiose che provvedono anche alla vestizione degli agnelli mettendo loro una specie di mantello sul dorso. Per un agnello è di colore rosso, in ricordo del martirio della santa, per l'altro è bianco, in ricordo della sua verginità. Gli stessi colori vengono usati per le corone di fiori poste sul capo degli animali e non mancano dei piccoli fiocchi sulle loro orecchie. Dopo questa sorta di vestizione, i due agnelli vengono collocati ognuno dentro una cesta e portati al Santo Padre per la benedizione, poi raggiungono la Basilica di Sant’Agnese.
Nella Basilica di Sant’Agnese fuori le Mura, durante la Messa presieduta dall’abate generale dei Canonici Regolari Lateranensi, gli agnelli vengono collocati sull’altare, sopra le reliquie di Agnese e di Emerenziana, sorella di latte della martire. Emerenziana morì due giorni dopo: era catecumena, prossima a ricevere il Battesimo. Secondo la tradizione, fu trovata in preghiera presso la tomba di Agnese; trascinata fuori dalla chiesa, venne lapidata.

Preparazione del pallio
Gli agnelli vengono tosati e non uccisi. La loro lana è poi destinata alla realizzazione dei pallii, le insegne liturgiche che esprimono il legame speciale tra il Papa e gli arcivescovi metropoliti. Il pallio è una fascia di lana bianca, ornata da sei croci nere di seta, che richiama visibilmente la comunione con la Chiesa di Roma e la responsabilità pastorale affidata ai metropoliti nella loro provincia ecclesiastica.
Il pallio viene benedetto dal Pontefice il 29 giugno, nella solennità dei santi Pietro e Paolo, e quindi imposto ai metropoliti. Quest’anno, inoltre, Leone XIV ha previsto di convocare in Vaticano tutti i cardinali nei giorni immediatamente precedenti la solennità per un concistoro straordinario. Il percorso, che inizia con la benedizione degli agnelli nel giorno di sant’Agnese, attraversa mesi di lavoro artigianale fino a giungere al gesto solenne che rende visibile la comunione gerarchica nella Chiesa.
Il rito di oggi, celebrato da Leone XIV nella Cappella di Urbano VIII è un atto carico di significato ecclesiale: dalla testimonianza di una giovane martire del IV secolo fino al governo pastorale delle Chiese locali, la benedizione degli agnelli continua a raccontare, con un linguaggio simbolico essenziale, come la tradizione della Chiesa sappia unire memoria, fede e responsabilità.
d.M.C.
Silere non possum