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Quando la laicità diventa imposizione: Ottawa vieta Dio nelle riflessioni militari
Chiesa cattolica19 agosto 2026

Quando la laicità diventa imposizione: Ottawa vieta Dio nelle riflessioni militari

Le nuove istruzioni delle Forze armate impongono a cappellani e relatori di evitare parole, gesti e simboli riconducibili a una specifica tradizione religiosa. L’ordinario militare contesta la misura sul piano pastorale e giuridico: «Chiedere ai credenti di separare il senso della vita da ogni riferimento trascendente significa privilegiare una visione secolare».

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Ottawa - Monsignor Scott McCaig, C.C., ordinario militare del Canada, ha reso pubblica una dichiarazione in risposta alle nuove Istruzioni del personale militare delle Forze armate canadesi dedicate alle riflessioni spirituali nei contesti militari, entrate in vigore il 29 luglio scorso. Il presule contesta nel merito una normativa che impone ai cappellani, e a chiunque tenga discorsi di questo genere a nome delle Forze armate, di astenersi da parole, gesti o simboli propri di una particolare tradizione religiosa o spirituale, compresi i riferimenti a Dio.

La direttiva definisce le riflessioni spirituali come allocuzioni pubbliche rivolte a un gruppo di militari con lo scopo di rafforzare senso, scopo e benessere spirituale, e stabilisce che chi le pronuncia debba garantire la neutralità religiosa dello Stato evitando linguaggi confessionali specifici. Ottawa giustifica la misura richiamando l'esigenza di inclusività e la laicità delle istituzioni pubbliche.

È proprio su questo punto che si concentra l'obiezione dell'ordinario militare. Per McCaig la norma nasce da un equivoco di fondo, capace di rovesciare l'obiettivo che si propone di raggiungere. Riflettere sul senso e sul fine dell'esistenza comporta, secondo il presule, presupposti filosofici e spirituali inevitabili: separare queste categorie dal riferimento a una fonte trascendente equivale, per moltissimi credenti (cristiani, musulmani, ebrei, indù, sikh), a svuotare la riflessione stessa del suo contenuto. Imporre questa separazione ai cappellani in nome della neutralità significa, nella sua lettura, chiedere loro di agire contro la coscienza.

McCaig porta l'argomentazione oltre il piano pastorale, fino a quello giuridico. Richiama la sentenza della Corte suprema del Canada nel caso Mouvement laïque québécois c. Saguenay del 2015, secondo cui lo Stato non deve favorire né ostacolare un credo, e lo stesso vale per chi è non credente.

Il vescovo arriva a sottolineare che anche i sistemi di pensiero atei o umanisti richiedono un'adesione dell'intelletto e della volontà assimilabile alla fede, e professano posizioni precise sull'esistenza o l'inesistenza di Dio, sul valore e sul senso dell'esperienza umana. Le stesse Forze armate canadesi, ricorda, riconoscono da tempo cappellani umanisti laici come rappresentanti di una delle tradizioni spirituali ammesse nel servizio interconfessionale. Vietare i riferimenti religiosi finisce così per tradursi in un'opzione implicita a favore di una particolare visione del mondo, quella secolare, che ottiene un trattamento di favore proprio nel nome della neutralità.

Il vescovo lamenta inoltre l'assenza di un confronto reale con le autorità politiche e militari: le richieste di incontro avanzate dai cappellani nel corso degli anni, mentre la revisione della politica era in corso, sarebbero state respinte in modo sistematico. Un dialogo autentico con i responsabili religiosi, osserva McCaig, avrebbe probabilmente condotto a un risultato più equilibrato e realmente rispettoso della pluralità di convinzioni presenti tra i militari. In attesa che l'Ordinariato completi lo studio del provvedimento e definisca una posizione ufficiale (sono in corso incontri con la Conferenza dei vescovi cattolici del Canada e con i partner ecumenici e interconfessionali del servizio di cappellania), il presule ha invitato i fedeli a pregare per una revisione ragionevole del testo e per l'apertura a un confronto realmente inclusivo.

La Conferenza episcopale canadese ha espresso solidarietà a McCaig, confermando di seguire con attenzione l'attuazione della direttiva e le sue ricadute sulla libertà di coscienza e di religione all'interno delle Forze armate. In questa fase preliminare i vescovi si sono limitati a invitare i fedeli a informarsi sulla vicenda e a pregare per i militari, per le loro famiglie e per i cappellani, oltre che per lo stesso McCaig nell'esercizio del suo ministero pastorale presso la comunità militare cattolica.

L'Ordinariato militare canadese, come gli altri ordinariati dello stesso tipo eretti nei vari Paesi, risponde a una logica giuridica particolare, legata alle persone più che ai confini territoriali, e segue i militari ovunque siano di stanza, secondo il modello fissato dalla costituzione apostolica Spirituali Militum Curae di san Giovanni Paolo II pubblicata nel 1986. Una struttura pensata per garantire assistenza pastorale a chi presta servizio lontano dalla propria diocesi d'origine, motivo per cui la controversia canadese riguarda da vicino anche altri episcopati: la tensione tra neutralità dello Stato e libertà religiosa nelle forze armate non riguarda soltanto Ottawa, e la vicenda potrebbe diventare un precedente osservato con attenzione dagli ordinariati militari di altri Paesi alleati.

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