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Il cardinale Simoni torna a Spaç: Messa nel campo dove fu prigioniero
Chiesa cattolica02 agosto 2026

Il cardinale Simoni torna a Spaç: Messa nel campo dove fu prigioniero

A 97 anni il porporato albanese celebra nell’ex miniera dei lavori forzati in suffragio delle vittime del regime comunista. Il messaggio di Leone XIV: «Nessuna catena può imprigionare una coscienza illuminata dal Vangelo»

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Il cardinale Ernest Simoni, novantasette anni, è tornato a celebrare l'Eucaristia nel luogo dove per lunghi anni fu costretto ai lavori forzati. Venerdì 31 luglio, nell'ex campo di prigionia di Spaç, nel nord dell'Albania, il porporato ha presieduto la Messa in suffragio di quanti in quelle gallerie di miniera hanno patito e sono morti sotto la dittatura comunista di Enver Hoxha. Ad accompagnarlo spiritualmente è giunto un messaggio di Papa Leone XIV, datato 30 luglio e letto al termine della celebrazione.

«Con profonda commozione mi unisco spiritualmente a Vostra Eminenza e a quanti si sono raccolti nell'ex campo di prigionia di Spaç, dove Ella torna dopo tanti anni per celebrare l'Eucaristia, il Sacrificio di Cristo che ha trasformato la Croce da segno di morte in promessa di vita», scrive il Pontefice, che nel testo riconosce in quel luogo «una delle pagine più dolorose» della storia del popolo albanese. Spaç, prosegue il messaggio, «è stato un luogo in cui molti hanno portato la pesante croce dell'ingiustizia»: il sangue di chi vi ha sofferto e vi è morto «ha irrigato quella terra, rendendola una silenziosa testimonianza di fedeltà, di coraggio e di speranza».

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Documento allegato
Messaggio del Santo Padre Leone XIV
30 Luglio 2026

Leone XIV si sofferma sulle preghiere «salite al Cielo da quel luogo» e sulle «invocazioni sussurrate nel cuore» dei prigionieri, richiamando poi le parole di san Paolo ai Romani per affermare che «nessuna catena è tanto forte da imprigionare una coscienza illuminata dal Vangelo, nessuna notte è così lunga da impedire l'alba che il Signore prepara per i Suoi figli e nessuna prigione è abbastanza profonda da separare l'uomo dall'amore di Dio» (cfr. Rm 8,35-39). Il Papa chiede infine che la memoria dei caduti resti «un richiamo costante alla dignità inviolabile della persona umana, al valore della libertà e all'impegno per la pace», affidando i presenti all'intercessione della Madonna e impartendo la benedizione apostolica al cardinale e a quanti hanno preso parte al rito.

Durante la celebrazione sono stati ricordati in particolare i detenuti sepolti nelle fosse comuni del campo, privi di nome e di croce. Erano loro compagni di prigionia, negli stessi cunicoli in cui si estraevano rame e pirite, gli uomini con cui Simoni, rischiando la vita, celebrava clandestinamente la Messa: per il pane e il vino si arrangiava con molliche nascoste e succo d'uva spremuto di nascosto, secondo quanto lo stesso porporato ha raccontato in più occasioni.

Ventotto anni tra celle d'isolamento e lavori forzati

Nato a Troshani, presso Scutari, il 18 ottobre 1928, Simoni entrò giovanissimo nel collegio francescano Illiricum e fu ordinato sacerdote nel 1956, dopo aver completato di nascosto gli studi teologici durante il servizio militare. Bollato come «nemico del popolo» dal regime comunista, venne arrestato la notte di Natale del 1963 mentre celebrava la Messa della vigilia a Barbullush. Condannato inizialmente a morte con l'accusa di aver pregato per il presidente statunitense John Fitzgerald Kennedy, vide la pena commutata in lavori forzati: diciotto anni in una cella d'isolamento, per un totale di ventotto anni di prigionia trascorsi in gran parte proprio nelle miniere di Spaç e, successivamente, nelle fognature di Scutari. Liberato nel 1990, al crollo del regime, riprese apertamente il ministero sacerdotale nei villaggi albanesi. Nel 2014 la sua testimonianza, resa davanti a Papa Francesco in visita a Tirana, commosse l'assemblea; due anni dopo, il 19 novembre 2016, Francesco lo creò cardinale diacono di Santa Maria della Scala, pur dispensandolo dalla consacrazione episcopale per la sua età avanzata.

Una miniera trasformata in reparto di rieducazione

Ufficialmente denominato «Reparto di rieducazione 303», il complesso di Spaç sorse tra il 1967 e il 1968 dalla riconversione di una miniera di rame e pirite già sfruttata come campo di lavoro dai primi anni Cinquanta. Vi furono reclusi centinaia di oppositori del regime, intellettuali e religiosi, sottoposti a turni durissimi nelle gallerie e a condizioni igieniche e alimentari estreme. Nel maggio 1973 il campo fu teatro di una rivolta durata tre giorni, uno dei rarissimi episodi di ribellione collettiva nell'Albania di Hoxha: i detenuti issarono una bandiera albanese privata della stella comunista, prima che l'intervento delle forze speciali soffocasse la protesta e la repressione portasse alla fucilazione di quattro dei promotori. La struttura restò attiva fino al 1991 e dal 2007 è riconosciuta come monumento culturale, anche se il sito, esposto da decenni all'incuria, conserva solo in parte le tracce di quella storia.

Il ritorno di Simoni a Spaç, a distanza di oltre mezzo secolo dalla sua prigionia, si inserisce in un più ampio viaggio pastorale del cardinale in Albania e assume un valore che va oltre la cronaca: la voce di uno degli ultimi testimoni diretti della persecuzione comunista si è levata di nuovo, questa volta libera, nel luogo stesso dove per anni le fu imposto il silenzio. 

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