Città del Vaticano - Andrea Tornielli porta avanti da mesi la sua personale guerra del copyright, utilizzata soprattutto per infastidire chi racconta ciò che accade dentro il Dicastero per la Comunicazione. Peccato che, mentre controllava con zelo fotografie, fotogrammi e pubblicazioni altrui,qualcuno nei suoi uffici abbia dimenticato di occuparsi dei diritti relativi ai contenuti inseriti nel documentario Leone a Roma.
Il risultato è grottesco. YouTube ha bloccato il filmato in seguito a una rivendicazione della Rai. Sulla pagina di Vatican News compare ora il messaggio: «Video non disponibile. È stato bloccato a causa di contenuti rivendicati dalla Rai».

Il documentario, pubblicato il 1° luglio 2026, è stato prodotto dalla Direzione editoriale del Dicastero per la Comunicazione. Tra gli autori figura Salvatore Cernuzio, già figlioccio di Tornielli a Vatican Insider de La Stampa e successivamente approdato ai media vaticani sotto la sua direzione.
Rendiamoci conto della scena: quella che si presenta come la “testata giornalistica del Papa”, espressione mediatica di un intero Stato e destinataria di ingenti risorse, pubblica materiale sul Pontefice e viene oscurata perché la televisione pubblica italiana ne rivendica i contenuti. A Palazzo Pio il copyright sembra seguire una teologia tutta propria: diventa un dogma inflessibile quando serve a colpire chi non è allineato, alleato o obbediente; si trasforma invece in una norma facoltativa quando entrano in scena i fedelissimi. E quando sono proprio loro a doverlo rispettare, finisce direttamente tra le pieghe della misericordia.
Leone a Roma ripercorre gli anni trascorsi da Robert Francis Prevost nella Capitale prima dell’elezione dell’8 maggio 2025. Si tratta del terzo documentario prodotto dai media vaticani sul nuovo Pontefice, dopo quelli dedicati al Perù e a Chicago. L’operazione è stata un affannoso tentativo di recuperare terreno dopo che l’elezione di Leone XIV aveva colto impreparato il sistema informativo costruito attorno a Francesco. Da qui la corsa a raccogliere testimonianze, fotografie, ricordi e aneddoti sul nuovo Papa, presentata come approfondimento giornalistico ma confezionata con un evidente intento celebrativo.
Tornielli aveva ottenuto da Papa Francesco la direzione editoriale del Dicastero nel dicembre 2018, lasciando La Stampa, dove coordinava Vatican Insider. Con Francesco il sistema poteva contare su accessi, relazioni e frequentazioni consolidate. Con Leone XIV la porta del Palazzo Apostolico si è fatta evidentemente meno familiare. Il documentario sembrava quindi il mezzo più rapido per accreditarsi presso il nuovo Pontefice e ricostruire quella prossimità perduta.
L’operazione, però, si è schiantata contro un disinteresse di Prevost che non ama queste mosse. Oggi arriva anche la rivendicazione della Rai. Una figuraccia che ricade sul Dicastero, sui responsabili editoriali e, inevitabilmente, sull’immagine del Papa, il cui nome viene utilizzato per prodotti che dovrebbero essere preparati con una professionalità almeno elementare.
La morale è semplice: prima di dichiarare guerra agli altri in nome del copyright, sarebbe opportuno controllare di avere i permessi per i propri documentari. Altrimenti il rischio è di trasformare la comunicazione pontificia in una parodia. E questa volta non è stato necessario alcun giornale indipendente per smascherarla: è bastato YouTube.
V.L.
Silere non possum



