Città del Vaticano - All’interno del Dicastero per la Comunicazione, in questi mesi, si stanno mescolando sentimenti diversi. Da un lato c’è quel comportamento tipico di personaggi che hanno ottenuto quei posti non per meriti, ma per amicizie e intrallazzi; dall’altro c’è il sentimento distorto, altrettanto tipico, di una certa categoria di sedicenti cattolici che sente il bisogno di compiacere il regnante di turno.
Massimiliano Menichetti tenta ormai da mesi di mostrare al Papa, e anche al nuovo prefetto Maria Montserrat Alvarado, quanto sia bravo. Dimentica però un dettaglio: anche Alvarado, in questi anni, ha visto ciò che è accaduto in quel Dicastero, seppure dall’altra parte del recinto. E ora si domanda davvero se questi personaggi pensino che possa lasciarsi prendere in giro dai loro sorrisi smaglianti, dalle finte iniziative e da quei presunti cambiamenti dei quali Menichetti vuole farsi portavoce. Progetti che servono a cambiare tutto, stravolgere l’ordinarietà di molti, per non cambiare nulla.
Del resto, Menichetti ha ora bisogno di trovare in Alvarado una nuova sponda, altrimenti rischia di saltare. Per anni è stato l’alfiere di Paolo Ruffini; caduta la testa del comunista con il Rolex, deve rapidamente riposizionarsi. La strategia è piuttosto evidente: convincere Alvarado che tutto ciò che nel Dicastero ancora funziona porta la sua firma e che, senza di lui, quei progetti non potrebbero reggere. Se riuscirà nell’operazione, avrà trasformato ancora una volta l’indispensabilità costruita a tavolino nel lasciapassare per garantirsi un posto anche sotto il nuovo prefetto.

Nelle scorse ore, al Meeting, Menichetti ha intervistato, stranamente da solo, un arcivescovo emerito. Del resto, ormai non fa gola neppure a Tornielli, soprattutto dopo tutto ciò che ha pubblicato Silere non possum. E non solo Menichetti si impappinava: era evidente che non sapesse neppure di cosa stesse parlando.
Nel 2024, su Vatican News, di Sant’Agostino non c’era traccia. Non sapevano neppure chi fosse. Di Santa Monica non sapevano neppure quando ricorresse la memoria liturgica. Oggi, invece, troviamo Tiziana Campisi in preda a un delirio nel quale cerca di attirare su di sé addirittura l’attenzione del Papa attraverso articoli che arrivano a coinvolgere anche gli agostiniani. Non dimentichiamo che il Pontefice non legge Vatican News. Gli agostiniani sono esasperati e non ne possono più di questa «tizia che ormai si è accollata ai membri di tutto l’Ordine».
Quando manca la materia grigia, bisogna procedere così: a spanne, nel tentativo di compiacere ora l’uno, ora l’altro. Ieri ne parlavano male, oggi lo osannano. L’ipocrisia che ha ucciso lo stesso Gesù Cristo resta la vera tradizione che non abbiamo mai abbandonato.
Nel frattempo, ieri, qualche buon tempone dotato di grande lungimiranza mediatica ha pensato bene di ripubblicare un video di un anno fa in cui si vede Leone XIV pregare davanti ai resti di Santa Monica, con il risultato di indurre molti a chiedersi: «Ma il Papa oggi è andato da Santa Monica?».
No. Si tratta semplicemente di una delle grandi trovate di Massimiliano Menichetti, che ogni giorno riesce nell’impresa di trovare qualcuno di particolarmente sveglio da arruolare.



