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I vescovi di Francesco: sì al sinodo ma censurano chi non gli piace
Blog15 marzo 2023

I vescovi di Francesco: sì al sinodo ma censurano chi non gli piace

In Spagna, nella diocesi di San Sebastián si applica la censura. Il decreto del vescovo è un chiaro abuso.

Fernando Prado Ayuso published a decree censuring American television EWTN

🇬🇧 Francis' bishops: yes to the synod but they censure anyone they don't like

Due pesi e due misure. Ancora una volta, questo vero e proprio motto può dirsi il motore propulsore dell'attività del Sommo Pontefice e dei vescovi da lui nominati.

Nella Chiesa che dice di aprirsi al mondo, di iniziare a dialogare con tutti e di dare voce a chiunque voglia dire la sua, ci imbattiamo sempre più in una fucina di vescovi che censurano chi non la pensa come loro.

In passato, almeno, le cose venivano fatte senza paura e con la solennità dovuta. Ci saremmo aspettati la promulgazione di una bolla Licet ab initio e la nomina di un ulteriore consiglio di cardinali, "intelligenti" come li definirebbe Francesco, per stipulare una lista di realtà alle quali non si può attingere perchè troppo critiche verso l'Augusto Pontefice.

Invece, secondo il clima che regna al momento, S.E.R. Mons. Fernando Prado Ayuso ha pensato bene di firmare un decreto con il quale vieta categoricamente ai media della diocesi di pubblicare contenuti dell'emittente televisiva americana  Eternal Word Television Network. 

All'interno del bollettino diocesano di San Sebastián, i presbiteri hanno trovato la preoccupante sorpresa. Questo clima di persecuzione e di censura di tutti coloro che sollevano domande in merito all'operato del Papa, è chiaramente in contraddizione con le parole di Francesco che continua a dire: "Il non ascoltare è uno dei mali del nostro tempo, anche nella Chiesa". 

Anche nel Messaggio per la LVI Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, il Pontefice scriveva: "L'uomo, al contrario, tende a fuggire la relazione, a voltare le spalle e "chiudere le orecchie" per non dover ascoltare. Il rifiuto di ascoltare finisce spesso per diventare aggressività verso l'altro, come avvenne agli ascoltatori del diacono Stefano i quali, turandosi gli orecchi, si scagliarono tutti insieme contro di lui". 

E ancora: "Questo è sintomo del fatto che, più che la verità e il bene, si cerca il consenso; più che all'ascolto, si è attenti all'audience. La buona comunicazione, invece, non cerca di fare colpo sul pubblico con la battuta ad effetto, con lo scopo di ridicolizzare l'interlocutore, ma presta attenzione alle ragioni dell'altro e cerca di far cogliere la complessità della realtà. È triste quando, anche nella Chiesa, si formano schieramenti ideologici, l'ascolto scompare e lascia il posto a sterili contrapposizioni". 

Anche il Segretario di Stato di Sua Santità si è scagliato contro EWTN dicendo: "I media cattolici, come ben sapete, hanno un ruolo importante nel compito della nuova evangelizzazione. Per questo è bene che si sentano parte attiva della vita della Chiesa, innanzitutto vivendo in uno spirito di comunione con il Vescovo di Roma. Ciò è tanto più urgente oggi, in un tempo segnato da dibattiti troppo drammatici, anche all'interno della Chiesa, che non risparmiano nemmeno la persona e il magistero del Pontefice". 

Questa retorica, però, è chiaramente un abuso che lo stesso Pontefice sta forzando. Nella Chiesa, sin dalla sua nascita, vi sono state discussioni e dibattiti. Pietro e Paolo ne sono l'esempio. La critica e la discussione non rompono la comunione, anzi la rafforzano. Devono essere apprezzati quei media che, piuttosto che essere servili, mettono in risalto luci ed ombre e lo fanno con amore a Pietro e, sopratutto, alla Verità.

Diversamente, mettendo a tacere tutte le voci critiche e, addirittura, censurandole, si commette un abuso di coscienza. Facendo credere, magari, che criticando il Papa si finisce all'inferno. Il decreto del vescovo spagnolo Fernando Prado Ayuso è chiaramente un abuso ed è anche una bandierina da sventolare a Santa Marta per mostrare quanto si è "fedeli al padrone". Del resto, San Sebastián non è una sede cardinalizia, quindi potrebbe essere un punto a suo favore.

L.M.

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