Città del Vaticano - I Dicasteri per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e per i Laici, la Famiglia e la Vita hanno pubblicato congiuntamente un volume di ottanta pagine intitolato L'ecologia integrale nella vita della famiglia. Il testo, presentato dai cardinali Michael Czerny S.I. e Kevin Joseph Farrell, si propone come un manuale pratico per "ispirare e incoraggiare le famiglie ad adottare atteggiamenti e pratiche che promuovano gli insegnamenti dell'Enciclica Laudato si'". L'intento dichiarato è nobile; il risultato, tuttavia, solleva interrogativi seri sulle priorità pastorali della Santa Sede in un'epoca segnata da una crisi della famiglia che è prima di tutto crisi della fede, crisi economica e crisi educativa.

Un'agenda travestita da Vangelo

La struttura del documento tradisce l'impostazione: dopo una breve sezione sui "fondamenti", il manuale dedica sette capitoli tematici a obiettivi che, ammette esplicitamente l'introduzione, sono "tratti dalla Laudato si'". Non dal Vangelo. Non dal Catechismo. Non dalla bimillenaria tradizione della Chiesa sulla famiglia. I sette pilastri proposti alle famiglie cattoliche sono: ascoltare il grido della terra, ascoltare il grido dei poveri, adottare l'economia ecologica, adottare stili di vita ecologici, ecologia integrale e istruzione, spiritualità ecologica e partecipazione comunitaria.

L'aggettivo "ecologico" appare praticamente in ogni capitolo. La parola "Cristo" compare con frequenza marcatamente inferiore. Persino il capitolo sulla spiritualità si intitola "Spiritualità ecologica nella famiglia": quasi che la spiritualità cristiana, per essere proposta oggi a una famiglia, debba necessariamente essere qualificata da un aggettivo ambientalista.

Il sospetto rovesciamento delle priorità

Nella Presentazione, i due porporati (78 e 79 anni) scrivono che "il presente volume, pur essendo dedicato principalmente alle famiglie, riguarda tutti noi". Il riferimento immediato non è però alla crisi vocazionale del matrimonio, alla denatalità che sta spopolando l'Europa cattolica, agli abusi sui minori che sono moltissimi fra le mura domestiche, alla sempre maggior sfiducia nella Chiesa Cattolica, alla disgregazione del legame coniugale. Il riferimento immediato è alla pandemia e alla necessità di "un approccio basato sull'ecologia integrale".

È rivelatore. La Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza in Italia ha ripetutamente segnalato come la famiglia sia oggi, statisticamente, il luogo principale degli abusi sui minori. Le famiglie reali - quelle che dovrebbero leggere questo manuale (e mai lo sfoglieranno neppure) - fanno i conti con bollette insostenibili, con l’incapacità di ascoltare i figli adolescenti che si rifugiano su TikTok, con la quasi impossibilità di trasmettere la fede in un contesto culturale ostile. A queste famiglie il documento offre, fra le "azioni proposte", il consiglio di "creare un contenitore per il compostaggio o un allevamento di lombrichi", di "raccogliere l'acqua piovana", di "installare dispositivi solari", di "procurarsi un pluviometro e monitorarlo".

Si potrà obiettare che si tratta di indicazioni concrete e che il piccolo è parte del grande. Ma quando il "piccolo" occupa pagine e pagine mentre il "grande" - la trasmissione della fede, la lotta contro il secolarismo, la difesa del matrimonio sacramentale - è ridotto a sfondo, qualcosa non torna.

I punti di chiara colorazione ideologica

1. La crescita demografica come "non-problema" e il consumismo come vero nemico. Al capitolo 2 si legge: "Oggi c'è la tendenza a considerare la crescita demografica come la principale minaccia per l'umanità. L'attenzione dovrebbe essere posta, invece, sul consumismo estremo e sull'inquinamento". È vero che il documento poi cita le critiche all'aborto, alla contraccezione imposta e alla sterilizzazione. Ma l'impianto generale traduce in linguaggio ecclesiale lo schema tipico del decrescismo occidentale: il problema non sono troppi uomini, è troppo consumo. È una tesi rispettabile, ma non è dottrina di fede: è una posizione tra le tante nel dibattito economico e demografico, presentata però come se fosse l'unica compatibile con il Vangelo.

2. Il "multilateralismo dal basso" e la pressione politica. Il documento, citando Laudate Deum, invita le famiglie a esercitare "una sana pressione su leader e governi, e controbilanciando l'influenza negativa del marketing e della falsa informazione". Il capitolo 7 incoraggia le famiglie a "unire le forze per attività di advocacy, campagne di sensibilizzazione e coinvolgimento delle autorità e dei decisori locali". Le famiglie cristiane diventano così, nella visione del manuale, anzitutto un soggetto di mobilitazione politico-ambientale. La dimensione propriamente ecclesiale - la famiglia come "Chiesa domestica", luogo della preghiera, della catechesi, della trasmissione del depositum fidei - appare subordinata.

3. La pandemia evocata come paradigma interpretativo. L'inserimento, nella Presentazione, del riferimento agli "effetti della recente pandemia" come dimostrazione della necessità dell'"ecologia integrale" non è neutrale. La pandemia è stata, per molti anche nella Chiesa, l'occasione per consolidare un certo lessico globalista - "tutto è connesso", "casa comune", "fragilità sistemica" - che ha precise implicazioni sul piano del governo politico ed economico mondiale. Inserirlo in un manuale per le famiglie significa abituare i fedeli a leggere la propria vita domestica attraverso quel lessico.

4. La sessualità ridotta a sottocapitolo dell'ambiente. La parte più dottrinalmente solida - quella sulla difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, sul rifiuto dell'aborto, della maternità surrogata, dell'eutanasia, della fecondazione artificiale - è effettivamente presente, soprattutto al capitolo 2. Ma è incastonata fra considerazioni sulla "tratta di animali a rischio di estinzione" e sulla "dignità dei lavoratori". L'effetto retorico è inevitabile: la difesa della vita umana viene presentata come uno fra i tanti impegni ecologici, anziché come la base antropologica senza la quale ogni altro discorso sulla natura crolla. La gerarchia dei valori risulta appiattita.

5. Un linguaggio che oscilla fra catechesi e ONG. Il documento è disseminato di formule che potrebbero comparire identiche in un opuscolo di Greenpeace o delle Nazioni Unite: "transizione", "sostenibilità", "resilienza", "advocacy", "stakeholder" (sotto forma di "decisori"), "empowerment" (tradotto come "responsabilizzare/rafforzare"). In un punto si legge persino, nelle azioni proposte: "Lavorare in modo proficuo per sostenere e fortificare (responsabilizzare/rafforzare?) le donne". La parentesi, lasciata nel testo definitivo, rivela lo stato di traduzione di un gergo che non è quello della tradizione cattolica.

6. La citazione di Gandhi al posto dei santi. Al capitolo 4, in un manuale per famiglie cattoliche, l'invito a "vivere semplicemente affinché gli altri possano semplicemente vivere" viene attribuito a "Mahatma Gandhi". Citare Gandhi non è un errore in sé. Ma in un testo di ottanta pagine sulla vita familiare cristiana, attribuire un principio formativo centrale a un maestro spirituale induista - quando la tradizione cristiana di povertà evangelica, da San Francesco a San Benedetto Giuseppe Labre, da Charles de Foucauld a Madre Teresa, è sterminata - è almeno un sintomo di una sensibilità che cerca legittimazioni fuori dal proprio recinto.

7. La "conversione ecologica" come cifra della vita cristiana. Il documento afferma: "Vivere la vocazione di essere custodi dell'opera di Dio non è qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell'esperienza cristiana". E ancora: "il degrado ambientale può essere un peccato". Sono affermazioni che, prese isolatamente, possono essere difese. Ma l'enfasi sulla conversione ecologica finisce per sovrapporsi, e talvolta sostituire, la conversione tout court: quella dal peccato, dal mondo, dall'io vecchio all'uomo nuovo in Cristo. Nel documento, il vocabolario della conversione è quasi sempre qualificato da "ecologica".

Ciò di cui le famiglie avrebbero davvero bisogno

Le famiglie cattoliche oggi affrontano sfide di una gravità che il manuale evoca solo di sfuggita. La trasmissione della fede ai figli è in caduta libera in tutto l'Occidente: la maggioranza dei figli di cattolici praticanti, in Italia come in Francia, abbandona la pratica religiosa entro l'adolescenza. La pornografia è diventata, secondo numerosi studi, il primo educatore sessuale dei minori, il documento la cita una sola volta, in due righe. La crisi economica ha reso la formazione di una nuova famiglia un lusso: il documento riconosce il problema delle "tre T" ma non offre una sola riflessione teologica seria sul lavoro, sul giusto salario, sul ruolo dello Stato e del mercato. Il numero di matrimoni religiosi crolla anno dopo anno: il documento parla di matrimonio quasi solo per evocare la "complementarità" come argomento ecologico.

Una guida pastorale rivolta alle famiglie cristiane nel 2026 dovrebbe parlare anzitutto di come pregare insieme la sera, di come educare alla castità figli che a undici anni hanno già visto cose che i loro nonni non hanno mai visto in vita loro, di come spiegare a un bambino perché la domenica si va a Messa quando i suoi compagni di classe vanno in piscina, di come reggere il colpo quando un figlio adulto smette semplicemente di credere senza nemmeno avere la decenza di discuterne, di come stare accanto a una coppia che sta crollando, di come accompagnare alla morte un genitore che non vuole confessarsi.

Di tutto questo, nel manuale dei due Dicasteri, c'è giusto il sapore. Il baricentro è altrove: è sul pluviometro, sul compostaggio, sull'orto sul balcone. E noi non ci rendiamo conto che, andando avanti su questa strada, stiamo annacquando il messaggio evangelico fino a renderlo indistinguibile dalla brochure di un assessorato all'ambiente. Ce la raccontiamo con scuse autoassolutorie - "partiamo dal basso", "le piccole abitudini quotidiane", "tutto è connesso" - ma il risultato è che non andiamo da nessuna parte.

Un esempio fra mille basta a fotografare il paradosso. Il Comune di Cernusco sul Naviglio ha pubblicato in questi giorni un reel su Instagram per annunciare che, per chi si sposa con rito civile, l'amministrazione organizzerà dei cammini di preparazione al matrimonio. Il Comune. Per le coppie civili. Cammini di preparazione. E noi, intanto, in parrocchia ci sentiamo ripetere che i fidanzati "non hanno più tempo", che gli incontri vanno accorciati, che bisogna "andare incontro ai bisogni di oggi", che il corso prematrimoniale di un tempo è troppo impegnativo per la vita frenetica delle giovani coppie. Quindi tagliamo. Riduciamo. Semplifichiamo. Rendiamo tutto più digeribile.

Mentre lo Stato laico riscopre il valore della preparazione, della formazione, del prendersi sul serio l'ingresso in una vita comune, la Chiesa - l'unica istituzione che dovrebbe avere qualcosa di sostanziale da dire sul matrimonio, perché lo considera un sacramento - abbrevia, alleggerisce, e poi pubblica manuali che insegnano alle famiglie a fare la raccolta differenziata. Rendiamoci conto.

L’ecologia senza Cristo

L'ecologia integrale nella vita della famiglia non è un cattivo testo perché contenga eresie - non ne contiene - ma perché sceglie le sue priorità in modo che quei pochi fedeli che lo leggeranno faranno fatica a riconoscere come pastoralmente urgenti. In un'epoca in cui le famiglie cristiane si sentono assediate, isolate, economicamente strangolate e culturalmente irrise, il messaggio che arriva dai due Dicasteri è: occupatevi del compost, del pluviometro, dei pannelli solari, del multilateralismo dal basso, e fatelo come "soggetto protagonista di un'ecologia integrale".

I cardinali Czerny e Farrell affidano la diffusione del volume all'intercessione di San Francesco d'Assisi e Santa Ildegarda di Bingen, "ricordati per il loro profondo senso della natura come rivelazione di Dio". Vale la pena ricordare che San Francesco, prima che il "santo dell'ecologia" della vulgata contemporanea, è stato l'uomo delle stimmate, della povertà radicale, della predicazione al sultano per convertirlo, della passione per Cristo Crocifisso. Senza quel centro cristologico, il Cantico delle Creature è solo poesia naturalistica. Lo stesso vale, oggi, per qualunque ecologia che si dica integrale: senza il primato esplicito, prioritario, ardente di Cristo e della salvezza delle anime, rischia di diventare un'altra delle molte voci ambientaliste, solo con un crocifisso appeso al muro in più. Su Santa Ildegarda di Bingen è meglio sorvolare, e pensare a cosa direbbe Benedetto XVI di queste assurde parole.

s.E.S.
Silere non possum



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