Heiligenkreuz - L’abate dell’abbazia cistercense di Heiligenkreuz, nella Bassa Austria, Maximilian Heim, lascerà l’incarico il prossimo 14 settembre. Sessantacinque anni, alla guida della comunità dal 2011, Heim conclude così il secondo mandato abbaziale dopo una lunga stagione nella quale ha ricoperto pressoché tutti i principali incarichi di governo del monastero. L’annuncio è arrivato questa mattina, dopo settimane nelle quali, fra i monaci, la notizia veniva ormai data per certa.
Alcune precisazioni
Dal commissariamento dell’abbazia, infatti, la pressione su Maximilian Heim si è fatta sempre più forte, anche per il peso che l’Abate generale Mauro Giuseppe Lepori esercita nei rapporti con il Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica.
A questo punto è necessaria una precisazione. Qualche tempo fa, un giornale tedesco di area conservatrice aveva avuto persino l’ardire di sostenere che la notizia della visita apostolica a Heiligenkreuz fosse stata diffusa indebitamente da chi voleva male a Maximilian. Una lettura che conferma almeno due cose. La prima è che certo tradizionalismo continua a dimostrare di non aver capito nulla della vita reale della Chiesa e sembra capace di occuparsi soltanto di pizzi, merletti e battaglie da sacrestia. La seconda è che alcuni giornali finiscono per ragionare esattamente come gli ambienti ai quali si dichiarano vicini: gli stessi nei quali non sono mancati personaggi che, quando sono stati chiamati a collaborare con il Papa in incarichi di primissimo piano e a pochi metri da lui, hanno dato prova non soltanto della propria inettitudine, ma sono riusciti perfino a danneggiarlo. Se Heim presenta le dimissioni soltanto oggi è solo perché, a un certo punto, qualcuno ha avuto il coraggio di rendere pubblica una notizia che ovviamente abbiamo avuto quando dal Dicastero è partito il diktat contro Heiligenkreuz voluto da Simona Brambilla su impulso di Mauro Giuseppe Lepori. Senza quella pubblicità queste dimissioni sarebbero arrivate molto prima e la devastazione, a Vienna, sarebbe stata ancora più pesante.
Il problema è che alcuni personaggi, abituati a confezionare articoletti per giornali di carta straccia che non compra nessuno ma che continuano a sopravvivere grazie a ricchi finanziatori che consentono loro di stampare a vuoto, non hanno la minima idea di come funzionino oggi le cose in Vaticano. Continuano a ragionare come se il silenzio fosse una virtù e la discrezione una forma di prudenza. In realtà, quando il potere viene esercitato senza contrappesi, il silenzio diventa il migliore alleato di chi spadroneggia e finisce per schiacciare preti, frati, monaci e suore che spesso non hanno alcuno strumento per difendersi.

Roma non permette elezioni
Nella nota Heim parla di 16 «anni intensi e impegnativi» e ricorda i trent’anni trascorsi nella responsabilità della comunità come maestro dei novizi, priore e abate. Dal 2016 al 2025 è stato inoltre abate presidente della Congregazione cistercense austriaca. Proprio a conferma di quanto abbiamo scritto poco sopra, il Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica ha deciso di impedire ai monaci di eleggere il proprio abate. Stiamo parlando di circa cento religiosi ai quali viene sottratto il diritto di scegliere il loro superiore. Cento monaci. È bene fermarsi un momento su questo dato, perché misura da solo la gravità di ciò che sta accadendo. La giustificazione fornita dall’abate presidente della Congregazione austriaca, Pius Maurer, è questa: «Più di un terzo degli aventi diritto al voto non ha mai partecipato a un’elezione abbaziale». Una motivazione semplicemente assurda. In quanti monasteri, nel corso della storia della Chiesa, vi sono stati monaci chiamati per la prima volta a partecipare a un capitolo elettivo? Da quando l’inesperienza elettorale di una parte della comunità costituisce una ragione sufficiente per privare l’intera comunità del diritto di eleggere il proprio abate? Se questo criterio diventasse normale, bisognerebbe sospendere una quantità enorme di elezioni monastiche.
Il problema di Maurer è molto più serio: non sta difendendo la Congregazione austriaca e non sta tutelando le sue abbazie dagli abusi di potere che Mauro Giuseppe Lepori sta compiendo con la complicità del Dicastero. A Lepori viene concesso uno spazio di intervento enorme, sproporzionato rispetto al ruolo che dovrebbe esercitare, e il Dicastero continua a offrirgli il fianco, permettendogli di incidere sulla vita delle comunità ben oltre quanto sarebbe accettabile.
Maurer ha paura di Lepori e non vuole entrare in conflitto con lui. È questo il punto. Ma la paura di chi dovrebbe governare e proteggere una Congregazione finisce inevitabilmente per scaricarsi sulle abbazie che quella stessa Congregazione dovrebbe difendere. E il prezzo lo pagano i monaci, mentre chi dovrebbe alzare la voce preferisce abbassare la testa.
Forse sarebbe anche il caso di dedicare meno tempo ai “sarti” di dubbio gusto ospitati nelle abbazie, impegnati a giocare a fare gli influencer sui social network, e molto più tempo al proprio incarico, alla tutela delle comunità e alla difesa della loro autonomia. Perché mentre ci occupiamo di ospitare personaggi problematici fra le mura dei monasteri, altri smontano pezzo dopo pezzo la libertà concreta delle abbazie cistercensi austriache.
Da Stiepel all’elezione abbaziale
Maximilian Heim è nato il 14 aprile 1961 a Kronach, in Baviera. Arrivò a Heiligenkreuz nel 1982 per studiare teologia e nel 1984 pronunciò la prima professione nelle mani dell’abate Gerhard Hradil. Dal 1987 svolse attività pastorale e di insegnamento a Wiener Neustadt-Neukloster. L’anno successivo, appena ordinato sacerdote, fu inviato nella Ruhr per partecipare alla nuova fondazione cistercense di Bochum-Stiepel. Vi rimase fino al 1996, lavorando nella pastorale come cappellano e contribuendo allo sviluppo del monastero.
Richiamato a Heiligenkreuz da Hradil, nel 1996 divenne maestro dei novizi e degli juniores. Dopo l’elezione abbaziale di Gregor Henckel Donnersmarck, nel marzo 1999 fu nominato priore. Nell’autunno del 2004 tornò a Bochum-Stiepel, questa volta come priore della comunità.
Il 10 febbraio 2011 il capitolo conventuale lo elesse 68º abate di Heiligenkreuz. Cinque anni dopo assunse anche la presidenza della Congregazione cistercense austriaca, incarico mantenuto fino al 2025.
La sua formazione accademica è legata soprattutto alla teologia di Joseph Ratzinger. Nel 2003 conseguì il dottorato presso la Facoltà cattolica di Graz con una tesi sull’ecclesiologia del futuro Benedetto XVI. Dallo stesso anno e fino alla sua elezione ad abate insegnò Teologia fondamentale presso la Hochschule Heiligenkreuz.
L’abbazia, con le comunità dipendenti, conta oggi oltre cento monaci. Più di 160 persone lavorano nelle attività economiche collegate al monastero. Dal 14 settembre quella realtà sarà governata da un amministratore, mentre l’elezione del 69º abate di Heiligenkreuz resterà rinviata sine die.
p.J.C.
Silere non possum



